Caso Pegaso, processo rinviato al 25 ottobre

di Francesco Castaldi
FORIO – Si sarebbe dovuta svolgere ieri mattina, dinanzi alla VII sezione penale (collegio C) del Tribunale di Napoli, l’udienza relativa al processo Pegaso. Il condizionale è quanto mai d’obbligo in questa circostanza, dal momento che il processo è slittato al prossimo 25 ottobre, e ciò a causa di un difetto di notifica dell’avviso di fissazione dell’udienza per uno degli imputati, Franco Monti. L’ex sindaco di Forio e presidente della Pegaso, nello scorso dicembre, venne rinviato a giudizio assieme a Salvatore Serpico – ultimo presidente della società – dal Giudice per l’udienza preliminare Tommaso Miranda, che contestualmente dispose il proscioglimento per gran parte degli imputati, tra i quali Pietro Russo (ex presidente del consiglio di amministrazione della società tra il 2003 e il 2004), che è stato assolto dall’accusa di aver indicato nei bilanci degli esercizi 2002-2003 una situazione debitoria nettamente inferiore a quella esistente al punto da determinare il totale azzeramento del capitale (con conseguente necessità di procedere alla ricostituzione dello stesso), e di aver provocato dolosamente il fallimento della società.
Il magistrato, in quella circostanza, dispose anche il proscioglimento dell’intero collegio sindacale, composto da Enzo Ferrandino, Oscar Rumolo, Domenico Miragliuolo e Antonio Siciliano. L’accusa nei loro confronti consisteva nell’aver omesso dolosamente la dovuta vigilanza – contabile e gestionale – oltre ad aver redatto mendaci relazioni sindacali che in definitiva avrebbero celato la reale situazione societaria provocandone fraudolentemente la bancarotta. Gli unici rinviati a giudizio sono stati, come detto, Francesco Paolo (detto Franco) Monti e Salvatore Serpico, amministratori della società durante gli anni in cui si consumò la lenta agonia che anticipò il definitivo fallimento della Pegaso. Come spiegatoci dall’avvocato Genny Tortora, legale di fiducia del Rumolo, secondo il magistrato il collegio sindacale era già decaduto nel momento in cui avvenne la cessione del ramo d’azienda riguardante la raccolta rifiuti alla nuova società, la Torre Saracena.
Fin quando i componenti del collegio risultavano in carica, il Comune trasferiva normalmente il denaro necessario a coprire i costi del servizio alla Pegaso (cioè alla sezione deputata alla raccolta rifiuti), permettendo così di ripianare nel tempo anche alcune eventuali perdite. In sostanza, secondo il giudice, il collegio decadde dalla carica prima della creazione della nuova società (Torre Saracena), che poi si accollò la raccolta dei rifiuti, mentre i nuovi amministratori Serpico e Monti avrebbero espresso il loro consenso al “passaggio” di tale servizio al nuovo soggetto giuridico. Una decisione che li vede ora chiamati a rispondere dell’accusa di aver cagionato il fallimento della Pegaso per effetto di operazioni dolose, compresa l’omissione dei pagamenti delle ritenute fiscali e dei contributi previdenziali.
Sulla questione è intervenuto anche l’avvocato Michele Calise, legale di Salvatore Serpico. Il professionista, nel corso del pomeriggio di ieri, ha dichiarato al nostro quotidiano: «Ritengo con assoluta fermezza che il rinvio a giudizio del mio assistito sia stato ingiusto e confido, per tutti gli elementi documentali già addotti e per quelli che ancora produrremo in giudizio, che sarà assolto da questa pesante accusa. Spero sia chiaro, per altro, che non viene accusato di aver distratto soldi in suo favore o in favore di terzi e che paga colpe prevalentemente politiche addossabili al Comune di Forio, socio unico della Pegaso».




