CRONACA

Campi Flegrei: servono case e sicurezza, non nuove emergenze sociali

DI RAFFAELE CARDAMURO

Vergogna. È questa la parola che sento il dovere di gridare oggi. Vergogna verso tutte le istituzioni che, a qualsiasi livello, continuano a non comprendere fino in fondo la drammaticità del momento che stanno vivendo i cittadini dell’Area Flegrea. Siamo nel pieno di un’emergenza causata da una forza della natura che non guarda in faccia nessuno. Il bradisismo non distingue tra ricchi e poveri, tra potenti e persone comuni. È un fenomeno che può mettere in discussione la sicurezza, il lavoro, le abitazioni e la serenità di migliaia di famiglie. Eppure, mentre i cittadini chiedono protezione, assistenza e certezze, si continua a parlare di sgomberi e demolizioni da eseguire nei prossimi mesi sulla base di sentenze risalenti a trenta, quaranta e persino cinquant’anni fa.

Mi chiedo: è davvero questa la priorità? È davvero ragionevole che, mentre lo Stato cerca risorse per affrontare l’emergenza dei Campi Flegrei, si continuino a destinare fondi pubblici a protocolli d’intesa che prevedono demolizioni e sgomberi? Parliamo di protocolli sottoscritti dai sindaci dell’Area Flegrea, dal Sindaco della Città Metropolitana e dalla Regione Campania, attraverso i quali vengono impegnate risorse economiche della collettività per abbattere immobili e creare nuove emergenze sociali. A rendere tutto ancora più incomprensibile è il fatto che tali risorse appartengano ai cittadini e potrebbero essere impiegate per finalità molto più urgenti, razionali e utili. Potrebbero essere destinate all’assistenza delle famiglie in difficoltà, alla messa in sicurezza del territorio, al sostegno delle attività economiche colpite dall’emergenza e alla realizzazione di soluzioni abitative temporanee per chi dovesse avere necessità di lasciare la propria casa. Invece di spendere denaro pubblico per demolire, perché non investirlo nella costruzione di abitazioni in legno moderne, sicure, amovibili e facilmente trasferibili? Strutture leggere, realizzabili in tempi rapidi, che non rappresentano un pericolo per chi le abita e che potrebbero costituire un patrimonio permanente della Protezione Civile da utilizzare nelle emergenze presenti e future. Sarebbe una scelta intelligente e lungimirante.

L’Area Flegrea convive da sempre con il fenomeno del bradisismo. È evidente che nessuno può realisticamente pensare di delocalizzare un territorio che coinvolge centinaia di migliaia di persone tra Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida e Quarto , senza considerare la parte occidentale di Napoli. La sfida non è svuotare i Campi Flegrei. La sfida è consentire alle persone di viverci in sicurezza. Per questo occorrono investimenti che producano protezione, prevenzione e stabilità, non ulteriori tensioni e sofferenze. C’è poi un’altra domanda che merita una risposta. Come si può pretendere di eseguire oggi sentenze rimaste ferme per decenni? Per anni e anni quelle decisioni non sono state attuate. Oggi, nel momento più delicato per il territorio, diventano improvvisamente una priorità assoluta. È una contraddizione che i cittadini vedono e comprendono perfettamente. Mentre i sindaci chiedono aiuti al Governo per affrontare l’emergenza, mentre si invocano risorse straordinarie per sostenere la popolazione, si continua contemporaneamente a finanziare procedure che producono nuovi sgomberi, nuove paure e nuove sofferenze. La buona amministrazione dovrebbe imporre una scala di priorità chiara: prima la tutela delle persone, della loro sicurezza e della loro dignità; poi ogni altra attività amministrativa. Per questo rivolgo un appello ai giornalisti, agli operatori dell’informazione e a tutti coloro che hanno a cuore il destino della nostra terra. Accendete i riflettori su questa vicenda. Chiedete conto delle priorità amministrative e politiche. Chiedete perché si trovano fondi per demolire e non sempre per proteggere. Chiedete perché si pensa a nuove ruspe mentre tante famiglie vivono nell’incertezza. Oggi non servono demolizioni. Oggi non servono nuovi sgomberi. Oggi servono buon senso, responsabilità, programmazione e umanità. La tutela della vita, della sicurezza e della dignità delle persone deve venire prima di qualsiasi protocollo, prima di qualsiasi accordo e prima di qualsiasi scelta burocratica.

Questo non è il momento delle ruspe. È il momento di stare dalla parte dei cittadini. LE RUSPE POSSONO ASPETTARE. La vita umana vale più di qualsiasi sentenza. In uno Stato di diritto le sentenze si rispettano, ma uno Stato davvero giusto sa anche riconoscere le priorità quando una comunità vive una situazione straordinaria. Oggi nei Campi Flegrei la priorità non può essere una ruspa. La priorità deve essere la sicurezza delle persone, la tutela delle famiglie, la protezione dei più fragili e il diritto di ogni cittadino a vivere con dignità. Perché se la vita umana non viene prima di tutto, allora dobbiamo chiederci quale sia il vero significato delle istituzioni e delle leggi. Le ruspe possono aspettare. La sicurezza delle persone no.

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* PRESIDENTE ASSOCIAZIONE “IO ABITO”

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