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Carriero, l’estate e l’amaro Covid: «Ischia ha perso un’occasione»

La stagione turistica più difficile degli ultimi decenni analizzata con il patron del Regina Isabella. Un focus lucido e obiettivo che non può prescindere dal fatto che il tessuto locale ha preferito ancora una volta ragionare sull’immediato rinunciando a un ragionamento di crescita in prospettiva

Come può riassumerci dinamiche e modalità di una stagione in cui un albergo va gestito rispettando tutta una serie di normative anti contagio? Forse è davvero più difficile a farsi che non a dirsi…

«Non aver fatto selezione col Covid è un’occasione persa? Rispondo “sì”, credo che gli ischitani abbiano capito che la qualità del turismo è direttamente proporzionale ai ricavi. Ma evidentemente, dopo un inverno duro e privo di ricavi, diverse alcune aziende hanno preferito ragionare sull’immediato e non provare a costruire guardando in prospettiva»

«Mah, direi che gli aspetti fondamentali e preponderanti sono due. Il primo è quello legato all’impossibilità di fare previsioni, senza spingersi al di là di pochi giorni. Questo costringe ad avere un approccio di aggiustamento continuo della strategia e anche delle vendite proprio perché non siamo in grado di prevedere come evolveranno mercato, prenotazioni e stagione più in generale. Il secondo aspetto è il fatto che comunque va detto che da questo governo non è che abbiamo ricevuto normative del tutto precise sulle iniziative da prendere dal punto di vista della sicurezza, tutt’altro, e dunque ogni cosa è lasciata a noi stessi. Non c’è chiarezza e questo non va affatto bene, perché se poi dopo dovessimo sbagliare qualcosa la responsabilità ricadrebbe su di noi e qualcuno se ne laverebbe tranquillamente le mani. E quindi…».

E quindi?

«Questo ci porta ad assumere una serie di provvedimenti che, anche a detta dei nostri consulenti, sono i più rigorosi possibili. Ma è l’unica strada percorribile».

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Quali sono gli umori e le sensazioni che ha potuto riscontrare nell’utenza turistica che ha scelto l’isola e ovviamente la sua struttura per una vacanza? C’è preoccupazione o tutto sommato ci si rilassa e ci si gode il soggiorno?

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«Non c’è dubbio, prevale la preoccupazione. Devo dire che chi ha scelto il Regina Isabella lo ha fatto in generale perché si aspettava di trovare un elevato livello di controllo e sicurezza e in generale devo riconoscere che i nostri ospiti si congratulano per i nostri standard. L’atteggiamento che prevale è questo, poi va detto anche non manca qualcuno che gira per gli interni della struttura senza indossare la mascherina: la mettono perché sollecitati a farlo e magari dopo qualche metro la tolgono nuovamente. Insomma, ci sono pure alcuni “discoli” ma devo ammettere che la maggioranza è molto preoccupata e di conseguenza anche desiderosa di fare le cose in maniera precisa e scrupolosa».

La domanda è triste ma io devo fargliela. Il Covid, tra tutte le negatività, poteva finalmente consentire al nostro territorio di fare selezione e di aumentare la qualità dei turisti. Invece hanno vinto di nuovo le offerte se possibile ancor più stracciate anche in alta stagione e nella settimana di Ferragosto. E’ giusto dire che per Ischia è l’ennesima occasione persa?

«Per allontanare il turismo cafonal bisogna creare un’isola e un ambiente in cui certi soggetti si trovino a disagio, anche perché è ormai chiaro che il fattore denaro è indipendente dalla buona educazione delle persone. Proviamo a dare servizi dediti ad ambiente e cultura, magari si sentiranno annoiati e spaesati ed opteranno per altri lidi»

«Bella domanda. Allora se me lo chiede io le rispondo senza mezzi termini “sì” e faccio un’osservazione preliminare: ormai sono sempre in numero maggiore gli ischitani più o meno coinvolti direttamente nel turismo (indirettamente, mi pare scontato, lo sono tutti) e credo abbiano pienamente compreso quanto sia importante la qualità della nostra ospitalità, anche perché la stessa finisce per essere inevitabilmente direttamente proporzionale al ricavo. Purtroppo quest’anno scontiamo un inverno particolarmente duro e privo di ricavi per cui alcune aziende hanno preferito ragionare sull’immediato e non provare a costruire guardando magari in prospettiva».

Faccia finta che non glielo chieda da anni e sia così cortese da rispondermi ancora una volta. Anche in questo 2020 sull’isola abbondano i cosiddetti “mao mao” o se preferisce il turismo cafonal. Ma davvero dobbiamo rassegnarci al fatto che non riusciremo mai a liberarci da questa piaga?

«No, ma credo che ormai sia diventato inevitabile seguire un criterio».

Quale?

«Dobbiamo essere noi a proporre un tipo di turismo diverso, creando di fatto un’isola e un ambiente nel quale certe persone si trovino profondamente a disagio. Ritengo che questa sia l’unica maniera per allontanarli: cacciarli, d’altronde, è impossibile anche perché esistono giusti principi di libertà dei cittadini. E poi ormai, credo sia chiaro a tutti, il fattore denaro è purtroppo totalmente indipendente dalla buona educazione delle persone. Ripeto, dobbiamo lavorare per creare un habitat disagevole sul territorio per determinati soggetti evitando di offrire opportunità di vacanza che ai addicano a queste persone. Proviamo a dare servizi dediti ad ambiente e cultura, magari si sentiranno annoiati e spaesati ed opteranno per altri lidi. Non credo sia una missione impossibile…».

Si aspettava che tante strutture ricettive isolane aderissero al bonus vacanza e posso chiederle – anche se non è mai bello guardare in casa d’altri – se anche questo non è un brutto segnale?

«No, non lo trovo un brutto segnale. E’ chiaro che il bonus è un qualcosa di destinato ad una certa tipologia di mercato e chi si rivolge a quel segmento giustamente ha aderito a questa richiesta, non ci vedo nulla di male o di anomalo. Per quanto ci riguarda, noi non abbiamo ricevuto nemmeno una domanda relativa al bonus vacanza e quindi il problema non ce lo siamo proprio posto, ma non possiamo parlare di uno strumento in termini negativi se lo stesso è stato ipotizzato dal Governo».

Al tirar delle somme a suo avviso Ischia ha tenuto botta turisticamente oppure no? In fondo gli scenari a metà primavera apparivano apocalittici…

«Il “meno” dell’estate è il timore che il virus, non debellato dal caldo, potrebbe riproporsi con una seconda ondata. Il “più” va cercato col lanternino e allora scelgo le persone che hanno dimostrato che è possibile godersi una vacanza e divertirsi anche osservando comportamenti responsabili a tutela di se stessi e del prossimo»

«Nel complesso è andata meglio di quanto si temeva, un po’ meglio. Ma attenzione, perché è il caso di sottolineare che l’isola ha tenuto botta ma esclusivamente nei fine settimana e lo farà nel periodo centrale di agosto. Ma già prima e anche dopo, almeno a guardare le previsioni, la mancanza di stranieri e di turisti italiani non di prossimità ha lasciato il segno e si farà sentire. Insomma, quei buchi si pagano in termini di indotto e fatturato, inutile girarci intorno».

Il governo ha stanziato fondi per le imprese turistiche dimenticando però le isole. Non il massimo, ad essere sinceri…

«Magari fosse solo questo. Qui bisogna essere chiari ed espliciti nel dire che il governo ha stanziato pochissimo, questa è una delle doglianze principali che facciamo anche noi a livello generale come Confindustria e ne abbiamo discusso proprio di recente in un incontro sulla piattaforma “Zoom”. E’ incredibilmente e clamorosamente basso il livello di aiuti specifici al comparto turistico, quel poco che si trova è presente giusto perché qualcosa è stato concesso a tutti. Ci si dimentica che siamo il settore più colpito che invece è stato abbandonato al proprio destino. Colpevolmente, considerato quello che vale il turismo in termini di prodotto interno lordo in Italia. E’ vero, non è previsto nulla per le isole ma alla luce di quanto le ho appena esposto la cosa non mi meraviglia affatto visto che in generale il piatto piange. Devo, in buona sostanza, ammettere che il dato è in linea con la disaffezione manifestata verso il settore».

Chiudiamo così: il più e il meno dell’estate 2020.

«Guardi, il “meno” non è neanche quello che c’è stato finora ma il fatto che purtroppo leggiamo statistiche che non promettono nulla di buono sul virus in prospettiva futura. Speravamo che il Covid fosse definitivamente sconfitto con il caldo, ma purtroppo le cose non sono andate così: anzi, adesso si sta riacutizzando concretamente e questo rende sempre più plausibile il rischio di una seconda ondata. Il “più”? Ad essere onesti va cercato col lanternino: diciamo che la gente ha voglia e desiderio di rilassarsi ma lo vuol fare e lo fa rispettando le regole imposto dalla necessità di limitare il pericolo di circolazione del virus. Quindi indossa la mascherina, mantiene il distanziamento sociale, questo lo fanno in tanti e riescono comunque a divertirsi, dando così anche una lezione di civiltà a chi ignorando le regole espone a rischi se stesso e il prossimo».

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