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LE OPINIONI

«Caffè Scorretto»«Perché celebriamo Ischia sui giornali nazionali e internazionali ma non riusciamo a capire che è ora di cambiare?»

La risposta è semplice. A causa del corto circuito e del respiro imprenditoriale e politico altrettanto corto che continuano a ritenere la programmazione non necessaria, si fa affidamento alla “bellezza” per compensare quello che non c’è. Il discorso, ovviamente, è più complesso di così. Altro che esaltazione della forma senza sostanza, l’isola andrebbe rivoltata come un guanto sotto ogni aspetto. A questo processo devono partecipare i cittadini, le amministrazioni e le associazioni non solo quelle di categoria e corrisponde a un modo diverso di interpretare gli eventi in una visione anche economica condivisa, nella consapevolezza che in un momento delicato, sia nazionale sia internazionale, si può vivere con risorse proprie ma c’è l’esigenza di usarle bene non solo di sfruttarle. Cosa si può fare per iniziare? Uno dei modi, e dei nodi, è rappresentato dall’Unione tra i comuni che la compongono (arriverebbero fondi dallo Stato Centrale già solo per l’unificazione dei servizi, 1,5 milioni di euro per 10 anni, contributo che per l’isola sarebbe aumentato almeno del 5%). Da questo si potrebbe iniziare «l’uscita» dai labirinti mentali in cui si perde chi mostra poca attenzione per ciò che non funziona, cosa di cui forse non è cosciente impegnato com’è tra sponsorizzate su facebook o viaggi metropolitani in terra ferma.

Cosa si può fare per iniziare? Uno dei modi, e dei nodi, è rappresentato dall’Unione tra i comuni che la compongono (arriverebbero fondi dallo Stato Centrale già solo per l’unificazione dei servizi, 1,5 milioni di euro per 10 anni, contributo che per l’isola sarebbe aumentato almeno del 5%). Da questo si potrebbe iniziare «l’uscita» dai labirinti mentali in cui si perde chi mostra poca attenzione per ciò che non funziona. Di cui forse non è cosciente, impegnato com’è tra sponsorizzate su facebook o viaggi metropolitani in terra ferma. Nella lista dei distratti non si può che collocare le amministrazioni locali seguite da una larga fascia di imprenditori, fatta eccezione per chi un’idea di rilancio sa che deve passare attraverso il dialogo col territorio. Una reazione o un segnale di vita basterebbero nei vari gradi della politica, maggioranze e minoranze comprese (se ancora esistono)

Nella lista dei distratti non si può che collocare le amministrazioni locali seguite da una larga fascia di imprenditori, fatta eccezione per chi un’idea di rilancio sa che deve passare attraverso il dialogo col territorio. Una reazione o un segnale di vita basterebbero nei vari gradi della politica, maggioranze e minoranze comprese (se ancora esistono). C’è bisogno di un’analisi dei costi e dei benefici rispetto all’attuale modello “Ischia” che in tanti ancora danno per buono ma che – lo abbiamo visto – non funziona più. Mentre gli equilibri del mondo e dell’economia si modificano, noi facciamo fatica ad accorgerci che il “nostro” collegato con quelli sta implodendo, idea rigettata da chi evita di fare i conti con la realtà e con i fatti. L’isola non collasserebbe se rivedesse il suo “sistema”, la mobilità, il trasporto pubblico, la sanità, i modi per produrre energia, il lavoro.

Tutto ciò sostituendo alla limitata stagione turistica e il concetto di “destagionalizzazione” quello di “stagionalizzazione” cioè “rendersi fruibili al turismo in ogni parte dell’anno” (concetto preso in prestito da Lisa Divina, per anni manager del by-night isolano con Giuseppe Iacono Divina). Discorsi fatti centinaia di volte, come sul modo di fare comunicazione da dirigere all’interno del Paese o all’esterno attraverso un solo ufficio cui incaricare anche il marketing. Di recente Ischia è finita – di nuovo – sulle pagine di giornali internazionali. Da ultimo un articolo apparso su CNN.com, probabilmente per merito di una grossa catena alberghiera. Alla quale bisogna riconoscere la voglia di “comunicare” al mondo le bellezze dell’isola e le sue tradizioni e che ha tutto l’interesse a mostrare al pubblico internazionale un pezzo d’Italia spesso sconosciuto pure ai suoi abitanti. Pratica realizzata da un privato e non dal “pubblico”, altro motivo su cui riflettere, che rientra nella categoria degli “articoli marketing”. Si ripete ogni anno senza che nello scorrere del tempo qualcuno [tra amministratori e imprenditori] abbia mai preso atto che è il momento di organizzarsi e stimolare il progresso dei servizi e migliorare l’accoglienza. Non è da criticare ciò che ha promosso la catena alberghiera, tutt’altro. Sono stati molti a condividere l’articolo specie sul social e quel che va messo in discussione è la massiccia dose di retorica auto celebrativa che consente facilmente di nascondersi dietro l’esaltazione del territorio, scusa adoperata da chi dovrebbe guardare, e non lo fa, ciò che va potenziato. Vito Iacono nell’intervista di domenica scorsa, rispetto a vari interpreti della politica nostrana è apparso molto critico e preoccupato della deriva che coinvolge i sei comuni (Gaetano Ferrandino l’ha resa ancora più chiara in un suo intervento: pare proprio che a fare “opposizione” sia la stampa locale!). I suggerimenti su “come” migliorarci ci sono, chi ha il dovere di valutarli però puntualmente li disattende. Mimmo Barra nell’editoriale di sabato, «Turismo, sarà davvero la stagione della rinascita?» per l’ennesima volta ha lanciato l’allarme. Sono anni che descrive quali vantaggi stiamo perdendo e a quali svantaggi andiamo incontro ed è puntualmente ignorato.

Di recente Ischia è finita – di nuovo – sulle pagine di giornali internazionali. Da ultimo un articolo apparso su CNN.com, probabilmente per merito di una grossa catena alberghiera. Alla quale bisogna riconoscere la voglia di “comunicare” al mondo le bellezze dell’isola e le sue tradizioni e che ha tutto l’interesse a mostrare al pubblico internazionale un pezzo d’Italia spesso sconosciuto pure ai suoi abitanti. Pratica realizzata da un privato e non dal “pubblico”, altro motivo su cui riflettere, che rientra nella categoria degli “articoli sponsor”. Si ripete ogni anno senza che nello scorrere del tempo qualcuno [tra amministratori e imprenditori] abbia mai preso atto che è il momento di organizzarsi e stimolare il progresso sul lato dei servizi e migliorare l’accoglienza

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Nella sua riflessione il già Commissario dell’Azienda di Cura e Soggiorno oltre che autore del “Patto per lo Sviluppo dell’isola d’Ischia” (che se reso esecutivo ci farebbe accedere a un Fondo Regionale di 5 miliardi nel ciclo di finanziamenti 2021/2027), scrive che se da un lato «c’è un orientamento positivo secondo l’osservatorio della Borsa internazionale del turismo e la maggior parte degli analisti del settore che mantengono previsioni sostanzialmente incoraggianti su quella che considera il 2022 come “rinascita” sotto l’aspetto turistico», dall’altro dobbiamo uscire per forza da questa previsione ottimistica poiché a causa della guerra tra Russia e Ucraina ci sarà il crollo dei flussi provenienti dalla Federazione russa (circa il 77% del PIL isolano nel 2019). «Tutto ciò – ha aggiunto Barra – deve porci di fronte a una valutazione di ordine strategico. Se non sia arrivato il momento, basandoci sullo scenario attuale, di pensare a piani alternativi approfittando dei fondi messi a disposizione dal PNRR attraverso un maggiore coordinamento e una migliore sinergia tra i Sindaci dell’isola d’Ischia per dotarla delle infrastrutture necessarie. Ciò per variare l’offerta, rendere il prodotto Ischia più appetibile a livello internazionale a prescindere dalla nazionalità sotto il profilo dei servizi e smetterla di correre dietro la possibilità di intercettare questo o quel mercato in cui si rischia di restare imprigionati.

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Mimmo Barra nell’editoriale di sabato, «Turismo, sarà davvero la stagione della rinascita?» per l’ennesima volta ha lanciato l’allarme. Sono anni che descrive quali vantaggi stiamo perdendo e a quali svantaggi andiamo incontro ed è puntualmente ignorato. Nella sua riflessione il già Commissario dell’Azienda di Cura e Soggiorno oltre che autore del “Patto per lo Sviluppo dell’isola d’Ischia” (che se reso esecutivo ci farebbe accedere a un Fondo Regionale di 5 miliardi nel ciclo di finanziamenti 2021/2027) scrive che la guerra tra Russia e Ucraina «deve porci di fronte a una valutazione di ordine strategico. Se non sia arrivato il momento, basandoci sullo scenario attuale, di pensare a piani alternativi approfittando dei fondi messi a disposizione dal PNRR attraverso un maggiore coordinamento e una migliore sinergia tra i Sindaci dell’isola d’Ischia per dotarla delle infrastrutture necessarie»

Dedicarci cioè più all’ammodernamento del prodotto isolano alzando l’asticella ed essere competitivi in ogni parte dell’anno. Se non sia il caso, in definitiva, di prevenire adesso realizzando servizi pubblici e opere all’avanguardia salvaguardando il turismo e i posti di lavoro per evitare di curare dopo gli effetti di conseguenze che potrebbero diventare disastrose». La stessa preoccupazione l’imprenditore e coordinatore di Assoturismo Confersecenti Campania Marco Bottiglieri, l’ha affidata a La Repubblica nell’articolo di Pasquale Raicaldo.Il sistema Ischia va “riformato” , le sue risorse – che oggi non siamo capaci di mettere a regime in una pianificazione strategica – ci farebbero riconquistare un baricentro di relazioni e giochi di forza che ci siamo lasciati sfuggire assieme a quell’enorme potere contrattuale che avevamo negli anni ‘80. Le sei amministrazioni invece, ognuna mossa dai propri interessi ai tavoli di discussione, continuano a rincorrere finalità individuali. A chi è convinto poi che la stampa “locale”, o una sua parte, viva di ciò che non funziona e goda nel rimarcarlo, possiamo dire che sarebbe il caso di smetterla di nascondersi dietro analisi e comportamenti da scuola elementare, nella considerazione che pure per lamentarsi di quel che non presenta segni di sviluppo c’è bisogno di spirito critico. Unificare i servizi getterebbe le basi per migliorarli in un modello alternativo che serve all’isola alla quale manca la visione d’insieme. Non è più accettabile che amministratori di maggioranza come di opposizione continuino a fare la propria parte a ribasso. Politica e comuni, hanno il dovere di muoversi coesi e l’obbligo di lasciare Lego, costruzioni tattiche per confermare poltrone e giochi di ruolo ad altre occasioni.
Pagina Fb Caffè Scorretto di Graziano Petrucci

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