«Caffè Scorretto»«Monnezza su tela, I love Campagnano»

Ci sono posti che Dio ha creato in un momento di buonumore e uomini che si incaricano immediatamente di rovinarli (stabilendo il principio che questi, Dio, li ha creati quando gli giravano un po’ o peggio). Il belvedere di Campagnano, nel Comune di Ischia, appartiene a questa categoria: uno di quei punti dove il panorama basterebbe da solo a giustificare l’esistenza dell’isola e invece ci dice che certi umani sono sulla Terra, respirano la stessa aria e votano. Mare immobile, le isole del Golfo che galleggiano all’orizzonte, il Vesuvio in lontananza e il silenzio delle alture.
Poi entrano in scena gli ischitani peggiori o comunque esseri poco umani ma della stessa fattura. E il paesaggio, et voilà, diventa una discarica su tela con vista. Le fotografie sono impietose. Sacchi neri ammucchiati davanti al panorama, mobili abbandonati, ferraglia, plastica sparsa, una bombola che soffre di solitudine lasciata accanto alla ringhiera come fosse un complemento d’arredo urbano. In una foto compare persino un trasportino per animali buttato tra i rifiuti. Mancava solo il cartello “Benvenuti nel Regno della creatività” per evidenziare che pure questi bipedi hanno un estro artistico. Naturalmente il Comune di Ischia, a un certo punto qualche tempo fa, aveva deciso di fare ciò che in Italia si fa sempre quando il degrado supera il livello folkloristico: installare una telecamera. E bisogna dire che, per un breve momento, la tecnologia sembrò perfino funzionare. Arrivarono le prime multe agli specialisti dell’abbandono rifiuti, a quelli che trasformano ogni belvedere in un’estensione del proprio garage o che per tentare di rendere pulita la propria casa si adoperano per svuotarla gettando roba inutile dove gli capita – talvolta anche dal finestrino dell’auto -, rendendo inutili gli sforzi di chi combatte ogni giorno il (de)grado elevato di inciviltà.
Le fotografie sono impietose. Sacchi neri ammucchiati davanti al panorama, mobili abbandonati, ferraglia, plastica sparsa, una bombola che soffre di solitudine lasciata accanto alla ringhiera come fosse un complemento d’arredo urbano. In una foto compare persino un trasportino per animali buttato tra i rifiuti. Mancava solo il cartello “Benvenuti nel Regno della creatività” per evidenziare che pure questi bipedi hanno un estro artistico
Ma l’illusione della legalità diffusa dallo strumento tecnologico durò quanto una promessa elettorale. La telecamera, collocata in alto proprio per evitare vandalismi, venne distrutta. E siccome nessuno si arrampica a sei metri d’altezza con cacciavite e scala, da quelle parti si racconta una versione assai più pittoresca: qualcuno dice sia stata presa a fucilate, qualche altro a sassate.
Ora, siccome dopo la distruzione del presidio di sicurezza nell’uno o nell’altro modo, il risultato sarebbe stato comunque identico, a parte la constatazione che se c’è chi piglia il fucile per far fuori l’ostacolo la cosa è ben più grave, immaginate la scena. In uno dei panorami più belli del Mediterraneo, qualcuno decide che il vero nemico non è la spazzatura, ma la telecamera che dovrebbe impedirla. Il Genio che incarna l’Arte pura. È un gesto che racconta il Mezzogiorno meglio di certi sociologi mantenuti dai convegni o di certa politica mantenuta nei Consigli Comunali. Qui non siamo più all’inciviltà. Qui siamo oltre, alla guerriglia contro il buon senso. E poiché il ridicolo ama l’accanimento terapeutico, c’è anche il capitolo della segnaletica escursionistica. Con l’aiuto della guida Marianna Polverino erano stati installati cartelli per valorizzare i sentieri e restituire dignità alla zona e indicare, praticamente a chi avesse avuto una minima capacità di lettura e comprensione del testo e dei segnali, che bisogna presumere sia normale per tutti, la direzione “al buon senso”. Un’idea persino intelligente: trasformare quella parte di Campagnano in un luogo da vivere, rispettare, da bere, non soltanto da sporcare.
E poiché il ridicolo ama l’accanimento terapeutico, c’è anche il capitolo della segnaletica escursionistica. Con l’aiuto della guida Marianna Polverino erano stati installati cartelli per valorizzare i sentieri e restituire dignità alla zona e indicare, praticamente a chi avesse avuto una minima capacità di lettura e comprensione del testo e dei segnali, che bisogna presumere sia normale per tutti, la direzione “al buon senso”
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Risultato? Anche la segnaletica è sparita o distrutta. In fondo il copione è sempre identico, considerando che sia le guide escursionistiche – naturalistiche dell’isola d’Ischia, sia le associazioni attive sul territorio, sono anni che inviano segnalazioni che, finora, non hanno dato i risultati sperati – dal che ci verrebbe da sollecitare l’occhio “vigile” della legge e chiedere provvedimenti. In breve: da una parte pochi che tentano di valorizzare il territorio.
Dall’altra una tribù di analfabeti civici, politici e ambientali che considera il bene pubblico come terra di conquista, merce fresca per predoni ignoranti armati di “chissenefreaga”. E nel mezzo le amministrazioni, che rincorrono l’emergenza con ordinanze, multe e telecamere destinate a finire peggio dei bersagli al luna park. La verità è che Campagnano non è soltanto un belvedere sporco. È un referto clinico che i turisti nazionali e di oltre Oceano, in visita li, come qualche giorno fa, possono consultare ritrovandosi imbambolati davanti alla rovina, bloccati dal senso di vuoto come di fronte a un’opera in un museo. Racconta un’isola che pretende turismo di qualità ma tratta i paesaggi come retrobotteghe abusive. Racconta di cittadini pronti a indignarsi sui social per la tutela dell’ambiente e poi incapaci di fare cinquanta metri in più per conferire un sacchetto. Racconta soprattutto un Paese dove perfino una telecamera diventa un attentato alla libertà di essere incivili, perché certi artisti come una certa categoria di politici non amano le regole che invece gli sono d’intralcio, promuovendo di pari peso libertà di movimento e impunità.
La verità è che Campagnano non è soltanto un belvedere sporco. È un referto clinico che i turisti nazionali e di oltre Oceano, in visita li, come qualche giorno fa, possono consultare ritrovandosi imbambolati davanti alla rovina, bloccati dal senso di vuoto come di fronte a un’opera in un museo. Racconta un’isola che pretende turismo di qualità ma tratta i paesaggi come retrobotteghe abusive
E intanto il mare resta lì. Fermo, magnifico, indifferente e sconsolato. Come certi aristocratici decaduti costretti a convivere con parenti imbarazzanti, ai quali bisogna riconoscere il potere di sollecitarci quel sano disgusto con cui potremmo andare oltre e definirli ma la linea del politicamente corretto, scusateci, ci impedisce di oltrepassare il confine, e ci invita a confidare nella benevolenza del lettore.
Pagina Fb Caffè Scorretto di Graziano Petrucci






