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Caserta, l’appalto della monnezza milionario e la “profezia” ischitana

Il racconto di un portale casertano che svela che da una chiacchierata al bar a Ischia intercettata casualmente da un cronista sarebbe venuto fuori che la Isvec di Ivano Balestrieri non avrebbe effettuato il servizio N.U. in terra di lavoro, nonostante l’appalto vinto. E allora ecco che spunta l’unica ipotesi percorribile

DI GIOSUE’ ROSACROCE

A leggerla così potrebbe sembrare quasi una parabola, una storia con tanto di metafora, magari di fantasia. Ma l’impressione – visti i precedenti – è che non lo sia assolutamente e che alle volte i giornalisti per riuscire bene nel loro lavoro abbiano anche bisogno di un pizzico di fortuna. E così riecco che il portale casertace.net torna a parlare, sia pure di sguincio, di un nostro concittadino che nel casertano (territorio dove come è noto bisogna muoversi sempre con le pinze) si sta facendo largo nel settore dei rifiuti. Lui, manco a dirlo, è Ivano Balestrieri, la ditta è la ISVEC (che sta per isola verde ecologia), un tempo Balga. Come è noto, e ne abbiamo già relazionato, di mezzo c’è l’appalto monnezzaro proprio di Caserta, non proprio quattro spiccioli ed ecco che il cronista del sempre informato sito esordisce scrivendo: «Per quei casi strani della vita, abbiamo ascoltato due persone che parlavano e una di questi ha pronunciato la parola Caserta.Vabbè – abbiamo pensato – sarà stato qualche turista, qualche bagnante, qualche utilizzatore di terme ischitane. Ma si sa che l’orecchio del giornalista è caparbio nella sua curiosità. Ad un certo punto siamo riusciti a captare un’altra parola: monnezza. E allora, gironzolando senza dare nell’occhio, abbiamo guadagnato qualche metro e facendo finta di niente abbiamo anche sintonizzato l’udito ancor di più. “Noi non faremo la raccolta a Caserta. Più di questo non abbiamo avuto la possibilità di cogliere e di accogliere. Però, stavamo ad Ischia, cioè nel posto in cui hanno sede i fratelli Balestreri e la loro Isvec. Siccome siamo dei discreti monnezzologi, ci siamo subito resi conto che, pur non avendone la certezza matematica, è molto probabile che i due confabulatori parlassero di un appalto del comune di Caserta. Anzi, precisamente del recente appalto che il capoluogo ha aggiudicato proprio alla Isvec per la raccolta dei rifiuti solidi urbani nella città capoluogo per la durata di un anno, ad epilogo dunque dell’ennesima garetta e sempre in attesa della gara ortodossa, regolare, che qui da noi manca dal 2011, cioè da quando l’allora dirigente Carmine Sorbo viaggiava tra le campagne di Pozzuoli per trovare le giuste ispirazioni per quella procedura, che sarebbe stata infine aggiudicata (contratto firmato nel febbraio 2012) ad un Ati formata dal Consorzio Ecocar di Antonio Deodati, del quale faceva parte Ecocar srl, la Ipi, ugualmente controllata da Deodati, e la ditta Alba Paciello di Casagiove. Pur sapendo di non poter arrivare a conclusioni definitive, ci siamo comportati come quei magistrati i quali, essendo emersi fatti nuovi sulla morte di una persona, ufficializzata e formalizzata come naturale, ne ordina la riesumazione del corpo per sottoporlo ad esame autoptico e ad altre analisi periziali che il progresso scientifico di questo tempo consente, mobilizzando soprattutto i vari dna». Insomma, informazioni scottanti accompagnate sempre dalla giusta dose di ironia o almeno vogliamo sperare che di quello si tratti altrimenti ci sarebbe da preoccuparsi ancor più.

Il passaggio successivo riportato dal cronista è quasi consequenziale: «Per cui, noi abbiamo riesumato un articolo, che ritenevamo tutto sommato definitivo, non avendo appreso alcun elemento che ci facesse ritenere che ISVEC dei fratelli Balestreri di Ischia, già titolari della defunta Balga, non fossero i diretti titolari, ma soprattutto i diretti esecutori, di questo affidamento attuale da una dozzina di milioni di euro, poco meno, poco più. Galeotto fu, dunque, il bar di Ischia Porto per farci drizzare le antenne anche sugli altri partecipanti della procedura di gara. D’altronde, se un apparentemente ischitano, che comunque non era Balestreri, di cui la faccia conosciamo, dice davanti ad un bar che “loro” non faranno la raccolta a Caserta, l’unica strada ancora aperta perché questo non succeda, perché la Isvec perda il titolo acquisito, è rappresentato dall’intervento della magistratura amministrativa. Ma al Tar può adire chi ha un interesse diretto leso da una manifestazione formale, ufficiale della potestà amministrativa, quale può essere una delibera, una determina, un’ordinanza, un decreto. E in questo caso specifico una determina di aggiudicazione. Ora, è vero che il ricorso al Tar lo può fare anche il terzo, il quarto o il cinquantesimo classificato, visto che ai giudici amministrativi si può ricorrere anche per chiedere l’invalidazione totale di una gara d’appalto, o anche perché si ritiene che io, azienda x classificata al 50esimo posto, sia stata preceduta da 49 imprese le quali hanno occupato la loro posizione per effetto di una procedura non regolare».

Il sospetto è che in una maniera difficile da esplicare la seconda classificata, ossia la Dusty, potrebbe presentare (sempre che non lo abbia già fatto) ricorso al Tar per scalzare l’azienda isolana: nel mirino non l’annullamento della gara ma l’aggiudicazione alla Isvec. E si spiega anche perché le possibilità di trovare conforto nella magistratura amministrativa non è remoto

Insomma, casertace.net spiega che a questo punto a chiedere i documenti alla ditta vincitrice dell’appalto potrebbe essere la seconda classificata ossia la siciliana Dusty di cui viene tracciato un profilo niente affatto lusinghiero che però nello specifico a noi interessa ben poco. Si arriva al momento in cui in quel di Catania si decide di spacchettare la gara in tre lotti, al primo e al terzo tra l’altro si candida un’altra azienda ben nota dalle nostre parti e cioè la SuperEco, il cui titolare è Carlo Ciummo, giusto per intenderci figlio di quel Vittorio finito agli arresti nel 2016 per una vicenda legata a presunte mazzette sull’asse Lacco Ameno-Forio-Monte di Procida.

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Dopo questo giro lungo e largo, che dimostra in maniera lampante quanto i nostri colleghi di Terra di Lavoro siano ben addentro le questioni monnezzare di casa loro e non solo, ecco che si arriva alla parte finale del servizio giornalistico nel quale si legge: «Quanto volete scommettere, lettori di CasertaCE, che la Dusty ha già presentato o si accinge a presentare al Tar ricorso per l’annullamento, non della gara, ma dell’aggiudicazione alla Isvec? E quanto volete scommettere che il Tar darà ragione alla Dusty? Noi ne siamo certi. E sapete perchè? Perché negli ultimi quindici anni abbiamo raccontato di decine e decine di gare bandite impallinate dal Tar, con qualche variazione sul tema relativa a dinieghi su permessi richiesti al comune, così come è capitato, ad esempio, con il distributore di carburante che il teverolese Stefano Graziano, cugino diretto ed omonimo dell’ex parlamentare ed ex consigliere regionale del PD, ha potuto impiantare dopo che il Tar in grande scioltezza, avendo trovato nel diniego firmato tanti pertugi, tante pecche in cui poter infilare una sentenza di accoglimento dell’impugnazione. La corte amministrativa regionale gli ha dato ragione annullando quel no messo nero su bianco dal dirigente comunale. Una decisione della quale pare il dirigente comunale non sappia farsi una ragione. Aspettiamo con ansia, dunque, l’esito del pressoché certo ricorso che sarà presentato, a meno che non lo sia già stato, della “solo siciliana”(?) Dusty srl, che ha ben potuto valutare e forse apprezzare sulla piazza di Catania, gemellata con quella di Caserta, le capacità imprenditoriali di Deodati e della sua inossidabile, immarcescibile Ecocar». Insomma, nell’attesa di capire se la “profezia” del portale caserano si avvererà e soprattutto se quella apparentemente innocua chiacchierata dinanzi a un caffè a Ischia si rivelerà “galeotta”. Nel frattempo una cosa è certa: dalle parti di Caserta per il nostro Ivano davvero non c’è mai pace.

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