Statistiche
ARCHIVIO 3ARCHIVIO 5

Caserma Forestale, tutto da rifare?

Di Francesco Ferrandino

 

NAPOLI. Ieri mattina si è svolta una nuova udienza dibattimentale davanti al Giudice Nicola Russo della I Sezione Penale del Tribunale di Napoli, nel procedimento riguardante la costruzione della Caserma Forestale di Casamicciola Terme. Il trasferimento anticipato del Giudice Russo alla prestigiosa Scuola Superiore di Magistratura ha vanificato il serrato calendario delle udienze concordato un mese fa dalle parti per addivenire alla sentenza entro il mese di dicembre. Con tutta probabilità, il procedimento dovrà ricominciare da zero se, come spesso accade in tali casi, le parti non troveranno un accordo sull’utilizzo degli atti istruttori già acquisiti. Per quanto riguarda il merito dell’udienza di ieri, essa si è letteralmente risolta in un nulla di fatto. Il teste del P.M. Francesco Conte, che nella fase delle indagini preliminari aveva dichiarato che il frazionamento della “famosa” particella 9 gli era stato intimato dall’ex Sindaco di Casamicciola Giosi Ferrandino (il quale ha in seguito negato tale circostanza) non si è presentato, benché citato per ben tre volte dal P.M. e avvertito per telefono anche dagli addetti alla Cancelleria, oltre che colpito da una sanzione amministrativa pari a € 500: il giudice ne ha quindi disposto l’accompagnamento coattivo per la prossima udienza, che è stata fissata al 16 febbraio. L’avvocato di parte civile, Bruno Molinaro, ha dichiarato: «Davanti al nuovo Giudice ovviamente le parti potrebbero anche non prestare consenso alla lettura e all’utilizzo degli atti già compiuti. Vedremo. Tuttavia, una cosa è certa: per il momento la prescrizione dei reati non incombe, quantomeno per i reati più gravi, compreso il delitto di alterazione paesaggistica». Per la prossima udienza sarà chiamato a comparire anche il tecnico comunale del Comune di Casamicciola Terme, geom. Antonio Piro. L’avvocato Genny Tortora, legale della difesa, ha rilevato: «Siamo stati molto collaborativi con il giudice e con le altre parti, affinché il magistrato arrivasse a pronunciare la sentenza. Tuttavia, va preso atto che l’inerzia della Procura nel citare alcuni testi di per sé irrilevanti ai fini della definizione della posizione dell’ex sindaco Ferrandino e dell’architetto Arcamone, ha fatto sì che il giudice non abbia potuto addivenire alla soluzione del processo. Le valutazioni in relazione a qualsiasi ipotesi di consenso agli atti verranno effettuate all’atto dell’incardinamento del processo dinanzi al nuovo giudice: va tenuto conto che la delicatezza di questo processo necessita che la prova si formi davanti al giudice. È improponibile che un nuovo giudice, che non ha avuto contezza dell’intera vicenda, possa farsene un’idea precisa soltanto leggendo migliaia di pagine di atti». Il processo, ricordiamo, riguarda la realizzazione della costruenda Caserma della Guardia Forestale per la quale si rese necessario procedere all’abbattimento di alcuni pini facenti parte della pineta del Bosco della Maddalena realizzato negli anni cinquanta. La complessa vicenda ha origine nei primi anni ’80, quando venne individuata tale area per i lavori, ma assume gli attuali contorni “giudiziari” a partire dal 2009, per un presunto scambio di particelle catastali su cui successivamente furono posti i cantieri. Il Provveditorato alle opere pubbliche della Campania richiese la disponibilità di alcune centinaia di metri quadrati di pineta al comune di Casamicciola per la realizzazione della caserma della Forestale. Il comune incaricò un tecnico per individuare la particella da asservire. Venne dato l’ok dalla commissione edilizia e dai Beni Ambientali. Il luogo scelto fu, appunto, la pineta della Maddalena. Data l’autorizzazione paesaggistica da parte del Comune di Casamicciola, la Soprintendenza implicitamente autorizzò l’opera facendo decorrere i termini previsti (60 giorni, quindi per silenzio-assenso) per esprimere il proprio parere, che all’epoca era solo di legittimità, non di merito.  Tra l’altro, il decreto paesaggistico seguiva una strada parallela rispetto alla conferenza dei servizi (voluta dal Provveditorato alle opere pubbliche). L’Assopini di Ischia, la Cogivas e i Verdi della Campania intervennero in favore della pineta della Maddalena, rendendo il caso di rilievo nazionale, spingendo la Guardia di Finanza a indagare: in seguito fu disposto il sequestro del cantiere. L’impresa costruttrice inoltrò immediatamente ricorso al Tar. Nonostante l’esito tutt’altro che chiaro dinanzi al Tribunale Amministrativo regionale, la Procura della Repubblica dissequestrò il cantiere, facendo riprendere i lavori. L’amministrazione comunale dispose accertamenti tecnici ed emise un’ordinanza di sospensione dei lavori. In seguito sul caso per la prima volta intervenne la Soprintendenza che dichiarò i lavori illegittimi. Il resto è storia recente, con i rinvii a giudizio dell’estate 2014 che hanno interessato tra gli altri anche l’ex sindaco di Casamicciola Giosi Ferrandino e l’ex responsabile dell’UTC Silvano Arcamone, entrambi tuttavia non più in carica all’epoca dell’inizio dei lavori.

 

Ads

Articoli Correlati

Rispondi

Back to top button