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CRONACA

Cellammare rimette il mandato, resa dei conti nell’avvocatura isolana

Il presidente dell’associazione degli avvocati isolani ha annunciato le dimissioni insieme ai componenti del direttivo, convocando l’assemblea per il 29 aprile in risposta ai “dissidenti” guidati dall’avvocato Alberto Barbieri

Si dimette il consiglio direttivo dell’Associazione forense dell’isola d’Ischia. La notizia, come un fulmine a cielo non proprio sereno, si è diffusa ieri mattina a partire dall’affissione nella bacheca presso il Tribunale di Ischia della comunicazione che indice l’assemblea associativa per il prossimo 29 aprile. Dunque, l’avvocato Francesco Cellammare, attuale presidente dell’Assoforense, ha inteso rimettere il mandato insieme agli altri componenti del direttivo, i colleghi Ida De Maio, Elena Nonno, Domenico Puca e Alberto Morelli.

Cellammare si rivolge alla base per vedere confermata la propria investitura a guidare l’organismo associativo fino all’approvazione della legge di stabilizzazione della sede ischitana del Tribunale, e respinge l’ipotesi di una spaccatura: «Una minoranza non può delegittimare l’intera avvocatura»

«È un atto dovuto, anzi doveroso – ha dichiarato Cellammare – di fronte agli attacchi di una minoranza che ci ha ripetutamente accusato di essere incollati alle poltrone». Il riferimento è alle iniziative dell’avvocato Alberto Barbieri, tra i più critici verso la gestione dell’attuale presidente, che nel gennaio del 2018 aveva dato vita a un’associazione forense parallela ufficiosa, denominata “La Nuova Curia”. Tale sodalizio ha indetto una propria assemblea.

La vicenda è un indice rivelatore delle tensioni e dei malumori che covano nella categoria, sempre più soffocata dalle inefficienze e dalle disfunzioni della macchina giudiziaria locale, nonostante l’impegno e i risultati fin qui ottenuti dall’Assoforense (quella “ufficiale”).

Cellammare intende dunque andare davanti all’assemblea per capire se è ancora valida la proroga che fu accordata al direttivo nel dicembre 2017, quando il consiglio fu autorizzato a rimanere in carica fino alla definitiva approvazione di una legge di stabilizzazione della sede ischitana del Tribunale.

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A proposito, nell’ambito dell’iter di approvazione della legge quadro sulle isole minori, lo scorso 27 marzo è stato discusso in commissione l’emendamento che ha dichiarato ammissibile la stabilizzazione: parliamo del quinto comma all’articolo 13 bis del disegno di legge, che recita testualmente: «Sono ripristinate o confermate definitivamente le sezioni distaccate dei Tribunali nei territori delle isole minori ricadenti nelle isole di Capri, Elba, Ischia, La Maddalena e Lipari. Le sezioni distaccate di cui al presente articolo sono dichiarate sedi giudiziarie disagiate e si prevederà, con separato Decreto, all’introduzione di incentivi per il personale ivi addetto proveniente dalla terraferma».

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Dopo il vaglio della Commissione, l’emendamento dovrà essere sottoposto all’esame dell’aula. Sembra quindi ragionevole sperare che l’obiettivo della stabilizzazione potrebbe essere raggiunto in tempi non troppo lunghi. «Siamo vicini a un’approvazione – ha proseguito Cellammare – che costituiva il compito assegnatomi dall’assemblea. Naturalmente io mi rimetto alle decisioni di quest’ultima: se essa ritiene di confermare quella delibera, andremo avanti; altrimenti si andrà alle elezioni. A me e all’attuale direttivo sta a cuore l’unità dell’avvocatura. Dispiace vedere ciò che sta avvenendo con qualcuno che convoca assemblee degli avvocati pur non avendo alcun titolo per farlo. Chiediamo a questi personaggi di rientrare nell’alveo dell’unità dell’avvocatura. Se deve esserci un confronto, esso ci sia nell’assemblea legittimamente convocata per il 29 aprile, che in quell’occasione deciderà quale sarà il futuro dell’associazione». Cellammare ha poi precisato: «Ho convocato l’assemblea perché ero stanco di questi tentativi di destabilizzazione, diretti a far credere che sia in atto una spaccatura inesistente. Quindi, pur non essendovi tenuto, ho preferito far decidere alla base. Non dobbiamo cedere ai tentativi di delegittimazione di chi si inventa altre associazioni e altre assemblee, di chi è in preda a malumori generati dal fatto di non essere stati eletti e quindi di non rappresentare la maggioranza degli avvocati».

Tra l’altro, è già in corso un dibattito sulla possibile riforma dello Statuto associativo, comprese le modifiche alle regole elettorali, cosa che è stata chiesta dagli attuali iscritti. Per questi ultimi, sarebbe abbastanza paradossale essere chiamati a rinnovare il direttivo con le vecchie regole. Nel convocare l’assemblea per fine mese, tuttavia, l’attuale esecutivo ha deciso di non mettere all’ordine del giorno la discussione sulle modifiche statutarie. In sostanza, il presidente e i componenti del direttivo intendono ottenere la rinnovata fiducia degli iscritti, per spazzare via le discussioni sulla legittimità della propria investitura: come una delle fazioni del fronte repubblicano durante la Guerra di Spagna del ’36-‘39, Cellammare intende prima “vincere la guerra e poi fare la rivoluzione”, laddove “rivoluzione” sta per la modifica dell’ormai risalente Statuto, vergato nei lontani anni ’80. Si va quindi verso una resa dei conti, anche se la contesa non sembra infiammare più di tanto la maggioranza degli avvocati.

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