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Cava Baino, la Commissione europea chiede chiarimenti

C’era anche una nutrita delegazione di Palazzo Bellavista ieri mattina presso il Ministero dell’Ambiente. Il motivo della trasferta era la questione riguardante l’ex discarica di Cava Baino, ex cava Pozzillo. Il dicastero guidato da Gian Luca Galletti aveva convocato anche la Regione e i rappresentanti di vari comuni campani. Per Casamicciola erano presenti il sindaco Castagna, l’assessore Nunzia Piro, i componenti dell’Ufficio tecnico, la dottoressa Miragliuolo, geologa, e l’ingegnere Giuseppe Conte. Sul tavolo, la richiesta da parte della Commissione Europea ha chiesto di integrare la documentazione relativa alle verifiche che nei mesi scorsi hanno escluso la necessità della bonifica del sito che fu adibito a discarica di rifiuti non pericolosi fino all’ormai lontano 1988, prima della dismissione. Come si ricorderà, il  17 marzo si era positivamente conclusa la conferenza di servizi convocata in Regione per la valutazione e l’approvazione dell’Analisi di Rischio presentata dal Comune di Casamicciola per il sito. Nel dipanarsi della Conferenza, che radunava non soltanto l’ente di Palazzo Bellavista, ma anche la Città Metropolitana, l’Arpac e l’Asl Napoli 2 Nord, era già emerso che i valori delle analisi effettuate sul posto non presentano rischi apprezzabili per la salute o per l’ambiente. Di conseguenza, Cava Baino non necessiterebbe dell’operazione di bonifica. I dati aggiornati dell’analisi del rischio erano poi stati inseriti nel programma, e inviati al Ministero dell’Ambiente.

La richiesta di integrazioni da parte della Commissione Europea, secondo l’amministrazione di Palazzo Bellavista, è solo un eccesso di zelo, peraltro raro. In ogni caso, i dati richiesti, che riguardano l’effettivo grado di sicurezza per l’ambiente e la salute umana del sito di Cava Baino, verranno inviati in questi giorni, e la procedura d’infrazione sarà definitivamente chiusa. La vicenda, ormai nota ai lettori, è piuttosto complessa e chiama in causa la sentenza emessa nel 2014 dalla Corte di Giustizia Europea, nella quale si constatava che l’Italia non aveva adottato tutte le misure necessarie a dare esecuzione alla sentenza del 26 aprile 2007 con la quale la Corte aveva dichiarato che la Repubblica italiana era venuta meno agli obblighi derivanti dalle direttive comunitarie in tema di rifiuti pericolosi e di discariche. La Corte aveva perciò condannato l’Italia a versare alla Commissione europea la somma forfettaria di 40 milioni euro. Alla pesante sanzione si aggiungeva anche una penalità semestrale, a partire dal giorno di pronuncia della sentenza e fino all’esecuzione della decisione emanata nel 2007, calcolata a partire da un importo iniziato fissato in ben € 42.800.000,00 dal quale detrarre 400mila euro per ciascuna discarica di rifiuti pericolosi e 200mila euro per ogni altra discarica, messe a norma in conformità alla sentenza. Per Casamicciola, era stata segnalata proprio l’ex discarica di Cava Baino.

Dopo vari esami e analisi effettuate negli ultimi anni è stato però accertato che  i valori riscontrati sono compatibili con la natura chimica delle acque sotterranee idrotermali, acquisendo anche la nota dell’Arpac, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale,  secondo cui “le analisi chimiche condotte dal Comune di Casamicciola sulle acque superficiali del rivo che attraversa la discarica non risultano contaminate”, e che “per quanto riguarda le acque sotterranee, i superamenti riscontrati sono compatibili con la natura chimica  delle acque sotterranee idrotermali”. La conclusione dell’Agenzia era chiara: “Si ritiene approvata l’Analisi di rischio presentata e le successive integrazioni con cui si dimostra assenza di rischio sanitario e ambientale”. Anche i dati emersi nella prima campagna di misurazione validati dall’Arpac nel 2009 dimostravano che Cava Baino non era contaminata e che quindi già all’epoca non andava incluso nell’elenco dei siti potenzialmente contaminati. L’approvazione da parte della conferenza dei servizi dell’assenza di rischi nel sito dell’ex discarica ha dunque già sancito, di fatto, l’uscita di Cava Baino dalla “lista nera” dei siti che avevano provocato la pesante sanzione allo Stato italiano. L’auspicata chiusura della procedura d’infrazione dovrebbe essere decisiva anche nello “scagionare”  l’amministrazione di Palazzo Bellavist, convocata per il prossimo febbraio dinanzi alla sezione regionale della Corte dei Conti,  mettendo definitivamente termine alla vicenda che si trascina da un decennio.

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