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Caso Di Costanzo: tra presidio, legalità e le nuove generazioni in crisi dei valori

ARANO D’ISCHIA. Quello del 19 luglio è stato un vero è proprio gesto di pazzia nei confronti del noto militante testaccese di Rifondazione Comunista. Giorgio Di Costanzo è stato di fatto aggredito, in piazza Mar del Plata a Testaccio, da una baby gang, che lo ha malmenato e verbalmente offeso chiamandolo “ricchione”. Dopodiché i giovani sono scappati prima dell’arrivo delle forze dell’ordine, che hanno soccorso Giorgio tranquillizzandolo e portandolo in ospedale per accertamenti medici. Molti i gesti e le frasi di solidarietà rivolte a lui nei giorni trascorsi dopo l’accaduto. Come si ricorderà, sui suoi canali social l’avvocato e consigliere regionale Maria Grazia Di Scala aveva commentato così la vicenda: «Conosco Giorgio Di Costanzo ma non posso taggarlo in questo mio post perché lui mi ha bannato, da un giorno all’altro e senza motivo. Eravamo amici anche di Facebook, ma ci siamo intrattenuti spesso per strada, fino a qualche anno fa, a chiacchierare di argomenti vari. Mi cercava talora anche al telefono Giorgio, anche solo per un consiglio o uno scambio di opinioni, che avveniva amabilmente nonostante la diversa appartenenza politica, della quale – come principio generale nei rapporti personali – non mi è mai fregato niente. Circa venti anni fa ho difeso Giorgio in un lungo e tormentato processo penale, nel quale egli si costituì parte civile dopo aver querelato il suo compagno di militanza Alfonso Mattera, con il quale si erano beccati sulla stampa locale con un violento scambio di articoli. E l’ho difeso proprio in quanto appellato in maniera offensiva e volgare per la sua diversità». E ancora, in seguito al presidio organizzato per Giorgio in piazza Mar del Plata: «L’iniziativa non poteva che partire dal circolo di cui Giorgio fa parte, il circolo di Rifondazione Comunista. Tuttavia, questa è un’iniziativa aperta a tutte le persone che si sentono autenticamente democratiche, e che vogliono opporre una voce fuori dal coro verso l’omertà e l’accondiscendenza che si hanno verso certi gesti, che vengono derubricati a ragazzate. Noi siamo qui per solidarietà nei confronti di Giorgio, nostro amico e compagno, che ha subito un torto umiliante. Allo stesso tempo vogliamo che la popolazione locale capisca che c’è un altro modo di stare insieme, e che certi atteggiamenti sono espunti dal vivere civile, e non devono avere nessun tipo di giustificazione né di tolleranza», dichiara Antonietta Manzi. Un’azione, quella della sera del 19, che dovrebbe far molto riflettere sull’evoluzione che la nostra società sta subendo. Quel che è certo è che quest’anno abbiamo subito una vera e propria campagna elettorale all’insegna del linguaggio d’odio che si è insediata tramite social media all’interno delle nostre case modificando il pensiero di un’Italia non razzista, non omofoba. Diverse infatti le dichiarazioni omofobe del vicepremier e ministro degli interni Matteo Salvini, aggiunte a quelle del ministro della famiglia e della disabilità Fontana che ha dichiarato apertamente di non riconoscere le famiglie arcobaleno e i figli delle famiglie LGBT. «Le famiglie arcobaleno non esistono per legge in questo momento», aggiungendo: «Se l’Ue sta invecchiando ha bisogno di fare figli, bisogna potenziare i consultori per cercare di dissuadere ad abortire» – Lorenzo Fontana. Riportiamo poi una dichiarazione eclatante dello stesso Matteo Salvini: «Matrimonio e adozione gay non sono un diritto umano. I bambini devono nascere e crescere come il buon Dio ha deciso, l’utero in affitto è bieco e volgare egoismo. Ma pensiamo al bambino: oltre all’egoismo del genitore pensiamo al bimbo. Se cresce con genitori o un genitore gay parte da un gradino più sotto. Parte con handicap». Questi i toni a cui si sta abituando l’Italia e che hanno generato un episodio realmente grave se solo si pensa che quest’anno ricorre il 70esimo anniversario della dichiarazione dei diritti umani dell’uomo. Un episodio che su un’isola come Ischia non ci saremmo mai aspettati. La responsabilità di questi gesti non si può non attribuirla alle famiglie di questi ragazzi che forse non hanno avuto un’educazione adeguata per poter essere in grado di capire che alla base della società vige il rispetto per l’essere umano e non solo. Si può senza dubbio definire un caso di violazione dei diritti umani ed è forse giunto, dunque, il momento di sensibilizzare Ischia in quelli che sono i rapporti umani, civili e sociali. Partendo prima di tutto dal contesto familiare, che come abbiamo già detto, è totalmente cambiato in maniera negativa. Per poi passare alle scuole e alle associazioni presenti sul territorio. Sarebbe forse giusto introdurre un discorso di pedagogia, di rielaborazione dell’idea dell’essere umano che non deve essere denigrato per una sua “diversità”, ma accettato pienamente all’interno della società .

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