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Caso “Villa Arbusto”, intervista a Giacomo Pascale

Gianluca Castagna | Ischia – «Me ne hanno attribuite di tutti i colori: che voglio vendere il Museo Pithecusae, che considero Villa Arbusto un’unghia incarnita, che sono un sindaco ignorante pronto a mettere in vendita la coppa di Nestore. Ne hanno parlato i giornali di mezzo mondo, mi hanno chiamato dal Canada, da San Pedro in California e da Seattle. Stasera sono contento di chiarire in pubblico come stanno veramente le cose. E mi vedo costretto a farlo per l’ennesima volta perché, a quanto pare, le mie smentite non sono servite a nulla».
L’occasione per farlo era, almeno sulla carta, quella ideale. Ricordare Giorgio Buchner, lo scopritore di Pithecusae, nel borgo di Sant’Alessandro, dove visse buona parte della sua vita, per un incontro sul tema “La Coppa di Nestore e i reperti ritrovati a Ischia: quale futuro?”. La figura dell’archeologo e la sua preziosissima eredità, forse dispersa, certo mai adeguatamente valorizzata, sono state tuttavia presto accantonate per entrare nella questione spinosa che da settimane manda in fibrillazione i media: vendere Villa Arbusto per tamponare la grave crisi in cui versa il comune. Bufala di mezza estate o voce con un fondo di verità? Giacomo Pascale, sindaco di Lacco Ameno; Costanza Gialanella, direttore archeologo presso la Sovrintendenza Speciale per i Beni Archeologici degli uffici di Pozzuoli e di Ischia; Lello Montuori, dirigente del Municipio di Ischia. Ciascuno con un proprio punto di vista che solo apparentemente trovano sintesi unitaria nell’obiettivo, sempre più vago, di “valorizzare la cultura e i suoi beni”. Nella pratica, entrano in gioco pensieri, opinioni, percorsi che faticano a incontrasi perfino su un terreno dialettico. Cominciando dal sindaco di Lacco Ameno Giacomo Pascale
«Io non posso vendere il Museo – insiste Pascale – i reperti che stanno a Villa Arbusto non sono di Giacomo Pascale, sindaco pro tempore, e anche piuttosto scomodo, di Lacco Ameno. Siamo seri: per alienare il bene e dare respiro al bilancio comunale, dovrei anzitutto instaurare un contenzioso con la Sovrintendenza per eseguire lo sfratto, avere mandato dal consiglio comunale di mettere in vendita la Villa, ottenere la valutazione dell’ufficio tecnico erariale per sapere quanto vale il complesso, mettere una posta in entrata del bilancio derivante dall’alienazione di questo bene e, alla fine di questo lungo e tortuoso percorso amministrativo, mettere l’immobile sul mercato e trovare, in una fase storica di pesante crisi economica, un potenziale acquirente. Non c’è un solo atto, di tutto questo percorso, che la mia amministrazione abbia prodotto. Nessuno. Il Museo non si può vendere nemmeno volendo. Quindi continuo a non spiegarmi da dove nasce questa notizia e continuo a non spiegarmi com’è possibile che autorevoli personaggi continuino a credere a questa bufala nonostante le mie continue smentite».
DSC_0082_ICITYResta il fatto che il declino del Museo e di tutto il complesso circostante è sotto gli occhi di tutti.
«Mi sono trovato, in una notte, nella situazione difficilissima di decidere se chiudere il cimitero o Villa Arbusto. Per difficoltà oggettive, ineludibili. Il dissesto in cui versa il Comune mi ha spinto verso decisioni che la stampa locale conosce bene: non poter assumere vigili stagionali, tagliare l’indennità di carica al comandante dei vigili e del responsabile del servizio finanziario. Alla fine, grazie all’impegno dell’assessore Cecilia Prota, ci siamo dotati di un regolamento per i volontari, abbiamo avuto la fortuna di trovare dei ragazzi preparati, esperti del settore come la dott.ssa Massimina Monti, la dott.ssa Mariangela Catuogno, che, a titolo gratuito, stanno portando avanti l’attività del museo. Aperto ogni giorno, escluso il lunedì, dalle 9 alle 13. A causa dei lavori di ristrutturazione per efficientamento energetico della Sede in Piazza Santa Restituta, alcuni uffici sono stati trasferiti a Villa Gingerò, nei pressi del complesso museale. Frequentandolo ogni giorno, conosco bene la situazione. So il valore e l’importanza del museo. Quanti turisti arrivano, da dove e cosa ci chiedono. Poi, è chiaro, io e la dott.ssa Gialanella sogniamo la stessa cosa: moltissimi isolani e turisti che visitino e apprezzino il museo, che escano conoscendo molte più cose rispetto a quando sono entrati. La mia idea di rilancio? Anzitutto ottenere conforto e sostegno dalle istituzioni sovracomunali, a partire dalla Regione Campania, la nuova Città Metropolitana, dal ministro dei Beni Culturali Franceschini Sediamoci tutti attorno a un tavolo, dotiamo Villa Arbusto e il Museo archeologico di un vero progetto di rilancio e di una programmazione sul lungo periodo. Ognuno però deve fare la sua parte».
Il Museo Pithecusae, per l’alto valore archeologico e culturale dei reperti che ospita, poteva dare senso al turismo locale. Rappresentare il risultato simbiotico tra comunità, visitatori e cultura dei luoghi. Così non è mai stato. Perché?
«Perché non si è avuta la possibilità, attorno al Museo, di un intervento imprenditoriale serio per renderla una struttura viva e funzionante. Non abbiamo mai avuto le risorse economiche necessarie e sufficienti per tenere aperto un museo degno di questo nome. Si pensi che non sono mai state fatte opere di ordinaria manutenzione dalla sua apertura. Negli anni, il comune di Lacco Ameno si è impegnato ad assicurare molto di più di quello che avrebbe potuto. L’ha fatto con propri dipendenti, un direttore scientifico, e sempre tutto a suo carico»
Interni del Museo Archeologico 'Pithecusae' (foto secondaria)Possibile che sia solo la mancanza di risorse ad aver impedito il decollo del Museo?
«No, questo è uno dei problemi. E’ necessario poi un piano organico della promozione per attrarre turisti e permetterci una vera autogestione. Non c’è mai stata una strategia di lungo periodo come altrove. Lo abbiamo pagato. Il numero di visitatori dei Giardini “La Mortella”, a Forio, rappresentano un dato indicativo di come funzioni una vera programmazione e di quali benefici produca».
Perché non trasformare la tassa di soggiorno in una tassa di scopo che serva per ammodernare, far funzionare i Musei civici, realizzare una programmazione di qualità e una comunicazione costante dentro e fuori il territori? 
«Come ho spesso affermato, sono profondamente contrario alla tassa di soggiorno. Sarei favorevole alla tassa di sbarco, che poteva essere destinata, d’accordo con i colleghi degli altri comuni dell’isola, verso certi iniziative. Ho approvato la tassa di soggiorno sono in via sperimentale per i mesi di agosto e settembre. Tra ottobre e novembre ho intenzione di riunirmi con i miei colleghi e decidere insieme se è il caso di trasformarla in tassa di sbarco. Non escludo possa essere destinata agli scopi a cui lei fa riferimento».
Perché in generale i privati non vengono coinvolti o interessati nella sponsorizzazione delle istituzioni culturali come il Museo di Pithecusae? E’ una questione complicata?
«Il privato fa l’imprenditore. E oggi l’imprenditore non trova conveniente venire a investire a Villa Arbusto nella condizione in cui si trova. Non trovano interessante fare investimenti o concedere sponsorizzazioni per il solo gusto di essere uomini di cultura e foraggiare l’arte».
(foto: Ischiacity)

 

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