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CULTURA & SOCIETA'

Celebrata dal parroco Don Luigi De Donato la conclusione dello speciale novenario in onore del santo

Con la lettera apostolica “patris corde – con cuore di padre”, Papa Bergoglio ha ricordato il 150.mo anniversario della dichiarazione di San Giuseppe quale patrono della Chiesa Universale. per l’occasione ha indetto lo speciale “Anno di San Giuseppe” –la Chiesa di ischia in simbiosi con i suoi fedeli nella difesa della fede e delle tradizioni ha raccolto il messaggio papale ed ha conferito maggiore importanza alla ricorrenza del 19 marzo solennità di San Giuseppe. Infatti tutte le parrocchie dell’ isola hanno organizzato in onore dell’amato San Giuseppe il rituale Sacro Novenario come si fa i santi patroni.

La Reale Chiesa parrocchiale di Portosalvo a Porto d’Ischia, che vanta un statua antica ed imponente del Santo, la più espressiva e bella fra le tante immagini di San Giuseppe che si venerano nelle chiese sull’isola, ha organizzato il Novenario in onore del suo speciale Santo concludendolo la sera del giorno di San Giuseppe con la celebrazione solenne della Santa Eucarestia officiata dal Parroco Don Luigi De Donato e seguita, sia pure con un’ assemblea di fedeli ridotta, in chiesa a distanza sociale antivirus con spirito di fede e devozione. Alla cerimonia liturgica in onore di San Giusepp, il Parroco Don Luigi De Donato ha abbinato anche la celebrazione del Venerdi’ della Via Crucis. Sulla millenaria storica vita di San Giuseppe c’ è, oltre alle solite notizie che si conoscono, molto altro da dire, specie sulla sua professione o mestiere. La chiesa ti offre mille spunti quando si vuole fare maggiore chiarezza e conoscere elementi nuovi sui suoi antichi personaggi di punta. E nel nostro caso San Giuseppe lo è. Vi sono i vangeli, le sacre scritture, gli storici che hanno indagato in lungo ed in largo per riportare sui libri dati alle stampe storie di “vita e miracoli” di uomini e donne in terra eletti da Dio. San Giuseppe (scritto in ebraico: יוֹסֵף‎?, Yosef; in greco antico Ιωσηφ; in latino: Ioseph …-…), secondo il Nuovo Testamento,come si sa, è lo sposo di Maria e il padre putativo di Gesù. È definito come uomo giusto. Venerato come santo dalla Chiesa cattolica e dalla Chiesa ortodossa, fu dichiarato patrono della Chiesa cattolica dal beato Pio IX l’8 dicembre 1870.

San Giuseppe, Maria e Gesù bambino sono anche collettivamente riconosciuti come la Sacra Famiglia. I Vangeli e la dottrina cristiana affermano che il vero padre di Gesù fu Dio stesso: Maria lo concepì miracolosamente, senza aver avuto rapporti matrimoniali con alcuno, per intervento dello Spirito Santo. Giuseppe, messo al corrente di quanto era accaduto da una visione avuta in sogno, accettò di sposarla e di riconoscere legalmente Gesù come proprio figlio. Perciò la tradizione lo chiama padre putativo di Gesù (dal latino puto, “credo”), cioè colui “che era creduto” suo padre. Nel Vangelo di Matteo la professione di Giuseppe viene nominata quando si dice che Gesù era figlio di un “téktón“. Il termine greco téktón è stato interpretato in vari modi. Si tratta di un titolo generico che non si limitava ad indicare i semplici lavori di un falegname ma veniva usato per operatori impegnati in attività economiche legate all’edilizia, in cui si esercitava piuttosto un mestiere con materiale pesante, che manteneva la durezza anche durante la lavorazione, per esempio legno o pietra. Accanto alla traduzione – accettata dalla maggior parte dagli studiosi – di téktón come carpentiere, alcuni hanno voluto accostare quella di scalpellino. Qualche studioso ha ipotizzato che non avesse una semplice bottega artigiana ma un’attività imprenditoriale legata alle costruzioni, dunque in senso stretto non doveva appartenere a una famiglia povera.

Se si accettano come veritieri i vangeli apocrifi secondo i quali Maria vergine era figlia di Anna e del ricco Gioacchino, questa interpretazione sulla professione imprenditoriale di Giuseppe meglio si concilia con la condizione economica benestante della sua promessa sposa (rispetto ad avere due genitori di Gesù entrambi discendenti di re Davide, ma con Giuseppe di modeste origini). Tra gli ebrei dell’epoca, i bambini a cinque anni iniziavano l’istruzione religiosa e l’apprendimento del mestiere del padre, quindi è ipotizzabile che Gesù a propria volta praticò in gioventù il mestiere di falegname. Il primo evangelista ad usare questo titolo per Gesù è stato Marco che definisce Gesù un téktón in occasione di una visita a Nazaret, osservando che i concittadini ironicamente si chiedono: “Non è costui il téktón, il figlio di Maria?”. Matteo riprende il racconto di Marco, ma con una variante: “Non è egli (Gesù) il figlio del téktón?”. Come è evidente, qui è Giuseppe ad essere iscritto a questa professione. Nei tempi antichi, i Padri latini della Chiesa hanno però tradotto il termine greco di téktón con falegname, dimenticando forse che nella Israele di allora il legno non serviva soltanto per approntare aratri e mobili vari, ma veniva usato come vero e necessario materiale per costruire case e qualsiasi edificio.

Infatti, oltre ai serramenti in legno, i tetti a terrazza delle case israelite erano allestiti con travi connesse tra loro con rami, argilla, fango e terra pressata, tant’è vero che il Salmo 129 descrive come sui tetti crescesse l’erba. Secondo i Vangeli, Giuseppe esercitò la sua professione a Nazaret, dove viveva con la famiglia. Potrebbe avere lavorato per qualche tempo anche a Cafarnao; a sostegno di questa ipotesi viene citato un passo del Vangelo di Giovanni, in cui Gesù predica nella sinagoga di Cafarnao e i suoi oppositori dicono di lui che è il figlio di Giuseppe (Gv6,41-59), cosa che dimostrerebbe che essi conoscevano Giuseppe. Alcuni studiosi ritengono che potrebbe avere lavorato per un certo periodo, probabilmente insieme a Gesù, anche a Zippori, importante città situata a pochi chilometri da Nazaret.

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