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LE OPINIONI

«Caffè Scorretto»«Se intendiamo la preistoria come futuro, stiamo freschi»

Premessa 1. Se anche la 94enne Regina Elisabetta ha salutato gli ambasciatori stranieri in visita a Buckingham Palace attraverso una video chat, allora significa che abbiamo qualche speranza cui aggrapparci per cambiare il rapporto che noi isolani abbiamo con la rete, con i social network, con l’impatto col mondo e la sua immediatezza, con la capacità innata dell’uomo di voler conoscere e tentare di migliorarsi. Possiamo sperare, insomma, nella voglia di una maggiore digitalizzazione e nell’uso più intenso dei servizi digitali che durante questo periodo contrassegnato dal Covid avrebbero consentito all’Italia di scalare di almeno sei posizioni la classifica redatta dal Digital Economy and Society Index 2020.

Lo rileva il Rapporto sulla Trasformazione digitale dell’Italia, elaborato dal CENSIS in collaborazione con il Centro Studi Tim. Rigorosamente presentato on line, in streaming, agli inizi di questo mese, nell’evento “Operazione Risorgimento Digitale, le competenze del futuro, oggi”, lo studio ha fotografato il salto dal 25° al 19° posto dell’Italia. Se nel periodo pre-Covid, secondo le classifiche europee, la nostra nazione è indietro soprattutto in relazione al capitale umano legato alla diffusione delle competenze digitali, durante l’emergenza causata dal virus, l’Italia ha fatto un enorme passo in avanti nella domanda di digitale, soprattutto negli ambiti della comunicazione in tempo reale. La fascia di popolazione adulta che ha utilizzato la “rete”, rappresenta il 75% della popolazione, percentuale che cresce anche in relazione alla consapevolezza che proprio gli strumenti, soluzioni e servizi on line garantiti da internet sono indispensabili e ci possono agevolare la vita quotidiana. Si fa avanti prepotentemente la necessità di prendere coscienza, insomma, che la (nostra) vita non solo è cambiata (lo vediamo con l’aumento dello smart working, per esempio) ma proprio la rete si pone come supporto in vari e più diffusi ambiti della vita quotidiana.

Il 61% degli italiani ritiene che continuerà a usare la rete nel prossimo futuro, e circa 43 milioni sono rimasti in contatto con amici e parenti grazie a sistemi di video chiamata. Inoltre sono 8,7 milioni gli italiani che hanno utilizzato i servizi digitali della Pubblica Amministrazione per la prima volta, mentre una percentuale pari a 83,5 ha dichiarato di preferire i servizi al cittadino erogati sia in modalità on line sia fisica. Tim, col suo Centro Studi, dal canto suo, ha realizzato una serie di piattaforme su cui sono presenti format e webinar gratuiti, oltre che livelli di apprendimento certificati per assicurare su base nazionale l’ampia diffusione delle conoscenze circa l’uso degli strumenti digitali. In definitiva, la rivoluzione è in atto. Se consideriamo poi che in base alla bozza del PNRR (Piano Nazionale Ripresa e Resilienza, questa mattina sul tavolo del Consiglio dei Ministri) i pilastri fondamentali sono rappresentati dalla digitalizzazione della PA e dalla competitività del sistema imprenditoriale in ottica 4.0, le “linee di azione che saranno accompagnate da una serie di riforme daranno una forte spinta alla semplificazione e all’efficienza nel rapporto tra cittadini e amministrazione pubblica – si legge nella bozza – rimuovendo ostacoli che danneggiano sia la vita del cittadino nella fruizione di servizi fondamentali sia gli investimenti, soprattutto per quanto riguarda progetti infrastrutturali”, se ne può dedurre che siamo nel bel mezzo di una rivoluzione. Sta per realizzarsi una sorta di “nervatura” digitale, attraverso l’adozione di un “sistema operativo” per il nostro paese il quale potrà approfittare di almeno 50 miliardi, da investire tra banda larga, digitalizzazione delle imprese e turismo.

Premessa 2. Immaginate. Un pacco di soldi sta per finanziare almeno 13 progetti (contenuti nel PNRR-bozza), e di certo potrebbero toccare pure le coste “digitali” dell’isola. Tuttavia, c’è un punto che non può ritenersi di secondaria importanza. Riguarda l’approccio, faticoso e farraginoso, che abbiamo con la tecnologia. Se pensiamo, infatti, di affrontare l’evoluzione e “ragionarla” secondo gli usuali canoni mediante la lettura dei quali si può ritenere che il tessuto socio politico-economico di quest’isola è fermo a metà del secolo scorso, allora vedremo la dimensione dei nostri problemi allargarsi. Un esempio. Il già consigliere regionale Maria Grazia di Scala ha affidato la propria lamentela in un post, pubblicato su facebook, in cui ha reso chiaro il quotidiano corto circuito di ciò che al contrario dovrebbe facilitarci la vita. Si reca on line, sulla piattaforma della Caremar per acquistare un biglietto per l’aliscafo da Ischia a Napoli. Fin qui, direte, che cosa c’è di strano? Nulla. Il biglietto però, per chi lo acquista sul sito della compagnia di navigazione costa due euro in più (dai 5,70, tariffa per residenti, si passa a 7,70 euro), suddivisi e giustificati come supplemento “on line” e “diritti di prevendita”. C’è qualcosa che non va? Si direbbe di sì, e anche se i 2 euro fossero giustificati. Andiamo avanti. Una volta ottenuto il titolo di viaggio, col supplemento di 2 euro solo per aver “surfato” sul sito della Caremar, bisogna gettarsi a capofitto in un’altra missione quasi impossibile. L’ex consigliere regionale questa missione l’ha dovuta sostenere con la pioggia battente che l’ha accompagnata nel tragitto, ma si può immaginare chiunque alle prese con quest’arduo compito da super eroe. Chi acquista il biglietto “residente” on line, infatti, ha un solo modo per dimostrare di avere diritto alla riduzione e cioè deve recarsi in biglietteria, dall’altro lato del porto. Che significa “supplemento on line” e “diritto di prevendita”? Non voglio essere frainteso, ma devono ritenersi intollerabili queste “voci” se davvero ci interessa ottenere un risultato nel progresso, perché qui in tema è davvero importante e ci vuole una nuova mentalità per svolgerlo correttamente.

Pagina Fb Caffè Scorretto di Graziano Petrucci

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Impossibile cambiare mentalità,oltre 10 anni fa a mia domanda,ad un’amico ingegnere informatico se alcune cose si potevano fare online,la risposta fu è tutto questo esercito di dipendenti dopo che faranno.Dottor Petrucci penso che non sia cambiata la mentalità da allora è difficilmente cambierà specialmente sul nostro ameno scoglio

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