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Caos a Forio: Regine minimizza, D’Abundo “chiama” l’Antimafia

Ventiquattro ore dopo lo scontro tra il sindaco e Stani Verde, ecco i commenti del presidente del Consiglio comunale e dell’esponente dell’opposizione

Era inevitabile, ma prevedibile. Il consiglio comunale di Forio, formalmente deputato all’approvazione dei documenti di natura contabile, ha lasciato notevoli strascichi a causa del durissimo confronto che in aula si è innescato tra il sindaco Francesco Del Deo e il consigliere Stani Verde.

Michele Regine: «Credo che in consiglio vi sia stato un fraintendimento, non penso che il sindaco volesse riferirsi a Stani Verde. Auspico un chiarimento tra i due, le divergenze politiche non devono sfociare in attacchi personali»

Il civico consesso stava discutendo della gestione portuale, con l’opposizione che contestava gli scarsi utili e, secondo Verde, anche la scarsa trasparenza delle società a cui fa capo la quota del privato nella partecipata dal Comune, invitando l’amministrazione a fare chiarezza sul punto, mentre il primo cittadino aveva risposto che indagini del genere andrebbero fatte anche per altre società operanti sul territorio. L’opposizione ha colto le parole del sindaco come un’insinuazione su possibili legami equivoci tra tali società e il consigliere Verde, il quale ha accusato Del Deo di aver alimentato voci infondate in tal senso per poi abbandonare l’aula annunciando conseguenze legali.

A gettare acqua sul fuoco, il giorno dopo, è il presidente del Consiglio comunale, l’avvocato Michele Regine: «In sostanza io credo che si sia stato un grosso fraintendimento, perché sinceramente non credo che il sindaco alludesse in maniera esplicita a Stani Verde, con quella dichiarazione. Fra l’altro, quando il consigliere mi ha poi chiesto la parola per fatto personale, che io ho subito concesso, ha spiegato che credeva che il riferimento a società non meglio precisate fosse diretto a lui. Sicuramente, se il sindaco o qualunque altro cittadino ha anche solo il sentore della presenza sul territorio di società “particolari”, deve rivolgersi alle autorità competenti, e questo a prescindere dalle reciproche esternazioni in consiglio, il quale era dedicato a tutt’altre materie. Durante la seduta ho infatti cercato di riportare la discussione nei binari dell’ordine del giorno programmato: dopo tutto, parlavamo di bilancio. Auspico vivamente che il sindaco e Stani arrivino a chiarirsi: le questioni politiche e le divergenze in tale campo non devono trascendere in personalismi e attacchi gratuiti».

Dino D’Abundo: «Non capisco perché non sia stata accettata in consiglio la mia proposta di sporgere denuncia alla Direzione Distrettuale Antimafia: solo così potremo sapere chi e da quale parte vi siano collusioni con società “poco pulite”. Conosco bene Stani, e respingo ogni insinuazione o voce alimentata ad arte»

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Sull’altro fronte, il consigliere d’opposizione Dino D’Abundo ha ribadito: «In consiglio avevo proposto di fare un’apposita denuncia per fare chiarezza sulla trasparenza di presunte società “opache” operanti sul territorio, non lo hanno voluto. Del resto già in campagna elettorale la compagine di maggioranza aveva alimentato illazioni del genere, “dicendo e non dicendo”, facendo intendere che noi dell’opposizioni facevamo riferimento a qualche società “non pulita”. Ecco perché durante la seduta avevo fatto una richiesta ben precisa: denunciare la cosa alla Direzione Distrettuale Antimafia (Dda). Così finalmente, come cittadini e come consiglieri comunali potremo essere “rivoltati” come calzini, e allora si capirà chi davvero è colluso con società “opache”, se siamo noi oppure se lo è qualcuno nell’amministrazione. In tal modo capiremo se il sindaco vuol giocare ancora a nascondino.

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Per inciso, io conosco bene Stani Verde e la sua famiglia, gente onesta che ha sempre lavorato, e non accetto insinuazioni del genere. Le accuse politiche non devono finire sul personale. Fra l’altro, non capisco una cosa: durante il consiglio ho più volte chiesto al vicesegretario di mettere a verbale la mia proposta di un’esplicita denuncia alla Dda, ma il presidente del consiglio non ha voluto. Perché? Noi consiglieri siamo dei pubblici ufficiali, e come tali una nostra denuncia deve essere presa in considerazione». Il consigliere torna poi sulla questione-porto: «È assurdo che, se l’attuale società non dovesse ottenere di nuovo la gestione, noi potremmo ritrovarci nella incredibile situazione di dover ripagare il privato dei mancati ritorni. Il paese sta andando al collasso a causa di una gestione poco trasparente, e noi finora abbiamo fatto un’opposizione responsabile, guardando prioritariamente alla crisi che le famiglie stanno affrontando», conclude il consigliere D’Abundo.

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