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Capodanno sull’isola fra leggenda e realtà: si… rumoreggerà per cacciare gli spiriti maligni

Le piazze ove si farà baldoria e si brinderà  al nuovo anno 2018 sono quelle solite: Piazza Antica Reggia a Ischia, Piazza Marina a Casamicciala, Piazza Santa Restituta a Lacco Ameno, la piazzetta di Sant’Angelo e piazza del Municipio a Forio, salvo spostamento in altra piazza. Barano “esploderà” al Testaccio. Ciascuna piazza ha un suo programma. La sfida ad Ischia ed alle altre piazze dell’isola è lanciata. Sull’ Isola il Capodanno ha mantenuto inalterato il fascino di una festa antichissima dal sapore delle tradizioni popolari, con quel tocco di sfrenatezza dionisiaca tra balli, cibo e vino a volontà. La tavola ischitana del San Silvestro non si fa certo trovare impreparata ad uno dei momenti più ghiotti dell’anno, quando mangiare bene e a volontà è fondamentale anche in senso benaugurale. Una festa che affonda le radici nella notte dei tempi, Il rumore svolge un ruolo fondamentale nei festeggiamenti per il Capodanno di questa sera . In origine, si credeva che il rumore cacciasse gli spiriti maligni e già nel medioevo l’inizio dell’anno era salutato con i suoni di diversi strumenti, dalle campane delle chiese, alle trombe e i tamburi. Con l’invenzione della polvere da sparo, al rumore degli strumenti si è aggiunto lo scoppio dei colpi di fucile e, più tardi quello dei fuochi d’artificio. I fuochi d’artificio di Capodanno sono uno spettacolo incredibile, con vere e proprie perfomances coloratissime e rombanti.

Questa sera si sparerà dappertutto, nonostante le ferree misure di sicurezza. Già gli antichi Romani celebravano l’anno nuovo. Il loro calendario era però continuamente mutato dai vari imperatori; si scelse quindi di sincronizzarlo con il sole. Fu Giulio Cesare, nel 46 a.C., a creare quello che ancora oggi è conosciuto come il calendario Giuliano, che stabiliva che l’anno nuovo iniziava il primo gennaio. Il primo di gennaio i Romani usavano invitare a pranzo gli amici e scambiarsi il dono di un vaso bianco con miele, datteri e fichi, il tutto accompagnato da ramoscelli d’alloro, detti strenne come augurio di fortuna e felicità. Il nome strenna derivava dal fatto che i rami venivano staccati da un boschetto della via sacra ad una dea di origine sabina: Strenia, che aveva uno spazio verde a lei dedicato sul Monte Velia. La dea era apportatrice di fortuna e felicità; il termine latino strenna, presagio fortunato, deriva probabilmente proprio dalla dea. Terra che mantiene sempre vivo l’ancoraggio con la cultura marinara e contadina, Ischia festeggia san Silvestro con cibi assolutamente genuini, il menu è molto vario: si va da piatti di pesce freschissimo ai frutti di mare, pasticci di pasta e tortani a volontà. Ma che si ceni a base di pesce o di carne un piatto non deve assolutamente mancare sulla tavola ischitana di Capodanno, per motivi scaramantici: le lenticchie che assicurano denaro e felicità.

Michele Lubrano

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