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Meningite, Carmine Barile:«Inutile girarci intorno, vaccinarsi è fondamentale»

In queste ore sto ricevendo moltissime telefonate, anche da contatti indiretti del povero Lino. Giustamente si è venuta a creare una forma di panico in tutta la collettività; anche perché, trattandosi del secondo caso in appena quaranta giorni, vuol dire che c’è qualcuno che è portatore sano. Pertanto adesso la gente vede il “lupo nero” ovunque. Da un punto di vista emotivo, comprendo perfettamente questo clima di timore. Sicuramente c’è un focolaio, così come ce ne sono tanti in Italia. È questo il motivo che portò all’assalto alle farmacie verificatosi quando ci furono i casi a Firenze. Anche a Ischia si è avuta una buona dose di vaccini; molti bambini sono stati vaccinati con il trivalente, altri ancora con il quadrivalente. Cosa consigliare in questo momento alle persone? Indubbiamente chi è stato a contatto diretto con il soggetto ammalato deve sottoporsi alla profilassi.

La profilassi va fatta nei bambini con un determinato farmaco, che in genere è la rifanticina; negli adulti vengono somministrate la ciprofloxacina 500 o il rocefin (ne basta una fiala). A chi vanno somministrati questi farmaci? Ai soggetti che sono stati a contatto diretto con il malato: i conviventi, i familiari eccetera. Certamente ci sarà qualcheduno che è portatore sano e lo diffonde. Mi riferisco a persone che hanno contratto il batterio, che però non si è esplicitato, non dà malattie, e vive nelle mucose del naso e della faringe. Il meningococco non è come gli altri batteri, non si diffonde nell’ambiente: è molto sensibile all’essiccazione, e quindi quando cade a terra –  o sul tavolo – nel giro di qualche minuto muore. Per questo motivo non è neppure necessario procedere alla disinfezione degli ambienti: ad esempio, è sufficiente lavare la mensa della scuola come si farebbe in qualsiasi altra circostanza. Anche le stoviglie, dopo qualche ora, perdono il loro “potere” di trasmissione. Il contagio è diretto: il problema dunque si pone soltanto quando due o tre persone che vivono insieme utilizzano le stesse cose. In questo caso che bisogna fare? Basta fare dei tamponi nei soggetti “sospetti”, in modo da vedere quale potrebbe essere il focolaio.

Tornando al caso ischitano, in queste ore – per legge – è stata messa in moto una catena sanitaria, che comprende una notifica al sindaco, all’Asl e al responsabile dell’unità per la prevenzione e la profilassi che abbiamo qui a Ischia, e questo per procedere all’indagine epidemiologica e predisporre i controlli (che sono stati sicuramente già eseguiti). Controlli sono stati effettuati in ospedale, e quindi all’anestesista che ha soccorso e intubato il ragazzo, all’infermiera che gli ha preso la vena, che gli è stata vicino, alla mamma, al padre eccetera. I “contatti dei contatti”, secondo le linee-guida, non devono fare niente, ma stare tranquilli. Al di là del caso di specie, vorrei che fosse chiara una cosa: è fondamentale vaccinarsi e vaccinare. Oggi esiste il vaccino tetravalente, che deve essere somministrato, inutile girarci intorno.

La comunità serrarese e quella scolastica andrebbero invitate a fare tutti la vaccinazione. Paradossalmente – e superficialmente – uno dice: “diamo a tutti l’antibiotico”. E invece io dico no, perché tante volte anche l’antibiotico può avere le sue controindicazioni. E poi forse non tutti sanno che vi è un meningococco, una neisseria (la neisseria agalactiae), che è benigno e che non porta malattie. La circolazione di questo ceppo ti fa immunizzare contro quello cattivo. Pertanto se io uccido la neisseria sguarnisco la popolazione di un batterio benevolo che ci dà soltanto cose buone. Se dicessi a tutta la popolazione dell’isola d’Ischia di prendere l’antibiotico per fermare il focolaio, farei un guaio di vaste proporzioni per quanto riguarda le allergie, le cose che posso indurre e le resistenze batteriche. La profilassi va fatta con rigore scientifico. Se poi c’è qualche persona che non ha dormito tutta la notte – è il caso di alcuni cittadini serraresi che mi hanno contattato – gli venga pure data la pillola.

In conclusione, desidererei che le persone recepissero questo messaggio: bisogna attenersi a quelle che sono le regole di buona prassi. Anzitutto, non bere mai dalle bottiglie e dai bicchieri degli altri, soprattutto in un periodo in cui siamo tutti quanti accatarrati. Usare la mascherina quando si va a trovare un amico e lavarsi le mani prima e dopo, come facciamo noi medici. Ultima regola, ma non per importanza, è quella di vaccinarsi. Come già detto, dove c’è stato il focolaio inviterei il sindaco a fare un manifesto in cui si esorta la gente a vaccinarsi contro il meningococco. Quelli che vanno vaccinati per primi sono i bambini, che in genere sono i primi portatori sani del meningococco.

 

 

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