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Carannante respinge le accuse, chiesta la revoca dei domiciliari

Durante l’interrogatorio di garanzia l’ex assessore del Comune di Procida ha risposto a tutte le domande, smentendo ogni intento estorsivo e chiarendo la natura negoziale delle trattative tra la sua assistita e la presunta vittima, titolari di due fondi confinanti

Assoluta estraneità alle contestazioni mosse. L’avvocato Antonio Carannante, assessore del Comune di Procida, ha respinto l’accusa di tentata estorsione aggravata, delineata nell’ordinanza che ha disposto l’applicazione degli arresti domiciliari come misura cautelare dal Gip D’Auria, nel corso dell’interrogatorio di garanzia svoltosi ieri mattina a partire dalle ore 12.00 in modalità da remoto, per la quale l’indagato ha avuto la possibilità di spostarsi a Ischia. All’interrogatorio era presente anche il pubblico ministero dottor Henry John Woodcock. L’incontro, protrattosi per oltre un’ora, ha visto l’indagato estremamente collaborativo: l’assessore Carannante, assistito dall’avvocato Luigi Tuccillo, ha risposto a tutte le domande rivoltegli con il preciso intento di chiarire gli episodi controversi: un interrogatorio al termine del quale la difesa è parsa piuttosto soddisfatta. L’avvocato Tuccillo ha già inoltrato ricorso al Tribunale del Riesame chiedendo la revoca della misura cautelare: analoga istanza sarà avanzata oggi anche al Gip. Carannante, legale della signora Giaquinto, ha spiegato che il confinante della sua assistita stava eseguendo una costruzione sul suo fondo violando i diritti della Giaquinto, ed era quindi iniziata una trattativa tra i titolari dei due fondi confinanti: sul tavolo la signora poneva la possibilità di rinunciare ai suoi diritti dietro una contropartita economica. In sostanza, il signor Costagliola avrebbe potuto costruire in violazione delle distanze prescritte dalla legge, ma pagando una congrua cifra alla titolare del fondo confinante, anche per compensarla, fra l’altro, del danneggiamento della recinzione. Dunque, nessun fine estorsivo, in quella che si sarebbe configurata sin dall’inizio come una negoziazione tra privati.

Come si ricorderà, l’accusa sostiene che Carannante avrebbe avvertito il titolare del fondo confinante della sua assistito di una possibile denuncia relativa ad alcuni abusi edilizi qualora questi non avesse consegnato la somma di 20.000 euro alla sua cliente. Le attività investigative dei Carabinieri si sono avvalse anche di una serie di intercettazioni anche di natura ambientale, tramite le quale era stato verificato che, dopo il rifiuto dell’imprenditore, vari sopralluoghi edili erano stati eseguiti sul cantiere, sino a giungere al sequestro, poi non convalidato dal Gip del Tribunale di Napoli. Nella nota ufficiale diffusa dal comando provinciale di Napoli, l’Arma spiegava nel corso dell’indagine “è altresì emerso che l’indagato, approfittando della sua qualità di pubblico ufficiale, sollecitava e esercitava pressioni sui rappresentanti degli uffici comunali competenti per l’edilizia in relazione a pratiche di alcuni suoi clienti”. Una circostanza, questa, che secondo l’impianto accusatorio contribuirebbe a rendere più complicata la posizione dell’indagato, vista la carica pubblica ricoperta. L’avvocato Carannante, come è noto, ha poi rassegnato le dimissioni in attesa di chiarire la vicenda.

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