POLITICAPRIMO PIANO

Casamicciola, Pascale, Enzo, Gianluca, il Pd: così parlò Giosi Ferrandino

A tutto campo con l’europarlamentare ischitano, che in questa lunga intervista a Il Golfo racconta e si racconta senza freni. Toccando ovviamente anche le tematiche di casa nostra, in maniera mai banale

Sei alla seconda esperienza da europarlamentare, che stavolta potrà essere vissuta nella sua interezza. Quali gli obiettivi per il mezzogiorno d’Italia e per le isole, partendo dalla tua Ischia, che da sempre sono territori “disagiati”?

«La chiave di volta è nella programmazione. Serve una prospettiva di lungo periodo, condivisa, e partendo da questa si deve creare una interlocuzione stabile e seria con le istituzioni europee, che mettono a disposizione le risorse. Non c’è altra via. Prendiamo ad esempio i paesi dell’Est: grazie ai fondi strutturali stanno compiendo passi da gigante nello sviluppo delle infrastrutture e nella riduzione del gap sociale. Loro sono un esempio di approccio corretto alle politiche europee. Abbiamo anche esempi a noi vicini. In questi giorni mi è venuto a trovare il sindaco di Cetara. Loro con il Feamp hanno reso la marineria di Cetara una delle più evolute e meglio organizzate d’Europa. Serve impegno, dedizione ed idee chiare. I risultati arrivano solo così».

A distanza di mesi, qual è il ricordo più bello della campagna elettorale?

«Il ritorno di fiamma con Gianluca Trani?
Anche se negli ultimi anni i rapporti si erano un po’ raffreddati, lui è un politico rampante, ha qualità e visione. E’ una risorsa per il Comune di Ischia e per il PD, dal quale non è mai uscito, e io auspico che possa dare un suo contributo, nell’interesse della collettività»

«Nelle ore di black out del sito del Ministero, tra le 2 e le 5 di mattina, provavo a mantenere la calma ma l’ansia era inevitabile. Sapevo che avevamo lavorato tanto e bene, che ero nel lotto dei primi, ma sapevo anche che la competizione era serratissima, che lo scarto sarebbe stato minimo. Quando poi è uscito il dato, allora lì la tensione si è dissolta. Ecco, quel momento lì è stato il più bello. Lì ho capito che ero riuscito a far passare il mio messaggio, che i cittadini mi avevano seguito. È stato gratificante e liberatorio».

Impossibile non parlare di questioni attuali. Come giudichi la scissione di Renzi dal Pd e quali sono i possibili scenari futuri?

«Un po’ me la aspettavo, ormai era nell’aria, come del resto mi aspettavo il cambio di rotta sulla nascita del governo giallorosso. La mossa di Renzi credo sia finalizzata principalmente a ritagliarsi uno spazio politico preciso, in cui è lui e nessun altro a dettare le regole».

Il Pd cresce nei sondaggi, dopo un periodo in cui è sembrato ai minimi storici. Te lo aspettavi o anche per te è stata una sorpresa?

«Nessuna sorpresa, il Partito Democratico, nonostante le difficoltà, evidenti, dell’ultimo periodo è comunque un punto di riferimento nel panorama politico nazionale. La fase di protesta dell’elettorato sta pian piano rientrando, la gente inizia a capire che populisti e sovranisti urlano ma non offrono soluzioni né risposte».

Migranti e dintorni, una questione spinosa. Qual è il tuo pensiero?

«Enzo Ferrandino?
Essere sindaco è sempre difficile, perché si è un po’ come un padre di famiglia, si rischia sempre di scontentare qualcuno dei tuoi figli. Però nel complesso direi che se la sta cavando più che bene mettendo tanto impegno, considerando anche la genesi di questa amministrazione e l’integrazione della maggioranza con pezzi della minoranza»

«I flussi migratori vanno governati a livello europeo e ognuno deve assumersi le proprie responsabilità. È impensabile che l’Italia possa farcela da sola, e di certo non ha la forza economica per attuare un piano Marshall per l’Africa. Ma attenzione: un conto sono il contenimento e la gestione dei flussi, oppure la redistribuzione dei migranti, altra cosa è il soccorso in mare. Sono due aspetti diversi e, al netto di ogni possibile considerazione, salvare le vite umane resta un dovere che, in quanto italiani, dobbiamo assumerci anche qualora dovessimo essere gli unici in Europa a farlo. Mi fa sorridere Salvini. Trascorre le sue giornate a parlare di migranti e difesa degli interessi degli italiani, poi però nei momenti cruciali delle trattative europee, come la riforma del trattato di Dublino, ha votato contro gli interessi italiani. Gli interessi dell’Italia non si fanno sequestrando un centinaio di disperati su una nave, ma spingendo affinché l’Europa sia protagonista nel finanziare quegli investimenti di cui l’Africa ha bisogno e affinché ognuno dei 27 Stati Membri si prenda le sue responsabilità in termini di redistribuzione e pattugliamento dei confini».

Ovviamente non possiamo non farti qualche domanda sulla tua isola. Partiamo da quanto successo a Lacco Ameno, con lo scioglimento del consiglio comunale che di fatto ha mandato a casa Giacomo Pascale. Una vicenda che ha fatto molto discutere…

«Non conosco così bene la situazione politica di Lacco Ameno da poter dare un giudizio nel merito di quanto successo. Detto questo, la sfiducia ad un sindaco è un atto serio che non va mai preso alla leggera perché ha degli effetti diretti sulla vita, non solo politica, di una comunità».

A parte la ricostruzione post sisma quali sono le altre sfide che deve affrontare e vincere l’isola?

«A Casamicciola era il momento di unire le forze mettendo da parte le appartenenze politiche. Invece sì é voluta intraprendere per forza la contrapposizione. Adesso aspettiamo le soluzioni ed i risultati, che a dire il vero finora non vedo neanche in prospettiva realizzati. Immagino che tra gli scenari possa considerarsi anche quello di una nuova amministrazione»

«Sono quelle legate alla depressione economia e alla sostenibilità ambientale, che poi sono anche collegate tra di loro se immaginiamo che le direttive principali delle nuove poliche europee sono la blue economy ed il green deal. Serve unità di intenti e di vedute tra tutti gli attori protagonisti. Le amministrazioni devono dialogare e immaginare soluzioni comuni a problemi condivisi, ma la classe imprenditoriale non può mettersi da parte ad osservare, dando poi magari la colpa alla politica per le cose che non funzionano. Si dovrebbe strutturare un percorso comune al cui centro porre temi come sostenibilità ambietale, che significa riduzione del traffico veicolare, depurazione e politiche ambientali. Ma non possiamo non pensare anche alla valorizzazione dei prodotti e dei siti culturali. Prendiamo come esempi la cooperativa Marina di Sant’Anna di Ischia Ponte, che ha saputo cogliere le opportunità messe a disposizione per impostare un percorso virtuoso, che oggi dà lusto all’intera isola. La direzione da seguire è esattamente quella».

Hai partecipato, sia pure non direttamente, anche alle elezioni amministrative di Casamicciola. Ti aspettavi un esito così schiacciante e in che cosa secondo te la coalizione guidata da Arnaldo Ferrandino non è riuscita a fare breccia nel cuore dell’elettorato?

«Ogni volta che si partecipa ad una competizione, qualunque essa sia, lo si fa per provare a vincere. Era il momento di unire le forze mettendo da parte le appartenenze politiche, i risentimenti personali. Invece sì é voluta intraprendere per forza la contrapposizione. Adesso aspettiamo le soluzioni ed i risultati, che a dire il vero finora non vedo nenche in prospettiva realizzati. Immagino che tra gli scenari possa considerarsi anche quello di una nuova amministrazione».

È scoppiato di nuovo l’idillio tra te e Gianluca Trani, dopo la traumatica rottura di alcuni anni fa. Come si è nuovamente accesa la scintilla?

«Anche se negli ultimi anni i rapporti si erano un po’ raffreddati, Gianluca è un politico rampante, ha qualità e visione. E’ una risorsa per il Comune di Ischia e per il PD, dal quale non è mai uscito, e io auspico che possa dare un suo contributo, nell’interesse della collettività».

Un altro dibattito è legato alla possibilità di costituire un gruppo del Pd in consiglio comunale. Il sindaco Enzo Ferrandino ha detto che ci sono altre priorità, tu cosa ne pensi?

«Sono scelte che spettano ai consiglieri comunali. Qualora loro dovessero decidere di formare un gruppo PD all’interno del Consiglio Comunale, sarebbe una buona notizia per i cittadini di Ischia. Non credo che al sindaco dispiacerebbe e di certo non danneggerebbe l’amministrazione in quanto la politica va fatta all’interno dei partiti politici. Non esporsi non è mai una cosa positiva, a maggior ragione adesso che il PD è al governo tanto in Campania quanto a livello nazionale. Anche io scelsi di correre con le civiche, poi però in Consiglio nacque un gruppo PD a nove che ha rappresentato l’ossatura di quella amministrazione. Poi certo, il Enzo ha ragione, le priorità, per lui che guida l’amministrazione, sono altre».

A proposito di Enzo Ferrandino, come giudichi fin qui il suo operato?

«Essere sindaco è sempre difficile, perché si è un po’ come un padre di famiglia, si rischia sempre di scontentare qualcuno dei tuoi figli. Però nel complesso direi che se la sta cavando più che bene mettendo tanto impegno, considerando anche la genesi di questa amministrazione e l’integrazione della maggioranza con pezzi della minoranza».

Voglio chiudere con una riflessione, che tu stesso hai sottolineato in alcuni incontri con gli studenti isolani. Perché ci sentiamo così poco europei e cosa si può fare per invertire la tendenza?

«Io sono un uomo del Sud, mi sento tale e ne sono orgoglioso. Però sono un cittadino europeo ed è un sentimento che porto dentro con fierezza. Viviamo in una grande comunità che nel mondo è un faro di democrazia e solidarietà, un organismo complesso che ha saputo fare delle diversità al suo interno la sua forza motrice. Credo che le nuove generazioni si sentano molto più europee delle vecchie. Erasmus, Schengen, sono l’attuazione del sogno europeo, uno spazio libero che offra ai suoi cittadini la possibilità di costruire la propria vita, professionale e privata, in piena libertà, senza nessuna restrizione legata alla nazionalità. Ecco, forse basterebbe sottolineare di più questi aspetti per invertire la tendenza».

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