«Caffè Scorretto»«La legalità non ha bisogno di eroi. Ha bisogno di cittadini»

C’è un vizio tutto italiano che resiste al passare delle generazioni. Quello di trasformare le virtù in anniversari. Si commemorano gli uomini giusti, si depongono corone di fiori, si pronunciano discorsi impeccabili e, il giorno dopo, si ricomincia a convivere con le stesse piccole furbizie che, sommate una all’altra, finiscono per costruire il terreno sul quale prosperano le illegalità. Per questo le giornate dedicate alla legalità hanno un senso soltanto se riescono a evitare il destino delle celebrazioni. Devono lasciare un’inquietudine, un’ansia o magari il timore che si è perduto qualcosa o un pezzo di sé. L’appuntamento è fissato per venerdì 3 luglio, alle ore 18, a Villa Arbusto, a Lacco Ameno.
L’appuntamento è fissato per venerdì 3 luglio, alle ore 18, a Villa Arbusto, a Lacco Ameno. Un luogo simbolico che ospiterà un confronto sul valore della legalità, promosso con la consapevolezza che la giustizia non è materia esclusiva dei tribunali, ma patrimonio di una comunità. Ad aprire l’incontro saranno i saluti del sindaco Domenico De Siano, insieme all’ingegnere Giovanni Monti, delegato alla Cultura del Comune di Lacco Ameno. Poi il confronto con il magistrato Catello Maresca, ambasciatore nazionale di U.N.I.C.A., l’Unione Nazionale Italiana della Cultura Antimafia, affiancato dall’avvocato e componente del direttivo dell’associazione Gennaro Tortora e dal magistrato Cesare Sirignano
Un luogo simbolico che ospiterà un confronto sul valore della legalità, promosso con la consapevolezza che la giustizia non è materia esclusiva dei tribunali, ma patrimonio di una comunità. Ad aprire l’incontro saranno i saluti del sindaco Domenico De Siano, insieme all’ingegnere Giovanni Monti, delegato alla Cultura del Comune di Lacco Ameno. Poi il confronto con il magistrato Catello Maresca, ambasciatore nazionale di U.N.I.C.A., l’Unione Nazionale Italiana della Cultura Antimafia, affiancato dall’avvocato e componente del direttivo dell’associazione Gennaro Tortora e dal magistrato Cesare Sirignano.
Tre protagonisti che, da prospettive diverse, conoscono il volto della criminalità organizzata. Non attraverso i racconti, forse non andrebbero esclusi quelli personali, ma attraverso gli atti giudiziari, le indagini, i processi e il peso delle responsabilità che ogni giorno accompagnano chi serve lo Stato. Ma sarebbe un errore pensare che il tema riguardi soltanto la mafia. Si potrebbe dire che la mafia – tutte le mafie- arriva(no) dopo. Molto prima arrivano l’indifferenza, l’abitudine all’indolenza, la regola interpretata come un ostacolo, il convincimento che infrangerla sia soltanto una forma di intelligenza. È lì che nasce l’illegalità come in altre intercapedini di un quotidiano sempre più distratto. Non nelle aule di giustizia – pure quelle arrivano dopo – ma nelle coscienze. Ogni volta che qualcuno parcheggia la sua coscienza in soffitta o pretende una corsia preferenziale oppure chiede una raccomandazione senza averne titolo o giustifica tutto con il solito «così fan tutti», sta compiendo un gesto infinitamente più piccolo di un reato mafioso. Ma è lo stesso principio. Cambia la dimensione, non la cultura. Ecco perché incontri come quello di Villa Arbusto sono un richiamo alla responsabilità collettiva. In questi anni Catello Maresca ha attraversato scuole, università, sentieri e piazze d’Italia portando un messaggio semplice e, proprio per questo, scomodo: la repressione è indispensabile, ma non basta.
Ogni volta che qualcuno parcheggia la sua coscienza in soffitta o pretende una corsia preferenziale oppure chiede una raccomandazione senza averne titolo o giustifica tutto con il solito «così fan tutti», sta compiendo un gesto infinitamente più piccolo di un reato mafioso. Ma è lo stesso principio. Cambia la dimensione, non la cultura.
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Le mafie possono essere arrestate. L’illegalità diffusa, invece, può essere sconfitta soltanto da una società che torna a riconoscere sé stessa e il valore delle regole e del bene comune. È una lezione che Giovanni Falcone e Paolo Borsellino avevano compreso prima di chiunque altro. Non cercavano di diventare simboli. Avrebbero preferito restare magistrati, uomini e vivi. È stata la loro coerenza a trasformarli in esempi. E gli esempi sono l’unico patrimonio che continua a produrre interesse anche dopo la morte.
L’esempio come segreto da coltivare. Oggi il rischio è ricordarli come due figure scolpite nel marmo. Ma sarebbe un errore. Falcone e Borsellino erano semplicemente uomini che chiedevano ai cittadini una cosa molto meno retorica e molto più difficile: fare il proprio dovere. Ogni giorno. Anche quando nessuno guarda ma la coscienza vede tutto. Anche per questo l’educazione civica non dovrebbe ridursi a un’ora di lezione infilata nell’orario scolastico. L’educazione civica è il comportamento degli adulti. Perché i ragazzi imparano infinitamente più da ciò che vedono che da ciò che ascoltano. Un luogo che rispetta le regole educa. Un posto che le considera opzionali insegna il contrario. E nessun manuale, scolastico universitario, potrà mai correggere l’esempio sbagliato offerto quotidianamente dagli adulti, a volte anche da componenti delle Istituzioni da cui non bisognerebbe escludere quelle locali. La legalità, in fondo, non ha bisogno di dichiarazioni solenni.
L’educazione civica è il comportamento degli adulti. Perché i ragazzi imparano infinitamente più da ciò che vedono che da ciò che ascoltano. Un luogo che rispetta le regole educa. Un posto che le considera opzionali insegna il contrario. E nessun manuale, scolastico universitario, potrà mai correggere l’esempio sbagliato offerto quotidianamente dagli adulti, a volte anche da componenti delle Istituzioni da cui non bisognerebbe escludere quelle locali
Ha bisogno di cittadini che smettano di considerare la furbizia una virtù. Perché uno Stato non diventa forte quando costruisce nuove leggi. Lo diventa quando una comunità – anche piccola – decide che rispettarle. Non un sacrificio, ma il modo più semplice e naturale di vivere insieme. Falcone diceva che gli uomini passano, ma le idee restano e continuano a camminare sulle gambe di altri uomini. Bisognerebbe avere buone gambe per correre davvero.
Pagina FB Caffè Scorretto di Graziano Petrucci



