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Carriero: “Il genio di Gardella? Piegare l’estetica alla funzionalità”

Gianluca Castagna | Lacco Ameno  – «Contentissimo dell’iniziativa, i miei complimenti vanno all’organizzazione per questa conferenza che ha ricordato la figura di Angelo Rizzoli ma soprattutto il lavoro straordinario di Ignazio Gardella per le Terme della Regina Isabella. Motivi personali mi hanno impedito di essere presente, mi scuso e me ne dispiaccio molto ,perché era un appuntamento a cui mi interessava molto partecipare».
A parlare è l’ing. Giancarlo Carriero, proprietario dell’Albergo e delle Terme della Regina Isabella a Lacco Ameno.
Qual è, a suo avviso, il tratto distintivo più manifesto nella concezione architettonica di Gardella per le Terme della Regina Isabella?
«Sono molteplici. In sintesi, direi l’impiego dello spazio in funzione della necessità operativa. La sua idea, tipica della corrente culturale a cui si ispirava, il razionalismo, era che l’architettura dovesse possedere una funzione, piegare gli spazi e le bellezza alle necessità di utilizzo. Oggi – è un mio personalissimo parere – gli archistar privilegiano l’aspetto estetico all’effettiva funzionalità. Nel caso delle Terme della Regina Isabella è l’inverso, lo dicono anzitutto le planimetrie. Si pensi ai corridoi che danno accesso alle sale fango e massaggio: sono più bassi, con soffitto a volta. Per dare luce alle cabine. La forma architettonica è funzionale alle esigenze pratiche di utilizzo. Un’aspetto meraviglioso della sua idea di architettura».
Nel corso degli anni l’Albergo della Regina Isabella non ha mai cambiato il suo profilo architettonico. E’ davvero così oppure no?
«Esternamente no, né l’albergo né le terme. Internamente è stato necessario apportare molte modifiche, perché sono cambiate le esigenze operative. Oggi non si lavora più come 60 o 70 anni fa, mi riferisco soprattutto alle terme al cui interno sono stati realizzati molti cambiamenti. L’impianto complessivo è tuttavia rimasto lo stesso: i volumi, l’aspetto esteriore. Questo a dimostrazione dello straordinario lavoro fatto all’epoca da Gardella e di come l’impostazione originaria funzioni alla luce di tutti i cambiamenti successivi, rendendoli possibili senza stravolgerne il disegno complessivo o mutarne la destinazione. Il complesso delle Terme si è adattato alle nuove esigenze: è un ulteriore pregio dell’opera dell’architetto».
Sito, storia, luogo, contesto. Hanno ancora un valore o vengono percepiti come un limite alla creatività progettuale?
«Tutto ciò che rappresenta storia, memoria, ricordo, credo conservi un valore immenso. Ignorarlo sarebbe un errore che nessun progettista commetterebbe. Del resto chi non ha questo patrimonio, è costretto a inventarsi qualcos’altro. Dubai, per esempio. Non avendo storia, si inventa le piste di scii nel deserto. Il nostro genius loci è invece ciò che fa la differenza tra noi e altre migliaia di luoghi».
Che indicazioni ha dato al suo architetto per la nuova terrazza del suo Albergo, La Dolce Vita, realizzata dopo la demolizione della precedente struttura e inaugurata lo scorso giugno?
«L’obiettivo era ripristinare l’antica terrazza coperta da una tenda come esisteva una volta, conservandone l’eleganza ma reinterpretandola in maniera moderna. Non c’è più l’antica pavimentazione o il tendaggio, ma abbiamo voluto che nell’attuale pavimento vi fossero inserti di maioliche dipinte a mano. Sfido chiunque a dire che le piastrelle che vengono comprate oggi, anche da eccellenti aziende della costa romagnola, ad esempio, siano state realizzate a mano. Le nostre lo sono, una diversa dall’altra, come gli antichi pavimenti del Regina Isabella. Un costo impegnativo, ma ci sembrava giusto richiamare quella cura per i particolari, quell’atmosfera e l’originaria pavimentazione dell’albergo».
A Ischia si scontano i danni di un’ingegneria che ha trascinato, forse travolto, l’urbanistica e il buon gusto. Come trovare una sintesi tra tanti linguaggi o esigenze in conflitto tra di loro?
«Non credo che il problema sia solo di Ischia, ma di carattere generale. Obiettivamente, anche al di fuori della nostra isola, ci sono tanti interventi realizzati in assoluto spregio della tradizione o della storia di un territorio. Secondo me va fatta un’operazione di coraggio: da un lato, va consentita la realizzazione di opere anche in aree di pregio naturalistico e architettonico, dove, allo stesso tempo, va verificata con molta attenzione e rigore la qualità della progettazione Va detto qualche sì e vanno detti molti no. Nessuno può più permettersi delle brutture, nemmeno in aree meno vincolate. Sì e no in funzione di quello che si intende realizzare».
Come si conservano le Terme della Regina Isabella, forse l’unica opera di architettura moderna presente a Ischia? Le colonne, ad esempio, sono lontane dall’antico splendore.
«
E’ una questione molto delicata. Proprio per il pregio di quelle colonne, che sono ottocentesche, antecedenti all’opera di Gardella, bisognerebbe intervenire con tecniche di restauro. Noi abbiamo preso contatto con la Sovrintendenza, per capire insieme come impostare un’eventuale intervento, anche quello costosissimo. Ha ragione il prof Mangone, riguardo alle critiche sull’attuale stato delle colonne: non sono come dovrebbero essere, è una critica che accetto. Ma almeno ci sono ancora, le ho mantenute, spero di poterle restaurare».

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