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CULTURA & SOCIETA'

Carlo Alberto Dalla Chiesa, 100 anni dalla nascita di un servitore tradito dallo Stato

La sezione Anc di Ischia-Procida dedicata al Generale Prefetto Martire ammirato dai miei ex Alunni

Il martirio del Generale dei Carabinieri e Prefetto di Palermo Carlo Alberto dalla Chiesa certamente non fu vano e non è dimenticato dai tanti che, sconcertati e commossi per essere lasciato solo e tradito dallo Stato, hanno avuto la possibilità e il dovere (di docente) di insegnare, leggere e rileggere la sua biografia in particolare quella dell’epìlogo degli ultimi mesi, i drammatici “cento giorni”. Gli ex Allievi dello scrivente, nello studio interdisciplinare del Dopoguerra, sia dal punto di vista storico sia sotto il profilo letterario (Sciacca), hanno avuto modo e significativa attenzione di incontrare Uomini e Servitori dello Stato particolarmente in Sicilia che hanno versato il proprio sangue per “amare il prossimo come se stessi”, divenendo dolorosi e, nello stesso tempo, autentici testimoni luminosi di un Ideale cristiano e civile che arriva fino al dono totale di sé e si chiama martirio, cioè dal greco testimonianza. Del resto la stessa parola “Amore”, di cui tanto si abusa consumisticamente, significa dal latino “ad morior”= immolarsi, a consumarsi, a morire. La sezione Anc-Ass Naz Carabinieri di Ischia-Procida fondata dall’App. Carabiniere Corazziere Giovanni Celebrin (foto scrivente) è dedicata a Carlo Alberto dalla Chiesa, che lo scrivente ricorda riservato e gioviale passare per il centro termale di Porto d’Ischia attirare la rispettosa attenzione dello sguardo per essere stato il noto, imponente vincitore dei sanguinari terroristi delle BR (Brigate Rosse).

Si può dire che la sua carriera nell’Arma iniziò proprio in Campania, quando dopo aver sposato a Bari (vi conseguì la laurea in giurisprudenza) Dora Fabbo, ebbe l’incarico di Capitano della Compagnia di Casoria (Napoli) nel 1947 -vi nacque la figlia Rita-, un incarico di particolare impegno per combattere la malavita organizzata del banditismo, come la cattura del famigerato bandito Giuseppe La Marca recluso poi nel penitenziario di Procida. Un impegno continuato subito dopo nel 1949 in Sicilia ai tempi del bandito Salvatore Giuliano; misteriosa scomparsa del giornalista Mauro De Mauro; l’assassinio del Procuratore di Palermo Pietro Scaglione e il “dossier dei 114” con l’arresto di numerosi boss. Nel febbraio del 1978 perse improvvisamente per un infarto la moglie Dora: e fu un duro colpo la perdita della mamma dei suoi tre figli. Il 16 dicembre 1981 venne nominato Vicecomandante generale dell’Arma fino al 6 aprile 1982, carica che aveva già rivestito il padre: si trattava della massima carica raggiungibile per un carabiniere, giacché all’epoca il Comandante generale dell’Arma doveva necessariamente provenire per legge dalle file dell’Esercito. Il 6 aprile 1982 il Consiglio dei ministri lo nominò Prefetto di Palermo nel tentativo di ottenere contro “Cosa nostra” gli stessi brillanti risultati ottenuti contro le Br. Dalla Chiesa era perplesso, ma venne convinto dal ministro dell’Interno Virginio Rognoni che gli promise pieni poteri. Il 10 luglio sposò in provincia di Trento con rito religioso Emanuela Setti Carraro, ma a Palermo lamentò più volte il mancato rispetto degli impegni assunti dal governo e la carenza di sostegno da parte dello Stato. Disse: “La mafia è cauta, lenta, ti misura, ti ascolta, ti verifica alla lontana”. Espresse la sua disapprovazione dei mancati “poteri speciali” che non arrivarono: “Mi mandano in una realtà come Palermo con gli stessi poteri del prefetto di Forlì”. Intanto nel luglio 1982 Dalla Chiesa trasmise alla Procura di Palermo il “rapporto dei 162” con l’organigramma delle famiglie mafiose palermitane ed al giornalista Giorgio Bocca nell’agosto 1982 dichiarò ancora la carenza di sostegno e mezzi necessari per la lotta alla mafia. A fine agosto una telefonata anonima (forse del boss Filippo Marchese) fatta ai Carabinieri di Palermo annunciò che “l’operazione Carlo Alberto è quasi conclusa, dico quasi conclusa”. Infatti alle ore 21,15 del 3 settembre 1982, a pochi giorni dal suo sessantaduesimo compleanno, la A112 guidata dalla moglie Emanuela fu affiancata da una BMW da cui partirono raffiche di Kalashnikov, che uccisero il Prefetto e la moglie (importanti documenti scomparvero dalla sua cassaforte). Nel contempo una motocicletta affiancava l’auto dell’agente di scorta napoletano Domenico Russo che per le gravi ferite riportate dalla micidiale raffica morirà poi in ospedale a Palermo. Ricordo quella sera sobbalzai seguendo lo sport su “Canale 21” che improvvisamente interruppe quella trasmissione. Che delusione cocente: Dalla Chiesa servitore gigante lasciato solo, tradito dallo Stato, ucciso dalla mafia. Ai funerali i figli rifiutarono i fiori delle istituzioni. (continua)

Pasquale Baldino*- Responsabile diocesano Cenacoli Mariani; docente Liceo; poeta; emerito Anc-Ass Naz Carabinieri (e-mail: prof.pasqualebaldino@libero.it)

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