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Carannante: «Procida, si riparte dal mare»

PROCIDA. La situazione dei marittimi italiani può essere considerata esemplare della deriva che interessa nel suo complesso il mondo del lavoro in Italia: precarietà, sempre minore attenzione alla sicurezza, la difficoltà di mettersi al passo con le nuove problematiche aperte dalla globalizzazione, la crisi economica che si fa sentire a tutti i livelli, da un lato la crescente disoccupazione nel settore e dall’altro lo spreco delle potenzialità. In questo senso è nata da parte del Comune di Procida e del Cosmar (Comitato per la salvaguardia della dignità dei marittimi) l’idea di questo convegno e di fare di Procida la culla della rinascita della dignità del Mare e di tutti quelli che ci ruotano attorno: la gente di mare, le loro famiglie e le comunità costiere. Un universo complesso ed eterogeneo che però ha un unico denominatore comune: il Mare. Il convegno avrà scadenza annuale, e tutti i diretti interessati, dagli alti vertici politici ed economici, ma anche da chi fa fatica a far sentire la sua voce e che in questo convegno, troveranno a Procida un loro dignitoso spazio. Dal convegno partiranno proposte e iniziative nella convinzione che le parole non bastano se non sono poi seguite da atti concreti.  In questa intervista  Antonio Carannante, Assessore al lavoro marittimo del Comune di Procida, ci spiega obiettivi, prospettive e aspettative del Convegno.

Perché proprio a Procida si è deciso di parlare del futuro della Marineria italiana e di fare di questo convegno un appuntamento annuale?

«Procida è sicuramente la sede naturale per parlare di marineria. Noi abbiamo uno tra i più antichi Istituti Nautici (risalente al 1874), con una storica tradizione: molti ufficiali delle più grandi compagnie nautiche si sono diplomati e continuano a diplomarsi a Procida. Infatti anche oggi continua ad essere un Istituto all’avanguardia. A Procida inoltre, ad esempio, risale a tempi lontanissimi anche la nascita del Pio Monte dei Marinai (un antico sodalizio di Mutua Assicurazione fondato nel 1674 dagli armatori, capitani e marinai dell’isola, il cui scopo era di provvedere alle vedove e agli orfani dei marittimi procidani periti in mare) e il Circolo dei Capitani e Macchinisti, fondato nel 1911 e a tutt’oggi molto attivo. Tuttavia anche questo lavoro sta cambiando, si deve guardare al futuro per essere preparati e non farci prevaricare dai cambiamenti. Già oggi assistiamo a una grave crisi occupazionale per i marittimi, anche a causa della manovalanza straniera. Inoltre le nuove tecnologie ci costringeranno a breve a modificare il nostro approccio con il lavoro in mare. Buona parte del Pil isolano è dovuto ai marittimi e per questo l’ambizione della nuova amministrazione comunale è occuparsi di ciò che interessa alla maggior parre della popolazione. Non è un caso che si è arrivati alla costituzione dell’Assessorato al lavoro marittimo. L’isola è inoltre capofila tra gli altri comuni che hanno tradizioni simili e per questo abbiamo pensato necessario diventare un tramite tra le istituzioni e il mondo del lavoro».

 Qual è il futuro che Procida vuole per se stessa, per la gente che vive il mare, e anche per i turisti che amano l’isola? C’è conflittualità tra le due identità di Procida, quella propriamente marinaresca e quella turistica?

«Per noi è fondamentale preservare e conservare la cultura marinara che tanto benessere ha dato e continua a dare all’isola e al tempo stesso sviluppare quel turismo naturalistico e culturale  che ben si concilia con l’identità dell’isola. Il turista che arriva a Procida vuole immergersi in un’esperienza intima, non commerciale, è questo che viene a cercare insieme alle straordinarie bellezze naturali dell’isola.Procida è un piccolo gioiello che dobbiamo proteggere in modo che nel futuro si continui a non snaturarne l’anima marinara, anche aprendosi ad un turismo sostenibile e rispettoso».

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E’ cambiato il rapporto di Procida e dei suoi abitanti con il Mare rispetto al passato?

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«Sostanzialmente no, anche se un tempo il mare era l’unica risorsa dell’isola mentre ora il turismo si è conquistato un suo spazio. Una volta, proprio per  questo nostro strettissimo legame con il mare,  c’era quasi una diffidenza da parte della gente di Procida rispetto a chi veniva da fuori. Il mare sa essere generoso, ma anche spietato: molti isolani hanno perso la vita andando per mare. Ci sembrava che i turisti che arrivavano sulla nostra isola per goderne le bellezze non potessero capire l’ambivalenza di quel mare, così straordinariamente attraente, ma al tempo stesso crudele, un mare che sa portare benessere, ma costringe anche a grossi sacrifici.  A Procida ci siamo potuti permettere di fare a meno dei turisti e per questo non abbiamo modificato il nostro modo di vivere quando loro scendevano dai traghetti. E proprio questo li ha affascinati: la nostre forte identità marinaresca. Molti intellettuali sono approdati a Procida e se ne sono innamorati, alcuni hanno deciso di viverci. Un po’ alla volta anche noi abbiamo capito che anche i non isolani potevano arricchire la nostra cultura, aiutarci a prendere consapevolezza dei tesori che custodivamo. Grazie ai turisti rispettosi e attenti alla salvaguardia dell’ambiente abbiamo cominciato ad essere orgogliosi di mostrare Procida e il suo mare al mondo intero».

Quali sono le vostre aspettative da questo convegno?

«Abbiamo lavorato affinché da qui partano modifiche legislative, proposte concrete per migliorare la vita dei marittimi, delle loro famiglie e delle comunità costiere. Sull’isola, oltre allo storico Circolo Capitani e Macchinisti (risalente al 1911) c’è anche la sezione del Collegio Capitani e la neo Associazione Capitani Procida, e l’obiettivo è di lavorare tutti insieme per obiettivi comuni alla categoria. Ci aspettiamo che questo convegno diventi un volano per raccogliere le istanze dei marittimi e proporre soluzioni concrete nelle sedi istituzionali. Dal successo di adesioni che abbiamo raccolto fin da subito è nata l’idea di fare di Procida. Si riparte dal mare un appuntamento annuale nazionale, un luogo fisico e virtuale che diventi un punto di riferimento per il mondo marittimo».

 

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