ARCHIVIO 5

Cantine Pietratorcia: racconti di uomini e vigneti

di Malinda Sassu
Alchimie di sapori e profumi della nostra Isola, la ricerca della sua anima più vera è nelle passeggiate tra i vigneti che guardano il mare, tra Forio e Serrara e, insieme a questi, trovare nuovi pensieri. Lo si scopre appena entri in azienda, nel verde dei vialetti di erbe aromatiche, dove si respirano tutti i profumi dell’isola d’Ischia: atmosfereche sono un mix tra l’elegante frutto dell’uomo e la semplicità della natura, la civiltà contadina che ritorna nei racconti e nei vini di Gino Iacono, le cui scelte in vigna sono l’enfatizzazione del volto enoico di Ischia. Le Cantine Pietratorcia racchiudono tutto questo, cuore e passione, passato e futuro e, soprattutto,sapori, luoghi e profumi. Ma anche uomini e vigneti, racconti di un passato che si credeva andasse perduto, dopo l’epoca della cementificazione allegra e spensierata. E invece non è così. Gli uomini tornano nei vigneti, lentamente ma con determinazione, a raccontare la storia, la propria e quella di migliaia di contadini che fanno grandi il nome del vino ischitano. Ce n’è per tutti i gusti a Pietratorcia.

Per chi preferisce le note fruttate del Forastera o la seduzione dorata del Scheria bianco, o per chi invece va sul corpo morbido del rubino Janno Piro. Per chi alla semplice raffinatezza mandorlata del Biancolella preferisce i profumi intensi e avvolgenti del Vigne di Chignole: sfumature di fragranze e sapori chelasceranno scie di ricordi ischitani dopo una vacanza su queste terre ricche di acque e benessere,quel momento giusto fatto di aperitivi sotto lo splendido pergolato di vecchie vite, circondato dalla magia del tufo verde che abbraccia ancora le antiche cantine. Viaggi, luoghi e profumi:si chiama enoturismo e Pietratorcia è anche questo.
bottigliecuotto
Il ritorno alle origini di tre famiglie con voglia di impresa e di cultura (Iacono, Regine e Verde) legate da un’armonia e da una complicità cresciuta e maturata in tanti anni, senza mai perdere di vista quei valori condivisi da sempre come la semplicità e l’amore per la natura, la ricerca di nuove idee nel massimo rispetto del territorio, del suo ambiente e delle persone che vi lavorano.

Modernità e tradizione si intrecciano tra i vicoli polverosi che, inerpicandosi tra fichi d’India, pomodori, origano e salvia, conducono alle vigne, quelle del Cuotto, tra Panza e Forio. Inutile dirlo, anche questi vigneti guardano al mare, esposti a nord ovest, meno soleggiati, il che consente di preservare maggiormente la carica aromatica delle uve di questi due ettari di territorialità e storia, dicalore della terra del Cuotto e di uve raccolte a mano, del tufo che ritorna nei terreni detritici. Biancolella, Forastera e un tocco di Greco, giusto quel che serve per dare maggior corpo e freschezza al blend tutto ischitano di Vigne del Cuotto. Un vino dal bel colore giallo paglierino, intenso e luminoso, quasi dorato e che apre al naso con note vivaci di frutta bianca, ananas, susina e mele, per poi virare sui toni di erbe aromatiche e agrumi. Ilcorpo mediamente morbido e gradevolmente sapido ricorda che questo vino è dalla personalità gentile, equilibrata nella sua freschezza, e lo indicaperfetto come aperitivo o in abbinamento a piatti freddi, pesce e carni bianche. Meglio ancora se chi ne esalta le caratteristiche a tavola è Libera Iovine, nel piccolo e romantico ristorante sotto il pergolato, i cui piatti, tra tradizione e innovazione, sono gli indiscussi protagonisti dell’azienda, insieme ai vini della cantina.

ristoranteLa parola d’ordine a Pietratorcia è “accoglienza”: nel sorriso genuino di Gino Iacono e nella sua estrema disponibilità in cantina, nelle feste organizzate per celebrare la vendemmia, con amici e parenti, in ricordo di ciò che, soprattutto in passato, rappresentava un evento. Nella riscoperta dell’Isola che non sa di mare ma di terra, con la fossa dei conigli dietro le viti e le colture di limoni e piante aromatiche. Nella cornice elegante e raffinata del ristorantino gestito da Vito e Rosanna, stellato dalla presenza della cultura gastronomica di Libera. Il recupero di vigneti e la coltura di uve tradizionali dell’Isola e di quella Campania felix che si affaccia sul mare. Il solo affacciarsi su queste balconate profumate vale l’intera visita in cantina. E, soprattutto, nelle degustazioni sui vecchi tavoli di pietra e nelle cantine di tufo, e vivere un mondo di racconti che vanno dalle antiche radici grechedell’Isola all’uso dellapietratorcia nella spremitura delle uve, a ricordo dell’amore per la propria terra e le proprie origini.

Ads

Articoli Correlati

0 0 voti
Article Rating
Sottoscrivi
Notificami
guest

0 Commenti
Inline Feedbacks
Visualizza tutti i commenti
Back to top button
0
Mi piacerebbe avere i vostri pensieri, per favore commentatex