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C’era una volta il corso

Via Roma e Corso Vittoria Colonna a Ischia fino a vent’anni fa erano mete gettonatissime e chi gestiva un negozio veniva persino guardato con invidia. Oggi tutto è cambiato e tra immobili che si fittano o vendono il declino è davanti agli occhi di tutti. I “perché” di una discesa degli inferi e l’analisi di un “sopravvissuto”

La storia che vi raccontiamo inizia all’insegna del “c’era una volta”, ma attenzione, non è una favola a lieto fine, tutt’altro. E’ la storia di un’epopea che era luccicante e che pian piano ha iniziato a sbiadirsi fino a vivere una sorta di agonia, a tutt’oggi irrefrenabile. Questa è la storia di via Roma ma soprattutto di Corso Vittoria Colonna ad Ischia, che negli anni d’oro (ma anche d’argento e di bronzo, ad essere onesti) del turismo sulla nostra isola rappresentava la via dello shopping. Quando essere proprietari o gestori di un’attività commerciale da quelle parti significava non soltanto avere il portafogli gonfio ma anche essere invidiato da tutti. Qualche tempo fa, tanto per dirne una, una riflessione illuminante a riguardo l’ha fatta Francescopaolo Criscuolo, che facendo un salto nel passato ricordava sul suo profilo facebook: “Avevo 30 anni, 17 in meno rispetto a ora ed ancora la voglia di uscire per partecipare alla vita sociale domenicale era fortissima. Quando nel weekend o la mattina o la sera in auto raggiungevi via Roma e parcheggiavi lungo il corso senza problemi, scendendo avevi la sensazione immediata che la zona pullulasse di vita: dal bar Dolce Sosta alla piazzetta era un pullulare di locali, negozi bar, pub con gente che entrava e usciva a tutte le ore. Con gli amici chiacchierando da freschi universitari ci divertivamo a fare i conti in tasca alle attività, le nostre stime da pseudo economisti dell’ultima ora parlavano di volumi d’affari solo contando il perimetro della zona del Friends di milioni di euro. Dopo meno di 20 anni la situazione è quella in foto, come abbiamo fatto a dissipare un patrimonio del genere ancora non l’ho ben capito…”.

Francesco non è l’unico a non averlo capito, in effetti la discesa negli inferi è stata talmente veloce (anche se coi ritmi dell’era moderna oggettivamente 20 anni potrebbero anche essere scambiati per una eternità) da non sembrare vera. Sono spariti dal corso negozi monomarca con griffe di livello nazionale e internazionale e nel compenso sono stati sostituiti da negozietti con moda tutt’altro che di alto livello (senza voler offendere nessuno, beninteso) ma soprattutto pizzetterie, friggitorie, negozi di prodotti e liquori sulla carta ischitana ma prodotti e imbottigliati ad Arzano, yogurterie e chi più ne ha più ne metta. E, nonostante questo, come mostra proprio la foto in pagina, gli immobili che restano sfitti sono tanti, troppi per quella che una volta era una zona ambita più di Paul Newman o Claudia Schiffer giusto per non scontentare nessuno. E c’è anche chi sembra aver percepito che evidentemente la zona in questione di opportunità di sviluppo ne offre sempre meno, al punto che all’esterno degli esercizi compare anche qualche cartello “vendesi”.

Ora, va detto in tutta onestà che l’aria che tira col covid poco invoglia ad investimenti del genere, anche se c’è chi sostiene che è proprio in momenti del genere che bisogna puntare le proprie “fiches” (alias capitali) sugli investimenti, ma a voler essere onesti la verità è che forse a quest’area manca oggettivamente l’appeal di un tempo. Ma perché e, soprattutto, la tendenza può essere invertita? Lo abbiamo chiesto a Pietro Scaglione, un cognome che è anche un brand di successo soprattutto nell’area oggetto della nostra riflessione. Un sopravvissuto, si definirà, che nella sua disamina esordisce così: «Ci sono alcuni elementi che hanno cambiato la fisionomia del commercio. Il primo, senza dubbio alcuno, è da ricercare nella qualità del turismo. Vent’anni fa il 70 per cento di chi sceglieva Ischia erano stranieri di fascia medio alta, oggi l’80 per cento è di italiani di fascia medio bassa e quel 20 per cento di stranieri ha anche una percentuale di target alto ma che di fatto vive “blindato” nei resort dove alloggia. Un dato statistico, questo, che inevitabilmente ha finito col condizionare in maniera negativa l’andamento delle vie dello shopping». Poi Scaglione aggiunge: «Va anche detto che proprio lo shopping in un passato nemmeno tanto remoto rappresentava uno degli elementi cardine di una vacanza, davvero il turismo era anche l’occasione per fare shopping. Oggi i tempi sono cambiati, la distribuzione è mondiale e i negozi sono ovunque, anche nelle stazioni e negli aeroporti». Tanti negozi restano sfitti, forse perché le richieste sono esose nonostante i “tempi belli di una volta” siano soltanto un lontano ricordo: «Perché si preferisce non fittare? Si vede che i proprietari degli immobili non ne hanno bisogno – spiega il nostro interlocutore – o magari cercano di mantenere il valore dei propri locali, su questo mi risulta difficile poter dare una risposta. Ma attenzione, molti di questi negozi restano vuoti perché ad incidere non è soltanto il fitto ma anche gli elevati costi del personale e le spese in genere».

E allora anche in quello che fu un tempio del turismo chic, oggi la speranza è affidata alla clientela isolana, che però forse potrebbe essere non attratta dalla pedonalizzazione del centro, conoscendo le (pessime) abitudini di noi ischitani. Su questo Pietro Scaglione fa una importante sottolineatura: «Gli acquisti degli isolani negli anni sono cresciuti, siamo davanti a un segmento interessante anche se per i costi che si sostengono in una realtà come Ischia è chiaro che non si può assolutamente prescindere da un’utenza turistica possibilmente qualitativa. E questo inevitabilmente ha la sua incidenza nel momento in cui si fanno valutazioni sul chiudere o meno al traffico determinate zone». Poi il congedo, contrassegnato da poche ma esplicite parole: «Che cosa ci riserverà il futuro non lo so – spiega Scaglione – quel che è certo è che viviamo un declino assoluto della strada. Insomma, siamo sinceri, oggi definirla via dello shopping è davvero un eufemismo. Siamo rimasti in pochissimi». Già, e con l’aria che tira potete tranquillamente definirli eroi. O se preferite, appunto, sopravvissuti.

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Carlo

L’avvento dell’eruro, dei governi tecnici e dì una pandemia utilizzata ad arte da un banchiere messo al potere senza volere popolare da gruppi economici sovranazionali che negli anni hanno minato la nostra sovranità nazionale, svenduto le nostre aziende e i nostri risparmi. Ora stanno sferrando l’attacco finale alla piccola e media impresa, distruggendo definitivamente la nostra economia e il nostro tessuto sociale. La nostra nazione è sotto attacco e lo saremo fino a quando non ci avranno tolto tutto. Quello che sta accadendo in questi 2 anni è gravissimo, ci stiamo giocando la nostra sovranità nazionale, la nostra costituzione, le nostre tradizioni. Le vostre aziende chiudono per volere dì una politica che si è venduta per favorire le multinazionali. I lockdown ( termine usato negli USA per i carcerati ) servono a distruggere la nostra economia, con la morte della piccola e media impresa e del comparto turistico. Tutto questo finirà solo se ci opporremo democraticamente a questa svolta totalitaria e distruttiva. Se non lo faremo, il nostro destino è segnato. Svegliate le vostre menti, uscite da questo lockdown cognitivo, spegnete le televisioni e ricominciare a vivere.

Evola

È semplicemente venuta fuori la vera natura di una parte degli ischitani: egoisti, prepotenti, e dunque cannibali nei confronti delle persone perbene.
Anziché ringraziare il fato (o Dio) per averci mandato Rizzoli che ha lanciato Ischia nel mondo, hanno pensato solo ad arraffare denari a man bassa, a costruire seconde case ovunque ed a comprare auto che rendono l’isola caotica peggio di una città.
Ischia ha cominciato a decadere già negli anni ’90, che sono stati il canto del cigno: la classe politica e dirigente nostrana è di un livello infimo, forse stanno meglio ad Arzano dove producono il limoncello che viene venduto nei negozi dei corsi ischitani.
Mentre scrivo ci sarà chi sta chiedendo l’ennesimo favore al politico locale: l’assunzione clientelare del figlio o qualche appaltino per la ditta, o anche solo il poter aggiungere un balcone abusivo alla casa.
I municipi, il vigilato urbano e le partecipate sono pieni di raccomandati: la meritocrazia è un concetto sconosciuto qui, dove vige solo il tribalismo.
il “sistema Ischia” ormai è bloccato per sempre, emigrate voi che potete: l’isola diventerà sempre più il buen retiro per i criminali della terraferma che la amano e noi saremo solo i loro camerieri.

Luigi Boccanfuso

Chi è causa dei suoi mali pianga se stesso.Il degrado del Corso Colonna è galoppante e le cause sono sotto gli occhi di tutti.
Quando ne vogliamo parlare seriamente io sono disponibile.

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