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Caremar e il referendum che fa esultare tutti

Parole d’entusiasmo anche quelle pronunciate da Nicola Lamonica, Presidente Autmare che a margine delle operazioni di scrutinio sul referendum Caremar ha dichiarato:«questa per me è una giornata “ridente” , e sono contento che accanto a me vedo i lavoratori nuovamente con il sorriso sulle labbra, oggi si è segnata una svolta nella vertenza, e se la responsabilità politica ci dovesse essere, non potrebbe che stare dalla loro parte. – ha detto Nicola Lamonica – Io sono convinto che il Consiglio Regionale, e gli Enti che sono stati chiamati a discutere di questo problema, faranno di tutto per assecondare il voto referendario, alternative a questo – spiega Lamonica – non ve ne sono. L’Autmare è felice di stare al fianco dei lavoratori che hanno perso, per arroganza padronale, il diritto al lavoro, ed hanno avuto dimezzata la paga. Per noi dell’Autmare, non c’è solo il problema sacrosanto dei diritti e della retribuzione dei lavoratori, ma anche quello della sicurezza: mandare a bordo delle navi persone che sono in condizioni precarie dal punto di vista della serenità, del carico di lavoro, non depone bene per la sicurezza. Abbiamo bisogno di aiutarli in questo, e ci auguriamo che questa azienda si dia da fare per dare un risvolto serio alla vertenza dei lavoratori marittimi» – ha concluso Nicola Lamonica. Anche i lavoratori, compresi quelli che facevano parte del seggio referendario, hanno espresso soddisfazione: Vincenzo Fiengo ha infatti dichiarato:«oggi è stata scritta una pagina storica nei lavoratori marittimi di tutta Italia. Noi abbiamo voluto rigettare questo accordo di II livello, in quanto, quello che hanno stabilto è fuori da ogni logica. Ci hanno tagliato lo stipendio di oltre il 40%, ed i sindacati che hanno firmato l’accordo non si sono consultati con i lavoratori, gli stessi che oggi con il loro voto, hanno dimostrato di non volere sottostare ad accordi che non condividono. Adesso devono ascoltarci, non possiamo andare a casa dopo 32 anni di lavoro, con un rapporto di lavoro a tempo indeterminato sancito da una sentenza della Cassazione. Le istituzioni dovrebbero esserci vicino in questa, che per noi è una lotta di democrazia. Noi prima di essere lavoratori siamo padri di famiglia e non possiamo andare avanti con questa situazione» – ha dichiarato il lavoratore Vincenzo Fiengo.

Adesso quindi le strade che si prospettano sono due: o l’azienda decide, alla luce della consultazione referendaria di rivedere l’accordo sindacale del 23 febbraio scorso sottoscritto dai sindacati della triplice CGIL, CISL e UIL, dall’UGLe dall’USLAC/UNCDIM, aprendo nuovamente un tavolo di confronto, dove, questa volta però, “invitare” anche il sindacato dell’Or.S.A. Marittimi, oppure continuare per la strada dell’assenza di confronto, rotta – è più corretto in questo caso – che porta a sbattere contro lo scoglio costituito dallo stato d’agitazione che naturalmente si innescherà, come già anticipato dai responsabili dell’Or.S.A. Marittimi. I prossimi mesi, infatti, quelli turistici, potrebbero essere infatti caratterizzati da una serie di scioperi, che determinerebbero ingenti disagi ai numerosi passeggeri, turisti e cittadini. Questa strada però, pare si riesca ad evitare, qualora, stante le dichiarazioni dei lavoratori che abbiamo raccolto ieri mattina a Porta di Massa, la Caremar, faccia un passo indietro, per poi farne due avanti insieme ai dipendenti, che hanno maturato dei diritti che non possono essere messi in discussione. Sull’esito del referendum, si è espresso anche Domenico Savio, Segretario generale del Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista, che da sempre si batte per il diritto alla mobilità e alla continuità territoriale dei cittadini e dei pendolari delle isole del Golfo di Napoli e contro l’avvenuta privatizzazione della flotta pubblica. Savio ha sottolineato, come attraverso il referendum i lavoratori della Caremar abbiano sonoramente bocciato la linea politica dei sindacati di natura padronale e di regime capitalistico rivendicando, al tempo stesso, il diritto di porter portare avanti autonomamente la lotta di classe per il riconoscimento dei propri diritti sindacali. Inoltre Savio continua a chiedere con forza alla regione Campania l’immediato annullamento degli atti di privatizzazione della Caremar, ma richiesta che resta e rimarrà molto probabilmente inascoltata.

Certamente adesso c’è un fatto nuovo, e il risultato del referendum impone da una parte e dall’altra delle riflessioni, che potrebbero condurre, è auspicabile, ad un superamento di questa vertenza che certamente non giova all’utenza ed all’immagine dell’isola, ma soprattutto ai tanti lavoratori che si sono ritrovati con le condizioni di lavoro mutate, ed alle quali hanno dovuto far fronte. Così come non giova ad una società che ha deciso di investire acquisendo un’azienda che era pubblica, e che ha  in animo un piano ambizioso e di grande sviluppo, anche se per il momento – a detta di tanti –  tutto questo non si è ancora visto. Chissà che da questi 115 si, possa nascere una “nuova stagione”.

 

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