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Caruso tra presente e futuro: «Il covid ha frenato anche i discorsi sulla mia successione»

Il sindaco di Serrara Fontana non nasconde come il 2020 sia stato un anno particolarmente difficile. A renderlo complicato è stata ovviamente l’emergenza sanitaria che ha impedito anche le discussioni strategiche della maggioranza in prospettiva elettorale

Serrara resta l’unico comune a rispettare l’ordinanza di De Luca. A distanza di un po’ di tempo, è sempre convinto di questa scelta?

«Assolutamente sì. Innanzitutto perché tale scelta va incontro alle richieste dei genitori che chiedono la didattica in presenza, soprattutto nel caso dei bambini che frequentano la prima classe elementare, maggiormente bisognosi della presenza fisica dell’insegnante. Anche la maggior parte dei genitori dei bimbi che frequentano l’asilo hanno gradito questa nostra scelta di riaprire le scuole. Resto convinto di tale decisione, a maggior ragione guardando il numero dei contagi sul nostro territorio, per fortuna molto contenuti, circostanza per la quale non vedo motivi igienico-sanitari che possano indurre a tenere chiusi i plessi scolastici».

«Anche i genitori sono d’accordo con l’apertura delle scuole, visto anche il numero contenuto dei contagi sul nostro territorio»

Il covid ha portato via don Angelo Iacono, sacerdote molto amato: una ferita molto grave che questo virus lascia nella comunità.

«Ogni vita umana che questo maledetto virus ci strappa è sempre una ferita per tutta la comunità e per la storia di ognuno di noi, non solo per i familiari e gli affetti più stretti. Ovviamente questa mancanza si sente di più quando la persona si è spesa per la propria comunità, come ha fatto Don Angelo, dedicando la sua vita alla parrocchia, alla comunità di fedeli di questo territorio, ma non solo, perché egli è stato per un certo periodo di tempo a Barano a reggere le sorti della parrocchia di Piedimonte, e prima ancora in altre parrocchie. Aveva inoltre profondi rapporti con la comunità di Panza tramite don Cristian e quella di Fontana e Sant’Angelo. Lascia un vuoto in tutti quelli che lo hanno conosciuto: era enorme la sua passione per la storia del nostro territorio, per le tradizioni, per il suo impegno profuso in ciascuna parrocchia da lui curata. Purtroppo si tratta di un altro episodio “nero” di questo anno, come quello di Villa Mercede….».

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«In primavera abbiamo vissuto enorme apprensione per gli ospiti di Villa Mercede, è stato uno dei momenti peggiori di questo anno difficile, che ha portato via anche Don Angelo, instancabile curatore della comunità dei fedeli e appassionata memoria storica del nostro territorio»

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A proposito di Villa Mercede, come Lei dice è stata un’altra pagina nera di questo 2020: quali sono i suoi ricordi di quel periodo?

«I ricordi sono ben vivi, così come sono ancora fresche le conseguenze: l’intera comunità è stata in ansia per i tanti anziani ospitati nella residenza, che stavano combattendo contro il virus. Momenti difficili, pieni di apprensione, notti insonni. Era anche una fase in cui non si capiva quale dovesse essere l’approccio a questa pandemia, quali cure fossero più efficaci e come avrebbero risposto gli anziani a tali cure. A questi motivi di apprensione si aggiungevano i problemi di comunicazione con i familiari e con il personale medico, viste anche le speciali protezioni da indossare. Problemi poi in parte fortunatamente superati».

I casi di positività in ambito ecclesiastico lasciavano intravedere un pericoloso focolaio, per fortuna non è andata così

«Sì, a volte si invoca la Provvidenza divina, e mi piace pensare che ci sia stato qualcosa o “Qualcuno” che ha protetto la comunità, poiché Don Angelo nella sua incessante opera di assistenza, ogni primo venerdì del mese andava a portare la prima comunione a diversi anziani, ma fortunatamente per loro non vi sono state conseguenze. Su cinquantadue persone venute a contatto con Don Angelo, solo due sono risultate positive al Covid, e una di esse soltanto al terzo tampone: una circostanza, quest’ultima che lascia ancora una volta riflettere come il virus provochi una risposta diversa da persona a persona, e come sia difficile individuarlo subito e bloccarlo. Ecco perché parlo di una “mano invisibile” che ha protetto la comunità. Siamo in apprensione per don Vincenzo, ma le sue condizioni fortunatamente non sono preoccupanti, e speriamo torni presto tra noi».

«Il covid si combatte se ciascuno di noi si comporta in modo responsabile, altrimenti le conseguenze le paga l’intera comunità, nessuno escluso. Assurdo violare le norme di comportamento, del distanziamento e dell’isolamento nei casi di sospetto contagio»

In questi mesi si è lamentato di cittadini che non rispettano la quarantena o che non si sono autodenunciati se entrati a contatto con positivi. Una pessima abitudine che si è riscontrata un po’ ovunque

«Guardi, questo è uno dei casi davvero scoraggianti, che più fanno arrabbiare. Si tratta di persone che non hanno rispetto degli altri, della salute e della sicurezza degli altri cittadini. Chi sa di essere positivo al Covid-19 deve curarsi e cercare di guarire nella maniera più rapida possibile, tenendo alla propria incolumità, ma deve essere anche responsabile nei confronti degli altri. Purtroppo mi sono stati segnalati dei casi (pochi, per fortuna) in cui questo non è avvenuto, e non va assolutamente bene, in quanto è ormai noto quanto poco ci voglia per creare un focolaio, e bisogna evitarlo in tutti i modi possibili. Un focolaio genera tutta una serie di inconvenienti: scuole chiuse, attività commerciali chiuse, le ripercussioni negative sulla vita di ciascuna famiglia. Queste sono le conseguenze di atteggiamenti poco responsabili, ma tutti ormai sappiamo che questo virus si sconfigge solo osservando il distanziamento. Se qualcuno ha dei dubbi, deve contattare immediatamente il proprio medico e mettersi in isolamento. Non ci sono altre soluzioni, dobbiamo essere responsabili».

Che Natale sarà, anche per Serrara Fontana?

«Sarà certamente un Natale diverso, da trascorrere soltanto col proprio nucleo familiare più stretto, senza incontrare gli altri parenti. Ciò che più mi dispiace è quello che stanno vivendo i bambini, abituati alle passeggiate in mezzo alle luci, alle persone, ai presepi, e ora sono costretti a soffrire questo isolamento, questa mancanza di contatto coi propri coetanei. Dunque un Natale per certi versi triste per alcune fasce della nostra società. Dobbiamo solo sperare, ma è una speranza confortata dalle notizie del mondo scientifico, che presto si avvii la campagna dei vaccini, e che questo Natale particolare diventi soltanto un ricordo isolato della nostra storia. Se mi permette una ulteriore considerazione, direi che in questo Natale ciascuno di noi dovrebbe essere un pochino più solidale con chi è in difficoltà».

«Sarà un Natale diverso, l’emergenza sanitaria si è aggiunta all’impoverimento provocato dalla Naspi e dalla contrazione dell’edilizia, con norme nazionali che impediscono un piano di recupero dell’edilizia esistente che potrebbe diventare un volano di sviluppo. Urge una semplificazione legislativa da parte del Parlamento, non servono i bonus»

La Caritas riferisce di 2000 famiglie isolane in difficoltà: numeri un tempo impensabili, ma è solo colpa del covid?

«Il covid ha sicuramente accelerato e aggravato una situazione già precaria. L’isola è ancora una realtà ricca, in cui c’è un’economia turistica che riesce a dare lavoro a tante persone. Quello che certamente è venuto a mancare in questi anni è stato innanzitutto il supporto dell’indennità di disoccupazione, con la modifica che l’ha trasformata in “Naspi” riducendo sensibilmente l’aiuto dello Stato ai lavoratori stagionali e a chi comunque lavora a tempo determinato, e poi lo stallo dell’economia edilizia, notevolmente ridotta, che ha fatto mancare quella “compensazione” che in passato essa rappresentava durante i mesi di sospensione delle attività turistiche. Queste due circostanze hanno determinato un impoverimento della società, poi ulteriormente aggravato dall’emergenza sanitaria. Al Governo non bisognerebbe chiedere aiuti come i 150 euro di contributo per acquisti, bensì va chiesto un ripensamento delle regole generali della nostra società. Non è possibile che un territorio come quello isolano, ma anche come quello campano non possa avere un piano di recupero dell’edilizia esistente, in grado di dare lavoro e una prospettiva di sviluppo a tante famiglie oggi in difficoltà. Al momento abbiamo norme nazionali assolutamente antistoriche e incoerenti con la realtà attuale. C’è bisogno di semplificare le procedure e di adeguarle alle esigenze del nostro tessuto socio-economico. È inutile prevedere contributi in apparenza vantaggiosissimi che poi restano di fatto irraggiungibili per una serie di norme nel piano paesistico. Ci sono vari esempi, come quelli di fabbricati risalenti agli anni ’30, completamente legittimi, senza alcun pregio storico o architettonico, che andrebbero completamente demoliti e ricostruiti, ma le norme impediscono di demolire e ricostruire fabbricati pre-1945. Quindi niente contributi al 110%. Non servono i piccoli bonus, ma risposte chiare e veloci per i cittadini da parte del Parlamento, che è il luogo deputato a legiferare».

Nel 2021 il turismo ripartirà o sarà un’altra stagione di sofferenza?

«Non ho la sfera di cristallo, e non mi azzardo in previsioni. Di certo stiamo vivendo un periodo difficile, caratterizzato da una crisi economica che lascerà molte conseguenze, quindi non tutti avranno le risorse per fare le vacanze come negli anni scorsi. Tuttavia, nel momento in cui la crisi si allenterà, ci sarà la voglia di ripartire, di viaggiare e visitare luoghi ora interdetti dalle restrizioni. Quindi la mia, pur non essendo un pronostico, è una speranza, cioè che quella del 2021 sia un’estate di ripartenza per il turismo isolano».

«Impossibile fare previsioni sull’eventuale ripresa dell’economia turistica, ma auspico un’estate 2021 che possa segnare una ripartenza per l’intera isola»

Guardiamo al futuro: si chiama Cesare Mattera il successore di Caruso, o almeno il candidato sindaco dell’attuale coalizione?

«Nel nostro gruppo si era iniziato a parlare della scadenza elettorale alcuni mesi fa, fino a quando siamo stati poi “distolti” da altre e ben più pressanti priorità legate all’emergenza sanitaria. Dovremo sicuramente riallacciare i fili del discorso, sederci attorno a un tavolo, anche perché la tornata elettorale primaverile non è così lontana».

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