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Cantine Pietratorcia, a grandi passi verso il futuro

Mai come quest’anno la vendemmia ha regalato cifre e percentuali che non trovano d’accordo nemmeno gli stessi viticoltori ed enologi. E’ vero che i numeri aiutano a capire ma non sempre riescono a spiegare tutto. Tanto più per un territorio come Ischia che assomiglia a tanti mondi diversi riuniti insieme dalla geografia, per uno strano ma fortunato destino. Uno scenario naturale di diversificata bellezza, un alternarsi di mare e montagna, semplicemente spostandosi dalla costa verso l’entroterra. Raccontare l’Isola del vino non è facile perché ogni luogo è in grado di trasmettere una vasta gamma di emozioni e non tutte possono essere tradotte in parole, figuriamoci il suo terroir. Prendi il Vigneto di Chignole, ad esempio, nascosto da curve e salite di una Forio lontana dai clamori del porto o la Tenuta del Cuotto: entrambi affascinanti, accomunati dall’anima detritica e minerale eppure così diversi, più solare l’uno più fresca l’altra, come due anime distinte e separate, aperte al mondo di una viticoltura mai uguale a sé stessa. Ogni anno un vino differente e dalle mille sfaccettature, questo è il bello del vino e questo è il bello della terra d’Ischia ma questa è anche la sfida che Gino Iacono, enologo e proprietario delle Cantine Pietratorcia è chiamato ad assolvere. E aggiungiamoci pure una stagione 2017 di certo non semplice, dove il tempo ha influito tantissimo: uva raccolta in tempi diversi, sempre all’erta e sempre tempestivi, bisogna saper essere bravi nel riconoscere il momento giusto per coglierla. Per nulla intimidito dalla pazza stagione, Gino racconta di aver voluto sfidare il tempo, aspettando le piogge, dopo la vendemmia di quelle uve già pronte per essere raccolte: “Ho avuto pazienza e ho aspettato che le piogge dessero nuova vita alle piante. Abbiamo iniziato il 20 agosto e l’uva era talmente bella e sana che i contadini suggerivano di aspettare ancora di più perché era troppo bella da vedersi, lì sulla pianta”. Una continua sfida, questa è stata la vendemmia in casa Pietratorcia, una vendemmia che diventa un gioco per un bravo enologo come lui: “Per me non è un’annata difficile, al contrario queste annate mi piacciono molto perché non devi fare il compitino e hai veramente la possibilità di lavorare e interpretarne i veri andamenti” racconta Gino Iacono. L’annata 2017, infatti, ha messo particolarmente alla prova l’abilità dei viticoltori che hanno dovuto interpretare con intelligenza e coraggio le bizze del tempo e qui, sull’Isola, molti sono riusciti a vincere la sfida. Tutto questo grazie alla lunga pratica, alla capacità di adattamento e al sangue freddo propri di chi, da sempre, coltiva la vite sui terrazzamenti ischitani. Non solo, le particolari condizioni climatiche, la peculiarità dell’ecosistema vitivinicolo e le straordinarie caratteristiche delle uve autoctone hanno consentito comunque di ottenere il massimo da una situazione climatica mai vista prima, con ondate di calore che non hanno dato tregua. “Eppure, la qualità dei grappoli sulla pianta era maggiore rispetto all’anno scorso” racconta Gino Iacono “l’orientamento è quello di vini complessi e morbidi, non ruffiani ma molto vellutati. Ciò che ha caratterizzato questa vendemmia è stata la capacità di concentrazione molto ma molto importante nel Biancolella, un vitigno particolare nel bene e nel male, che nasce per dare vini freschi e immediati ma che in sfida con vini importanti non viene meno; quest’anno poi, a livello aromatico sta esprimendo particolari note speziate”.

Va da sé che Ischia è l’Isola dei vini bianchi per eccellenza ma da più parti mai come in quest’annata si loda il piedirosso che sembra stia dando delle bellissime soddisfazioni, già in fermentazione, bel colore e profumi particolari. Tra i tanti primati di cui l’sola dispone vi è infatti un patrimonio incredibile, ovvero la grande diversità di terroir, per composizione e microclima, differenze sottili ma importanti anche tra vigneto e vigneto, tra parcella e parcella. E tutto questo spiega il motivo per cui sull’Isola non ci si lecca le ferite più di tanto. Ischia poi ha una caratteristica, nel sottosuolo v’è una grande ricchezza di falde acquifere e, a differenza di altri posti, la siccità è meno importante, causa meno danni che altrove. “Avevo un ritardo del 10% rispetto allo scorso anno, dovuto alla siccità, ma è stato compensato dalla qualità dell’uva” spiega Gino Iacono “Il calo è stato contenuto grazie anche ad impianti tornati produttivi, come quello di Chignole. E poi dopo le piogge di settembre i grappoli si sono riempiti e ho avuto produzioni importanti, il 15% in più. Per i rossi? Sarà una grandissima annata, sto pensando di allungare i tempi di macerazione e di puntare sui lunghi invecchiamenti”. In merito, invece, al dibattito nato tra viticoltori e genetisti sull’eventuale uso delle famose viti anti siccità, Gino sembra essere in parte favorevole: “Il paradosso è che questi studi genetici nascono da una costola biologica, nel senso che i genetisti per evitare l’impatto dei pesticidi hanno perseguito la strada delle persistenze. C’è però da convincere l’opinione pubblica perché il discorso sulle avversità parassitarie porta inevitabilmente ad avere dei prodotti manipolati. L’80% dei prodotti di cui ci cibiamo sono già geneticamente modificati. Io da tempo ho invece proposto una terza via, forse la più difficile, la coltivazione franca di piede e a Ischia ci sono diverse zone franche. Ma è un discorso molto complesso”.

Intelligenza, passione e coraggio in vigna fanno della vendemmia un momento entusiasmante ma che nelle Cantine Pietratorcia diventa addirittura catartico, liberatorio di quella tensione accumulata dalla fatica e dalle preoccupazioni di un’annata non proprio eccellente. Ma la vendemmia per la famiglia Iacono ha un preciso significato, il ritorno alla tradizione, la festa da celebrare con amici e parenti, l’appuntamento che vede riuniti uomini e donne nel nome della terra e dei suoi frutti. Quest’anno la prima vendemmia alla Schiappa con una festa della raccolta e poi, in previsione, il grande ritrovo in azienda nel giorno di San Martino, perché dietro una bottiglia di vino, c’è sempre la storia delle persone che l’hanno prodotta. Il futuro in cantina presenta delle novità importanti: “Sicuramente come stiamo adesso faremo tanto Chignole, al contrario dello scorso anno. Da quest’anno la nostra produzione poi ha ricevuto la certificazione biologica, anche se di fatto tutte le nostre vigne lo erano già da anni. Inoltre, diversificheremo la produzione con prodotti di nicchia ma anche questa è una sorpresa”. E una nuova sfida, aggiungiamo noi, non per arroganza, ma per il gusto della competizione, che nel produrre vino è essenziale, non fosse altro per migliorare sempre la qualità.

Malinda Sassu

 

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