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Cartelle esattoriali, i ricorsi diventano un boomerang

A Casamicciola Terme numerosi contribuenti hanno visto respingere i ricorsi contro le cartelle SOGET, con condanne al pagamento delle spese legali. Sentenze recenti confermano la legittimità degli atti notificati e smentiscono le aspettative create sui social. In un caso, il giudice ha imposto 9.000 euro di spese a carico del ricorrente

A Casamicciola Terme, la battaglia contro le cartelle esattoriali notificate dal Comune e dalla società di riscossione SOGET si sta rivelando, per molti cittadini, una strada tortuosa e costellata di delusioni. I recenti sviluppi nei tribunali tributari gettano una luce severa sull’efficacia delle impugnazioni presentate da numerosi contribuenti, molti dei quali confidavano in una risoluzione favorevole del proprio contenzioso. Nelle ultime settimane, infatti, è emerso un trend preoccupante: una serie di ricorsi presentati contro le ingiunzioni di pagamento per annualità pregresse si è conclusa con verdetti nettamente sfavorevoli per i ricorrenti. Le decisioni dei giudici non solo hanno confermato in toto la legittimità delle cartelle impugnate, ma hanno anche condannato i contribuenti soccombenti al pagamento delle spese legali, talvolta molto consistenti. Particolarmente rappresentativa è la sentenza n. 11723/2025, che ha respinto un ricorso giudicato infondato, condannando il contribuente al pagamento di ben 9.000 euro per spese legali, oltre a eventuali accessori. L’onere economico, come stabilito nel dispositivo, dovrà essere suddiviso in parti uguali tra le controparti costituite in giudizio. L’ente creditore è stato difeso in questo caso dall’avvocato Carmen Criscuolo, la quale ha ottenuto pieno riconoscimento delle ragioni dell’amministrazione.

In un caso, il giudice ha imposto 9.000 euro di spese a carico del ricorrente. Altri ricorsi hanno avuto esiti simili, con costi variabili da 200 a 4.000 euro

Ma il caso appena descritto non è isolato. Tra aprile e giugno 2025, si contano almeno sette ulteriori sentenze di rigetto emesse nei confronti di altri contribuenti, i cui ricorsi sono stati seguiti per conto del Comune dall’avvocato Stanislao Giaffreda. Anche in questi casi, la giustizia tributaria ha ritenuto infondate le impugnazioni, comminando condanne al pagamento delle spese processuali comprese tra i 200 e i 4.000 euro. Il numero di decisioni negative è destinato con ogni probabilità ad aumentare, vista la mole di ricorsi pendenti e l’orientamento finora seguito dai giudici. Tutto ciò solleva interrogativi non soltanto di ordine giuridico, ma anche sul piano della comunicazione e della responsabilità professionale. Le impugnazioni, infatti, erano state presentate al pubblico – anche attraverso social network come Facebook – come un’opportunità concreta per contrastare efficacemente le cartelle SOGET. Alcuni rappresentanti legali avevano promosso tale iniziativa come uno strumento “liberatorio” a disposizione delle famiglie, esasperate da una raffica di notifiche ricevute in un periodo di forte malcontento popolare. Le aspettative suscitate sono state però clamorosamente disattese dai fatti: le sentenze finora pronunciate parlano un linguaggio opposto, confermando la legittimità delle pretese tributarie e facendo emergere la fragilità degli argomenti difensivi utilizzati. Quella che era stata presentata come una strategia di tutela del cittadino si è trasformata, nei fatti, in un costoso insuccesso. La vicenda di Casamicciola Terme si configura ora come un vero e proprio campanello d’allarme per tutti coloro che si trovano nella posizione – sempre delicata – di dover valutare un’eventuale impugnazione di una cartella esattoriale. L’insegnamento che ne emerge è chiaro: senza un’accurata analisi preliminare della situazione giuridica e della documentazione in possesso, ricorrere alla via giudiziaria può tradursi in un aggravio economico anziché in un sollievo. Le possibilità di successo di un ricorso tributario non possono essere valutate sulla base di stati d’animo collettivi, campagne social o malcontento popolare. Occorre, invece, un approccio rigoroso, ancorato al diritto e alle concrete possibilità di contestare gli atti notificati. La giustizia – come dimostrano i casi recenti – non premia la reazione emotiva, ma la solidità degli argomenti giuridici. Per i cittadini contribuenti, dunque, la parola d’ordine diventa prudenza. Altrimenti, il rischio è quello di aggiungere alla pressione fiscale anche il peso delle spese legali.

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2 Commenti

  1. Gli esiti dei ricorsi dipendono in gran parte dalla capacità dei legali di convincere i giudici e non dalla effettiva legalità delle cartelle esattoriali, questo perché i giudici capiscono meno di zero di giustizia tributaria e prendono per oro colato quello che gli avvocati dei concessionari della riscossione(grandi avvocati ben pagati e con molte amicizie negli ambiti tributari) gli propinano nei ricorsi. Così cartelle esattoriali palesemente inesatte ed incongrueinti non solo passano per perfette, ma si aggravano di strane e pesanti parcelle legali. Il comune contribuente senza Santi protettori e senza soldi deve soggiacere allo strapotere delle lobby degli avvocati e dei ricchi concessionari, pagando qualunque porcheria gli venga somministrata, senza fiatare. Se ci fosse una competente analisi super partes delle schifezze che si combinano durante i ricorsi tributari, fino alla Cassazione ci si renderebbe conto che di giustizia c’è rimasta solo la parola sulla carta intestata.

  2. Hai perfettamente ragione e cosa dire delle cartelle falsificate e duplicate dalla Soget con firme false per dimostrare l’interruzione della prescrizione? Ho dovuto personalmente depositare presso la Procura ben 3 esposti denunce e spero che questo andazzo in Campania finisca presto anche perché credo che ci sia corruzione ovunque. L’Italia è allo sfascio e mi auguro che queste C.G T. vengano presto abolite.

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