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Campagnano e san Ciro, due frazioni da valorizzare

Riprendiamo l’idea progettuale per un rinnovato Comune d’Ischia, illustrando – dopo averlo fatto,nella puntata precedente, per Ischia Porto ed Ischia Ponte – i possibili ed auspicabili interventi migliorativi su Campagnano e San Ciro.

CAMPAGNANO

Sulla carta toponomastica di Mario Cartaro, allegata al De’ Rimedi Naturali di G.Iasolino ( 1588), Campagnano viene indicata come “ Vicus Campagnani”. Storicamente è sempre stato considerato un villaggio autonomo, quasi distaccato dal resto del territorio comunale, tant’è che nel periodo angioino era considerato soggetto autonomo di tassazione. Ma oltre alla definizione del Cartaro, si fa discendere il nome “Campagnano” da “ Campania similis”, simile allaTterra di Lavoro. La popolazione di questo centro, risalente all’età neolitica, si andò consolidando dopo l’eruzione del Monte Trippodi ( 1201 – 1205), perché ritenuto luogo più al sicuro. Nel 1464 fu luogo di battaglia combattuta tra Ferdinando I e Giovanni D’Angiò. Tra Campagnano e Borgo di Celsa ( l’obiettivo era la conquista del Castello) ci furono allora molti morti. Da quel momento il Castello si ripopolò e lì avvenne un’urbanizzazione forzata che coincise con un periodo di splendore fino a Vittoria Colonna e al matrimonio con Ferrante D’Avalos. Non meravigli questa lunga introduzione storica, perché è dalla storia che bisogna partire se vogliamo capire tutto il valore e tutto il potenziale della frazione di Campagnano. Se vogliamo capire come intervenire sul borgo, dobbiamo partire dagli estremi confini e lembi di questo territorio. Come non considerare la via Giambattista Vico e la casa dove, in gioventù, visse il filosofo che fu precettore ad Atolla dei nipoti del Vescovo d’Ischia Girolamo Rocca? Come non considerare i Pilastri, che proprio il Vescovo Rocca completò verso la fine del 1600 e il cui acquedotto portava l’acqua della fonte di Buceto al Borgo di Celsa? Detto questo e stabilita la stretta connessione tra Borgo di Celsa, via Giambattista Vico, Pilastri, S.Antuono, Campagnano, Piano Liguori, Molara, Schiappone e tutto il versante collinare sovrastante il mare ( Curt’ e Terra, Baia di Ponticello, Punta della Cannuccia, San Pancrazio, Monte Vezzi, Scarrupata) arriviamo alle seguenti conclusioni: Campagnano ha un’enorme valore storico-geologico-ambientale e offre territori adatti alle più belle escursioni dell’isola. Per incentivare un turismo escursionista ( lo si fa già da anni, ma per numeri esigui) c’è bisogno di recuperare e diffondere il sapere storico, geologico dei luoghi; c’è bisogno che l’Amministrazione Comunale destini risorse al mantenimento e messa in sicurezza dei vecchi ed eventuali nuovi percorsi pedonali. C’è bisogno che a Campagnano, da Ischia o da Ponte, i turisti possano arrivare senza auto private. Le escursioni devono iniziare dal borgo non dal basso città. D’altro canto sarebbe esiziale far arrivare una moltitudine di auto. Navette frequenti , ma soprattutto un sistema alternativo di trasporto ( funivia o, meglio ancora, una funicolare, eventualmente in partenza da Fondo Bosso – Stadio). Ho in mente Montecatini Alto, dove una funicolare s’inerpica da Montecatini basso in uno splendido piccolo borgo, come Campagnano con la sua Chiesa dell’Annunziata, dall’elegante facciata maiolicata. Poi, per assicurare un minimo di stanzialità del turismo escursionista, per allungare il soggiorno a 2-3 giorni in zona, occorre che l’Amministrazione comunale crei una fiscalità di vantaggio ( ci riferiamo ai tributi comunali) a favore di ogni iniziativa che vada in direzione di un Albergo diffuso, col recupero e ristrutturazione di molteplici edifici diroccato o abbandonati. Possono fiorire bed & breakfast deliziosi e redditizi. Per il resto esiste a Campagnano un gruppo di volontari cittadini, avvezzi a organizzare eventi che richiamano ( in occasione della vendemmia o del Natale) molti turisti, Se aiutati dall’Amministrazione potranno dare ancora di più. Forse, se esistesse una Pro-loco Campagnano, si potrebbe avere subito gli stessi risultati che la Pro.loco Panza sta registrando per “ Andar per cantine” e “ Andar per sentieri”.

SAN CIRO

Che cos’è San Ciro se non un tratto di strada in cui si racchiudono le tre facce, i tre emblemi istituzionale,economico-finanziario e religioso? L’ordine pubblico ( Commissariato di Pubblica Sicurezza); l’ordine economico-finanziario ( Gli alberghi Re Ferdinando e Royal, la Banca Monte dei Paschi di Siena, il Supermercato alimentare); l’ordine religioso ( la centralità della Chiesa di San Ciro) Che cosa manca? Manca il tessuto connettivo, il collante che mantiene viva e gioiosa la collettività. Ad eccezione della Chiesa che, sia pure limitatamente ai fedeli, è comunque un luogo d’incontro, di solidarietà e di relazione, per il resto non ci sono bar ( c’è un’ottima pasticceria ma con poco spazio esterno), c’è un ottimo forno panetteria ma non è luogo di sosta, non ci sono ristoranti ( se non lontano, di fronte al Liceo Classico). Una volta, a destra e sinistra della strada, c’erano le “ pezze”, bellissimi rammendi urbanistici di verde e quello costituiva il legame, il filo conduttore , la ragione di vivere della popolazione locale. Dal crocevia, dopo l’Hotel Royal, ad arrivare all’area del Mercato e del Polifunzionale, non c’è più nulla se non case. Anzi no, da qualche anno, c’è una struttura di divertimenti per bambini ( che è già qualcosa). In questo quadro, è stato un grave errore degli amministratori non sfruttare al meglio l’area mercatale sovrastante e sottostante. Ecco la soluzione che propongo: ristudiare il Mercato, facendone ciò che è stato sperimentato, con successo, in altre parti d’Italia, tra cui Bologna che conosco bene ( Mercato delle Erbe tra Via Ugo Bassi e Belvedere). Facciamone un mercato per prodotti e generi autenticamente locali che vengono preparati, cucinati, elaborati in loco e venduti a tavolino. Ristorazione light e volante, che non contrasta con le mezze pensioni o pensioni complete proposte dagli alberghi. In altre parole, un bel cartoccio di alici fresche fritte, con un bicchiere di buon vino locale; della verdura nostrana alla griglia, un buon piatto di salumi ischitani. Il tutto accompagnato, magari, da buona musica. Quando il grande architetto Renzo Piano parla di rammendare le periferie è questo che intende: bonificare e valorizzare zone degradate e abbandonate e “ cucirle” col resto del borgo, del quartiere. Il visitatore che entra in San Ciro, o che esce dagli alberghi della zona, deve essere attratto a spingersi su fino al Nuovo Mercato del “ cotto e mangiato”. Se non credete a me, andate in giro per l’Italia, l’Europa, nel mondo e crederete alla realtà dei fatti!

Franco Borgogna

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