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Casamicciola e i “portoghesi” del mercato, Assocampania alza la voce

L’associazione ha indirizzato una nota al sindaco della cittadina termale, Giovan Battista Castagna, lamentando il mancato pagamento della Tosap da parte di alcuni operatori della fiera settimanale

E’ una questione che si perpetua da tempo e a giudicare da quanto sta succedendo è proprio il caso di dire che il lupo perde il pelo ma non il vizio. Nel mercato comunale di Casamicciola resta l’ombra dei “furbetti”, ossia di alcuni commercianti che non pagano il relativo tributo dovuto nel momento in cui si svolge il mercato settimanale ubicato all’interno del Pio Monte. A scendere adesso in campo, stanca di una situazione oggettivamente insostenibile (non si capisce perché alcuno operatori dovrebbero essere avvantaggiati rispetto ad altri) è la Assocampania, il cui presidente Vincenzo Speranza ha trasmesso una breve ma significativa nota al sindaco di Casamicciola, Giovan Battista Castagna, avente ad oggetto “Richiesta in merito al mancato pagamento Tosap di alcuni operatori del mercato settimanale”.

Il presidente Vincenzo Speranza ha chiesto di effettuare minuziosi controlli e di adottare i provvedimenti del caso nei confronti dei soggetti inadempienti. Il precedente di febbraio con l’indagine della polizia municipale e la relazione spedita ai vertici del Capricho

Nella nota Speranza scrive testualmente: “Assocampania-Sviluppo Commerciale Campano, associazione di categoria del commercio riconosciuta a livello regionale che opera dal 1997 per la tutela delle imprese del settore, compresi gli operatori commerciali su aree pubbliche, visto che ci risulta che alcuni operatori commerciali non abbiano effettuato il pagamento della Tosap relativamente al mercato settimanale, chiede di effettuare un controllo in merito e di agire direttamente nei confronti dei morosi chiedendo il pagamento di quanto dovuto al fine di evitare problematiche che possano interferire con l’attività di tutto il mercato (vedi ad esempio ordinanza di sospensione) coinvolgendo, quindi, anche gli operatori in regola”.

Insomma, riaffiora una vicenda che era già emersa lo scorso inverno, quando addirittura – prima ancora delle restrizioni imposte dal coronavirus – si arrivò alla chiusura del mercato. Al punto tale che i vigili urbani a seguito di un esposto trasmesso al Comando e al Comune effettuarono una indagine dalla quale scaturì una relazione che recitava quanto segue: “In merito all’oggetto, personale di questo comando, M.llo Razzano Alfredo e Ass.te Di Costanzo Luigi, ha effettuato degli accertamenti presso la sede municipale e nell’area segnalata per accertare che, al momento, la documentazione legittimante lo svolgimento delle attività del commercio in forma itinerante è in contrasto e non aderente con la normativa regionale n. 1/2014. Lo stesso regolamento comunale, che disciplina la materia del commercio itinerante al dettaglio in forma itinerante di tipo B sconfessa se stesso affidando alla giunta municipale il compito di individuare aree dove collocare stand per la vendita su area pubblica di tipo A. Non tiene in evidenza né fa riferimento allo SIAD di cui all’art. 30 legge regionale 1/2014, nessuna considerazione per gli artt. 46 e 49 della più volte citata legge regionale”. Mattera aggiungeva poi che “gli agenti segnalano altresì che l’area individuata per lo svolgimento delle attività non è in linea con le norme igienico-sanitarie.

Per quanto attiene alle attività da svolgersi al Corso Garibaldi, non si rilevano atti che le hanno istituite nel rispetto della normativa vigente e di quella regionale appena menzionata ad eccezione di una ordinanza sindacale, la n. 531 del 17 dicembre 2019, presumibilmente predisposta dall’ufficio commercio o da altro ufficio non rilevandosi in calce all’atto il nominativo dell’estensore del documento, così come l’altra ordinanza predisposta anch’essa dall’Ente per avviare le attività all’interno dell’area Pio Monte della Misericodia, senza tuttavia che si rilevi il nominativo del responsabile dell’ufficio che l’ha predisposta”. In conclusione, la polizia municipale scriveva che “Per quanto precede, in attesa che l’ente ridefinisca al meglio, in aderenza alla normativa di riferimento che sovrintende lo svolgimento delle attività di che trattasi, gli atti necessari, propedeutici allo svolgimento corretto delle attività in questione, va disposta con immediatezza la chiusura dell’area, peraltro già provvista di idonea chiusura per impedirne l’accesso illegittimo agli operatori”. Adesso, a distanza di tempo, il caso si ripropone.

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