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Carriero tra ottimismo per il futuro e una “stoccata” alla politica

Lunga intervista al patron dell’Hotel Regina Isabella che con Il Golfo analizza le prospettive del turismo nella stagione che sta per iniziare, e che si sofferma anche sulle opportunità che imprenditori e amministratori locali dovranno saper cogliere nell’immediato futuro

Con la variante omicron il virus sembrerebbe – il condizionale è d’obbligo – finalmente aver allentato la presa. Il 2022 può segnare la ripresa del turismo o sarà un’altra stagione interlocutoria?

«Penso che le cose torneranno quasi alla normalità. Resta ancora il problema relativo ad alcune fasce di stranieri, in particolare i russi: sulla vicenda del vaccino Sputnik ormai non mi aspetto una soluzione positiva a breve termine. Potrebbero quindi esserci ancora delle difficoltà per il turismo russo, ma sostanzialmente credo che assisteremo a una ripresa generalizzata».

Quanto giocherà il fatto di poter ospitare o meno turisti stranieri?

«Con la citata eccezione russa, credo che avremo belle soddisfazioni dal turismo straniero. Tra l’altro ci sono alcuni segnali da cui si evince un aumento degli americani, anche sulla nostra isola. Vedremo se tali segnali saranno confermati. Ovviamente i cambiamenti saranno graduali: quest’anno potremmo vedere dei moderati incrementi, che negli anni successivi potranno tramutarsi come le dicevo in grandi soddisfazioni. Attenzione: il fatto che il turismo vada incontro a una ripresa significa anche che gli italiani, che in questi due anni hanno scelto mete prevalentemente nazionali, potranno di nuovo scegliere destinazioni estere, dunque nel computo generale va tenuto conto di questa probabile compensazione».

«Credo che il turismo vada incontro a una stagione di ripresa generalizzata, e che le cose torneranno quasi alla normalità. Probabilmente l’unico mercato col quale potremmo avere difficoltà è quello russo, a causa della questione relativa al vaccino Sputnik»

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L’isola e i suoi amministratori sono finiti nell’occhio del ciclone per aver ignorato, o quasi, le opportunità messe a disposizione dal PNRR. Che idea si è fatto?

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«Diciamo che sono in buona compagnia, perché il resto della Campania finora non è che stia dimostrando maggiore attenzione. Voglio dire che l’isola d’Ischia non è l’unica a non aver ancora colto l’occasione. Il “rischio” – ma potrebbe anche essere un’opportunità – è che determinati investimenti saranno un po’ “calati dall’alto”, dunque dai vari Ministeri e da organismi dello Stato centrale, e non è detto che questo sia del tutto negativo. Parliamo di organismi che hanno competenze specifiche: certo, poteva e potrebbe ancora essere l’occasione per chiedere e ottenere determinate misure che solo le amministrazioni locali possono conoscere. Finora i Comuni non hanno mostrato unità e compattezza per tali proposte, ma c’è ancora tempo: vedremo».

«Finora gli amministratori locali non hanno fatto fronte compatto per cogliere le occasioni del Pnrr, ma d’altronde non sono gli unici. Il rischio è che determinati investimenti potranno essere un po’ “calati dall’alto”, e non è detto che questo sia un male. C’è ancora tempo: vedremo»

Negli ultimi tempi si è acceso il dibattito sulla sicurezza stradale. Quanto incide secondo lei lo stress generato dal traffico sul fatto che si corra così tanto?

«È davvero impressionante il numero di incidenti stradali sull’isola, che spesso coinvolgono dei giovanissimi: un fenomeno drammatico. Spesso vedo angoli di strada dove sono depositati dei mazzi di fiori: ormai sono davvero troppi. Siamo in un ambito che riguarda l’educazione stradale: certamente su questo fronte si potrebbe fare di più. Forse, si potrebbero installare sistemi di videosorveglianza sulle strade con funzione dissuasiva. L’autovelox fisso potrebbe avere tale forza deterrente, anche se credo che sarebbe meglio che tali controlli avvenissero a sorpresa, senza che il guidatore sappia in quale tratto sia stato piazzato il sistema di controllo, pattuglia o dispositivo fisso che sia».

«Sulle “stelle” da assegnare alle strutture alberghiere è allo studio una nuova legge regionale che possa sostituire quella vigente, ormai completamente superata e inadeguata. Ma anche quando sarà approvata, il punto focale saranno i controlli per farla rispettare: solo così può essere garantita la qualità»

Esiste una – vecchia – legge regionale per classificare le stelle delle strutture alberghiere ma spesso viene ignorata. Quanto potrebbe giovare farla rispettare alla qualità del comparto turistico?

«Sì, intanto è allo studio il varo di una nuova normativa. Nella sua domanda ha sintetizzato il contesto attuale: la legge regionale è appunto vecchissima, e come tale non è più rispondente alle attuali caratteristiche del settore alberghiero. Dunque, immagino che la prossima sarà una legge equilibrata. Il problema, anche in quel caso, sarà però farla rispettare, anche perché una struttura potrebbe posizionarsi su un certo numero di stelle in un determinato momento, e poi per una serie di motivi abbassare il livello del servizio, ma continuando a mantenere quel numero di stelle a tempo indeterminato. Ovviamente non è un esempio teorico, ma è quel che in diversi casi accade realmente: così non va bene. Ecco perché la qualità dipende non solo dalle normative, ma dalla capacità e volontà di farle rispettare».

Chiederlo in un momento del genere può sembrare inopportuno, ma quali nuovi mercati dovrebbe inseguire Ischia? E quale, tra quelli già conosciuti, avrebbe bisogno di consolidare?

«Io direi che bisogna guardare con molta attenzione al mercato americano. Esso sta cominciando a “scoprire” Ischia. Gli americani adorano le classifiche, e le riviste turistiche più famose in versione americana stanno premiando spessissimo Ischia, che nei vari tipi di graduatorie relative alle località o alle isole più belle del mondo è sempre ai primissimi posti, in posizioni più avanzate rispetto a località più blasonate. Si tratta di un indice di attenzione da parte del mercato americano che costituisce un’occasione da cogliere assolutamente, perché tale mercato fa da traino per tante altre Nazioni che in varia misura sono influenzate dalla cultura americana. Quindi sulla scia della maggiore promozione che gli Stati Uniti stanno sempre più dedicando alla nostra isola, possono arrivare una serie di Paesi coi relativi mercati turistici che finora hanno sostanzialmente ignorato Ischia, magari anche più vicini a noi geograficamente. Prendiamo ad esempio Francia e Spagna: sull’isola abbiamo sempre avuto turisti francesi e spagnoli, ma in numeri ridicoli rispetto alla loro presenza su Napoli, che ne è piena. Dunque noi possiamo sviluppare attrattiva verso un’ampia serie di mercati europei che finora non ci premiano particolarmente, facendo leva proprio sulle classifiche diffuse dalle riviste americane più prestigiose, da “Conde Nast traveller” a “Travel and Leisure”».

«Bisogna guardare con molta attenzione al mercato americano. Le riviste turistiche più prestigiose stanno premiando spesso Ischia, collocandola nelle classifiche in posizioni più avanzate rispetto a località più blasonate. È un’occasione da cogliere, perché tale mercato fa da traino per tante altre Nazioni europee che in varia misura sono influenzate dalla cultura americana»

Tra poco si vota a Ischia e Barano, i due sindaci uscenti sembrano viaggiare verso la rielezione. Come giudica il loro operato?

«L’ultimo periodo è stato pesantemente caratterizzato dalla pandemia, quindi è difficile esprimersi su ciò che si sarebbe potuto fare e che magari non si è fatto. È vero ma anche banale dire che si poteva fare di più, ma è stato un periodo troppo particolare per essere severi nei giudizi. Credo comunque che si dovrebbe avere il coraggio di fare qualcosa in relazione alla qualità del turismo. Un turismo di maggiore qualità, anche se dovesse portare un numero leggermente minore di ospiti, porterebbe un ricavo maggiore per tutta la collettività. Credo che questo tema debba essere condiviso e affrontato seriamente da tutte le amministrazioni dell’isola».

«Faccio un appello agli albergatori affinché in questa fase di ripresa resistano alla tentazione del low cost: sarebbe un errore grave abbassare i prezzi perché è un momento in cui il mercato turistico vuole viaggiare, pur non essendo stato particolarmente impoverito»

Il covid ha fatto crescere il numero di aziende sull’orlo del collasso o comunque in difficoltà: non c’è il rischio che per sopravvivere la scelta sia ancora una volta quella di abbattere i prezzi?

«Il rischio c’è, eccome. Non sarebbe una scelta giusta; io faccio un appello a tutti gli imprenditori del settore: se da un lato il Paese ha attraversato una crisi obiettiva, col crollo delle produzioni in vari settori, adesso stiamo vivendo un momento di ripresa, e contemporaneamente le disponibilità – intese come depositi bancari – dei singoli turisti sono aumentate. Quindi cerchiamo di non fare l’errore di abbassare i prezzi perché è un momento in cui il mercato vuole viaggiare, e tutto sommato non è particolarmente impoverito. Quindi dobbiamo resistere a questa tentazione, andando avanti senza abbassare le tariffe: sarebbe un errore grave».

Di recente in una intervista a Il Golfo Francesco Mennella, general manager di Anantara Palazzo Naiadi a Roma, ha detto che uno dei limiti della classe imprenditoriale ischitana è quello di aspettarsi sempre assistenza dalla politica. Concorda con questa analisi?

«Io non generalizzerei, perché per quanto mi riguarda, pur cercando sempre il dialogo con la parte politica, non mi aspetto assistenza da essa. E come me anche vari altri. Non so a chi si riferisse: probabilmente c’è chi ragiona così, ma non condivido assolutamente la generalizzazione dell’affermazione».

«Se fossi sindaco del Comune unico, nei primi cento giorni affronterei il problema del traffico, poi il tema della qualità turistica con maggiori controlli sui fitti, inoltre penserei a una disciplina unica per il servizio-taxi e dedicherei maggiore impegno alla promozione dell’isola»

Se domattina dovesse diventare sindaco del Comune unico, cosa farebbe nei primi cento giorni?

«Sicuramente comincerei ad affrontare il problema del traffico, perché l’isola sta davvero morendo di traffico, e poi il problema della qualità dei turisti, il che significa maggiori controlli, soprattutto degli affitti: sappiamo tutti dei casi di abitazioni affittate formalmente per quattro persone e poi ci vivono in dodici. Inoltre, e col Comune unico sarebbe più facile, cercherei di promuovere un miglioramento del servizio dei taxi, che è molto caro attualmente, anche per via del fatto che gli operatori sono legati ai regolamenti dei singoli comuni. Con un unico regolamenti potrebbero muoversi su tutta l’isola secondo le varie esigenze. Ciò potrebbe realizzarsi anche oggi, con sei Comuni. Infine, organizzerei maggiore promozione turistica per l’isola. Ecco, questo sarebbe il mio programma dei “primi cento giorni”».

La domanda la facciamo da anni forse da decenni ma senza mai trovare una risposta univoca: ma perché non riusciamo a valorizzare le nostre terme che potrebbero garantire turismo e lavoro anche di inverno?

«Ha ragione, è una domanda a cui è difficile rispondere. Forse, parlando a livello collettivo, il motivo sta nel fatto che tutti abbiamo trascurato le terme, spesso banalizzando il loro valore, offrendole gratuitamente con la famosa politica dell’abbassamento dei prezzi, quando invece rappresentano qualcosa di veramente speciale. Tra l’altro gli esperti di marketing ci dicono che per poter vendere bisogna trovare sempre “l’unicità”, cioè una proposta unica che un qualunque prodotto ha rispetto alla sua concorrenza. Ischia ha tale “unicità”, perché è l’unico luogo che possiede la ricchezza delle acque termali e il mare: altri posti così non ce ne sono. Invece di fare leva su tale unicità del nostro prodotto, andiamo a cercarne di nuovi, e in questo abbiamo commesso storicamente un gravissimo errore».

«A livello storico negli ultimi decenni tutti abbiamo commesso l’errore di trascurare il termalismo isolano, che invece è un “unicum” perché nessun altro luogo al mondo può offrire la ricchezza termale e il mare. Invece dobbiamo puntare a valorizzare questa unicità per prevalere sulla concorrenza, senza dimenticare il calore umano dell’accoglienza ischitana»

Vogliamo chiudere cosi: perché nonostante tutto non si può non amare Ischia?

«Perché tutto sommato la natura è così forte, così superiore alle aggressioni portate dagli uomini, da far sì che continuiamo ad avere un mare spettacolare, dei boschi straordinari (amati soprattutto dai turisti tedeschi, ma che dovremmo promuovere meglio), un ambiente meraviglioso e, con qualche eccezione, un’accoglienza e un calore umano tale da costituire un “plus” della nostra offerta turistica».

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