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Cai Ischia, segnato il sentiero del Vatoliere De Angelis: «Presto una guida con tutta la rete»

L’emergenza Covid-19 sospende le attività escursionistiche ma non l’impegno dei volontari per la valorizzazione e la tutela dell’ambiente. Sull’isola oltre 120 chilometri di itinerari completamente immersi nella natura

C’è un sentiero, a Ischia, che gira attorno al cratere del Fondo del Vatoliere, un vulcano datato intorno a 2000 anni fa. Un filo circolare simbolico che sfiora case di pietra lavica, terrazze di vitigni, scorci panoramici alla Scarrupata di Barano, il santuario dello Schiappone e, spingendosi oltre, fino a Piano Liguori. Domenica 8 marzo, soleggiata come in piena primavera e giusto 24 ore prima dei decreti governativi che stringono la morsa sugli spostamenti dei cittadini, Vito, Ornella, Salvatore, Emmanuel, Teresa, Rosa, Maria Cristina e Giovannangelo, tutti volontari della sottosezione del CAI di Ischia, hanno deciso di approfittarne per segnare il sentiero e renderlo così fruibile ai turisti che vorranno percorrerlo quando l’emergenza Coronavirus sarà finita.

In realtà, la segnaletica dei sentieri occupa da sempre un posto di primo piano nelle attività del CAI, il Club Alpino Italiano. Essa rappresenta, insieme alla proposta escursionistica, uno strumento di pianificazione territoriale con il quale si indirizza la valorizzazione e la tutela dell’ambiente montano. Un’opera preziosa di riscoperta di aree poco o nulla frequentate, ma oggi sempre più ambite dal turismo green, lento e sostenibile.

Armati di mascherine, pennelli, pittura e guanti, e rispettando le nuove regole sulle distanze da tenere in giorni di grave emergenza sanitaria, gli otto volontari hanno cominciato la mattinata con una breve lezione su come e dove dipingere le note bandierine bianche e rosse del CAI. Per poi tracciare la zona del Vatoliere, Scarrupata e Chiummano. Un’iniziativa che rientra nel piano del CAI e dei Comuni dell’isola per incrementare la rete sentieristica isolana portando da 40 a 120km l’infrastruttura turistica legata al cammino lento nella natura.

Una rete, quella isolana, che negli ultimi anni si è ampliata attraverso una serie i interventi diffusi sul territorio a beneficio dei frequentatori, residenti e turisti. Non solo lavori di segnaletica con pennello e vernice ma anche decespugliamento, sramatura, pulizia e manutenzione del fondo, posa e manutenzione di attrezzature fisse. D’altro canto anche i sentieri, le mulattiere, le strade di campagna, le poderali, fanno parte del sistema viario esattamente come le strade lastricate ed asfaltate dei centri abitati; non possono certo essere abbandonati a se stessi e necessitano di manutenzione, pulizia, riparazione. Dove non arrivano Comuni, Province e Regioni, ci pensano i volontari.

«Il sentiero del Vatoliere – ci spiega Giovannangelo De Angelis, reggente CAI Ischia – parte dalla piazzola del borgo e forma praticamente un anello attorno al cratere con due diramazioni: una che va alla spiaggia della Scarrupata, uno dei luoghi più incantevoli dell’isola, l’altra a Piano Liguori. Si tratta di itinerari naturalistici tracciati e percorribili anche se, specie nel primo caso, la definiamo un’escursione per esperti, adatta soprattutto a chi ha una certa familiarità con i luoghi con i sentieri ed è fornito dell’attrezzatura giusta. Noi volontari abbiamo già provveduto l’anno scorso a pulirli in parte anche a sistemarli e poi sono già normalmente frequentati da persone che amano fare trekking quindi si tratta di percorsi già abbastanza monitorati. Si trattava di segnarli per consentire a chi non li conosce di attraversarli, ammirarne la bellezza e le ricchezze naturali senza rischiare di perdersi.»

Indicazioni a ogni incrocio significativo, ogni 200 metri, con i classici colori (bianco e rosso) della segnaletica CAI. Elementi essenziali soprattutto per i “forestieri”, verso i quali non vale la classica battuta “in quel bivio si va diritti, lo sanno tutti”. Anzi, la segnalazione deve essere sempre precisa e ben fatta.

«Il sentiero del Vatoliere – continua De Angelis – non era stato ancora inserito nel catasto Cai. Adesso ha un numero, il 508, e troverà posto sulla prima cartina dei sentieri isolani che vorremmo stampare e diffondere a maggio. 123 chilometri complessivi già definiti, anche se non tutti percorribili agilmente. Tanti li abbiamo recuperati in questi anni grazie all’impegno e al lavoro dei volontari e dei Workcamp IBO, con giovani e meno giovani provenienti da tutto il mondo. Purtroppo, data l’emergenza Covid-19, il primo dei Workcamp del 2020, previsto ad aprile, è saltato. Speriamo di poter ospitare almeno il secondo a maggio, augurandoci che la situazione sia tornata alla normalità».

Dato il bel tempo, e le norme che vietano i luoghi troppo affollati, già lo scorso weekend tanti isolani sono andati in giro per colline o sull’Epomeo. Escursionisti della domenica, forse, a cui vogliamo dare qualche suggerimento per godersi in pieno qualche ore di piena immersione nella natura quando tornerà la possibilità di farlo. «La prima cosa è scegliere le scarpe giuste», consiglia Giovannangelo.
«Il nostro territorio presenta dei sentieri che in alcuni punti su diventano scivolosissimi, con o senza pioggia. Quindi mai andare in montagna con delle normali scarpe da ginnastica; meglio scarpe da trekking o con suola antiscivolo. A Ischia perdersi è difficile, ma potrebbe essere utile per tutti scaricare un’app gratuita, GeoResQ, che in caso di necessità manda l’allarme alla centrale del CAI con tutte le coordinate che permettono di individuarvi e intervenire

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