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Capri, il sindaco ordina l’imbarco delle ambulanze e Ischia rimane a guardare

Il primo cittadino dell’isola azzurra spezza l’impasse e intima alla Caremar di non vietare l’accesso a bordo dei mezzi che trasportano malati

Sulla questione delle autoambulanze lasciate a terra lo sgretolamento dello stallo arriva da Capri. Il sindaco dell’isola dei Faraglioni ordina alle ambulanze con malati a bordo di imbarcarsi sui traghetti diretti verso l’isola azzurra. Lo fa proprio quando l’arcipelago campano si trova a essere vittima di un corto circuito che ha coinvolto Sanità, amministrazioni, malati e naturalmente l’opinione pubblica. Una situazione che ha costretto i comandanti dei navigli che servono il golfo di Napoli, loro malgrado, a vietare ai malati di imbarcarsi sui traghetti per tornare a casa e tenuto con le mani legate i sindaci dell’isola d’Ischia che a un’ordinanza del genere, coraggiosa e forse ai limiti della regolarità, non avevano pensato. Può un’ordinanza di un comune aggirare quanto deciso nel decreto legislativo 28/2001 che vieta ai passeggeri di accedere al ponte destinato ai veicoli durante la navigazione? Lo scopriremo nei prossimi giorni, quando vedremo come reagirà il comandante di turno della Caremar alla richiesta di eventuali ambulanze che proveranno a imbarcarsi da o verso l’isola azzurra.

Con una presa di posizione forte, decisa ed energica il sindaco Marino Lembo ha ordinato alla compagnia marittima Caremar di consentire la prosecuzione dell’imbarco sui propri traghetti da e per l’isola di Capri dei mezzi ambulanzati con malati a bordo. Lo stupore nelle case comunali dell’isola d’Ischia deve aver serpeggiato velocemente e la possibilità di poter usare la stessa carta gettata sul tavolo istituzionale da parte del primo cittadino dell’isola di Capri deve aver solleticato anche i sindaci isolani. Ma la materia è intricata e per adesso non ci sono segni di emulazione. Intanto anche le poltrone ischitane più in vista non rimangono immobili. Maria Grazia Di Scala, consigliera regionale, pensa di realizzare quanto prima un tavolo tecnico per comprendere quale sia la strada migliore da percorrere per uscire dall’impasse, mentre Giosi Ferrandino, che da poco ha visto rinnovarsi la sua carica di eurodeputato, ha scritto al Prefetto, già interpellato dai primi cittadini dell’isola per giungere a una rapida risoluzione di un problema che crea non pochi problemi ai malati isolani

Le compagnie di navigazione negli ultimi giorni avevano negato l’imbarco delle ambulanze a bordo con malati, episodio che ha provocato lo sdegno di molti. Ma la decisione dei comandanti non è stata di certo presa a cuor leggero, anzi figlia di una legge nata per preservare l’incolumità dei passeggeri che però non ha tenuto conto dei casi eccezionali come questi che hanno costretti Rosa Iacono,  rappresentante dell’Associazione Disabili Isola d’Ischia, che ritiene la situazione paradossale. “A noi isolani, – ha scritto Rosa Iacono in una nota inviata al presidente della Repubblica Mattarella, al Ministro dell’Interno Matteo Salvini – non resta che morire e tutto questo sotto gli occhi e l’indifferenza delle autorità locali che nulla hanno fatto per risolvere la problematica accennata”.

Il sindaco Pascale aveva sottolineato come l’argomento fosse molto delicato e che è ingiusto pensare che i sindaci rimangono a guardare con le mani in mano. C’è una norma che impedisce ai passeggeri di rimanere negli spazi dedicati alle autovetture, che esiste per garantire l’incolumità dei passeggeri stessi. “Immaginate un incendio a bordo o una vettura che si ribalta a causa del mare mosso proprio quando magari a bordo c’è una persona in autoambulanza – sottolineava il primo cittadino – una situazione di potenziale pericolo che non possiamo correre. Nemmeno è possibile pensare di lasciare a terra persone che hanno necessità di tornare a casa – precisa il primo cittadino di Lacco Ameno – ad ogni modo domani in Prefettura, dove siamo chiamati per trovare una soluzione al problema di villa Mercede, parleremo anche di questo, per comprendere s e ci sono i presupposti per una deroga”.

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