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Il cavalluccio marino: da “animale” divino per gli antichi a pesce aristocratico per i moderni  pescatori dell’isola

Vi siete mai imbattuti in cavallucci marini ? Agosto per lo più è il loro mese di “viaggio”. I nostri pescatori ci dicono di si. Li catturano nelle reti, nelle nasse, avvolte anche nelle lancelle quando si tratta di esemplari piccoli, nei cuoppi e nelle reti a strascico. E’ un particolare pesce  dalle caratteristiche uniche che non è commestibile, nel senso che non va portato a tavola per essere mangiato. La sua funzione è  ben altra cosa. Imperversano nei mezzi fondali del nostro mare  eretti, fieri, colorati, belli coscienti di essere una specie speciale dell’universo marino, decisi a conservare il loro “blasone” di pesci aristocratici fra i tanti che meriterebbero forse eguale considerazione. Quando sono in tanti, sfilano sott’acqua rigando diritto, come se dovessero andare ad una parata militare. La loro natura li rende osservati, studiati, ammirati per destinazioni anche extramarine per finire in pratiche di imbalsamazione da musei marini. I cavallucci marini sono di varie specie. Se ne contano 35 e vengono chiamati anche ippocampi, per via della testa che ricorda quella di un piccolo cavallo. Tutti i pesci del genere Hippocampus presentano le identiche caratteristiche fisiche e si distinguono dai vari pesci. La struttura fisica è incentrata su un asse verticale anziché orizzontale, quindi i cavallucci marini hanno posizione eretta, anche se durante il nuoto assumono una posizione più idrodinamica, avanzata. Un collo arcuato posiziona la testa in avanti, dalla caratteristica forma equina e con un muso allungato e tubolare.

I cavallucci marini o ippocampi si trovano in vari punti del nostro mare al largo dell’isola come  in tutte le acque del mondo tranne quelle glaciali, prevalentemente in prossimità delle coste dove trovano rifugio e sostegni, dove potersi ancorare durante i movimenti con la lunga coda prensile. Sono particolarmente diffusi nelle barriere coralline e nelle praterie marine come la Posidonia oceanica di cui il mare di Ischia  nei suoi fondali  è ben fornito.  Le forme caratteristiche dei cavallucci marini non sono certo sfuggite ai popoli antichi, che lo ritenevano un animale divino. Non è un caso che la mitologia greca associ la creazione del cavallo al dio del mare Poseidone, che sarà spesso raffigurato con un carro trainato da ippocampi. Il cavalluccio marino nell’arte è quindi rappresentato sia come appare nella realtà che, soprattutto, come animale mitologico, commistione tra creatura terrestre e marina.  L’intero suo corpo è rafforzato da una corazza ossea, in molte specie arricchita da spigoli e aculei che rendono il cavalluccio marino una preda poco appetitosa. Caratteristici sono degli spigoli sopraoculari e una corona ossea intorno alla testa. In molte specie la struttura della corazza ossea accentua il già elevato mimetismo della colorazione. La livrea varia per ogni specie. Le dimensioni variano da specie a specie. A rendere così unico il cavalluccio marino non è solo la sua curiosa forma equina.

A differenza della maggior parte degli altri pesci, i cavallucci sono monogami e compagni per la vita. E, caratteristica ancora più bizzarra, sono l’unica specie sulla terra in cui è il maschio a partorire i piccoli. Diffusi nelle acque poco profonde e temperate di tutti i mari, questi nuotatori verticali, parenti dei pesci pipa, possono misurare dagli 1,5 ai 35 centimetri di lunghezza. I maschi sono provvisti di una sacca marsupiale collocata sotto il petto. Qui, dopo l’accoppiamento, la femmina deposita le sue uova che spetta al maschio fertilizzare. Le uova rimangono all’interno della tasca paterna fino alla schiusa, dopo la quale i cavallucci, pienamente formati, sono pronti a lasciare il marsupio.

A causa della loro forma, i cavallucci marini non sono abili nuotatori e capita spesso che muoiano per affaticamento quando si trovano a nuotare in acque particolarmente mosse e agitate. Si muovono usando come propulsore una piccola pinna dorsale, alla quale imprimono fino a 35 oscillazioni al secondo. Più piccole di quella dorsale, le due pinne pettorali, poste dietro la testa, servono al cavalluccio per le manovre. Con la sua coda prensile, si ancora alle alghe e ai coralli e usa il suo muso allungato per aspirare il plancton e i piccoli crostacei che gli fluttuano intorno. Contraddistinto da un vorace appetito, il cavalluccio non smette mai di aspirare il suo cibo e può arrivare a consumare più di 3,000 gamberetti al giorno. Non abbiamo a disposizione dati demografici completi su tutte le 35 specie di cavallucci marini sparse per il mondo. Tuttavia, il generale impoverimento degli habitat costieri, l’inquinamento e la pesca incontrollata – soprattutto in Asia, a fini terapeutici – espongono varie specie al rischio di estinzione.

Antonio Lubrano (antoniolubrano1941@gmail.com)

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