CRONACAPRIMO PIANO

«C’era una volta il lockdown, il traffico adesso è addirittura peggiorato»

Le troppe auto e gli innumerevoli motocicli a Ischia sono una vera piaga sociale ed è per questo che ne abbiamo parlato con l’avvocato Mario Goffredo, attivista da sempre sensibile alla problematica

Ci troviamo in piena stagione estiva e – quasi come un leit motiv – si manifestano in maniera evidente problemi annosi che l’isola si porta dietro da decenni. Uno tra questi, a ben vedere il più macroscopico, è sicuramente il traffico che a Ischia ha assunto fattezze insostenibili per un territorio circoscritto come il nostro. Sarebbe ora che le sonnacchiose amministrazioni comunali prendessero dei provvedimenti seri per affrontare questa situazione allarmante. I dati forniti dall’Aci (Automobile Club d’Italia) del 31 dicembre 2018 ci dicono che sul territorio isolano sono immatricolati poco più di 64.000 veicoli. Un numero folle se si pensa che, in piena estate, bisogna aggiungere i mezzi di locomozione dei tanti turisti. In pratica ci sono più veicoli che persone a Ischia… Una conseguenza di questa realtà allucinante è sicuramente l’insostenibile mobilità che crea il più delle volte spiacevoli incidenti in cui muoiono tragicamente persone. Nei giorni scorsi, ad esempio, sono arrivate tre sentenzeper omicidio stradale che fanno comprendere la serietà della sicurezza stradale sull’isola. Di questo abbiamo parlato con l’avvocato Mario Goffredo, sensibile a problemi di questo tipo:

«Il traffico è peggiorato rispetto a prima. Il Covid è intervenuto in un momento in cui sulla nostra isola si stavano cominciando ad avere piccoli risultati grazie anche ai rilevatori di velocità, ai controlli e alla nuova segnaletica. Dopo il lockdown, invece, si è tornati a correre con troppa foga e sconsideratezza»

Da avvocato e da cittadino, le recenti sentenze sull’isola (tre condanne con pena massima di quattro anni) che considerazioni le lasciano?

«Su queste sentenze preferisco non esprimermi dal momento che non conosco i dettagli processuali che hanno portato a queste condanne. Tuttavia voglio manifestare il mio massimo rispetto verso i familiari e gli amici delle vittime che hanno dovuto vivere una vera tragedia, perdendo un loro caro. Per questo motivo su sentenze di cui non conosco l’iter processuale preferisco avere il massimo riserbo e rispetto».

Come sono state commentate queste sentenze dagli amici del Comitato “la strada del buonsenso”, in particolare da Leonardo Taliercio?

«Ci tengo a precisare che Leonardo non fa più parte del comitato e, quindi, non ne è più presidente per scelte personali che rispettiamo profondamente. Per quanto riguarda le sentenze, devo dire che fino ad ora non c’è stata ancora occasione di confronto con i tanti attivisti del comitato. Il nostro obiettivo, però, è quello di non arrivare ad alcun processo che per sua natura presuppone una tragedia stradale. Ecco che la nostra funzione, in qualità di comitato, è prettamente di carattere sociale e culturale».

Finito il lockdown, il traffico è tornato come prima. Cosa resta dell’isola semivuota dalle auto nel periodo più elevato del Covid?

«Sulle recenti sentenze di condanna per omicidio stradale preferisco non esprimermi dal momento che non conosco i dettagli processuali che hanno portato alle condanne. Tuttavia voglio manifestare il mio massimo rispetto verso i familiari e gli amici delle vittime che hanno dovuto vivere una vera tragedia, perdendo un loro caro»

«In realtà, a mio modo di vedere, la situazione è peggiorata rispetto a prima. Il Covid è intervenuto in un momento in cui sulla nostra isola si stavano cominciando ad avere dei piccoli, ma importanti risultati. Penso, ad esempio, ai rivelatori di velocità sulla sopraelevata o alla disposizione di una particolare segnaletica sul territorio o ai tanti controlli fatti l’anno scorso, in particolare a Ischia, con autovelox e pattuglie posizionate sui tratti stradali. Dopo il lockdown, invece, noto con preoccupazione che si è tornati a correre con troppa foga e sconsideratezza».

Quale potrebbe essere una formula di mobilità alternativa in grado di disincentivare all’uso dell’auto?

«Il discorso di mobilità alternativa comprende infinite possibilità se vogliamo avere degli spostamenti sull’isola che siano da una parte più sicuri, dall’altro anche più sostenibili in termini ambientali. Bisogna puntare e investire sulla sicurezza e sul concetto di vivibilità che, al momento, a Ischia mancano completamente se si parla di traffico. Va incentivato e migliorato con politiche serie il trasporto pubblico che, in questo preciso momento storico, vive un periodo di difficoltà per via delle giuste, ma ferree regole di distanziamento sociale anti-covid. C’è poi la bicicletta che, a mio modo di vedere, è un’eccezionale mezzo di spostamento. Piano piano si sta cominciando a valutare il ruolo della bici, ma è ancora prestissimo per poter vedere dei risultati perché c’è una resistenza culturale sull’isola nei confronti di quella che è la mobilità ciclistica. Parliamo di veicoli sicuri, senza emissioni e che danno un ingombro molto ridotto. Va detto, però, che da un paio di anni stiamo assistendo a un uso scriteriato delle bici elettriche che, a onor del vero, sono dei veri motocicli per via di determinate caratteristiche. Non va demonizzato il mezzo in questione, ma l’uso che se ne fa. In generale, credo fermamente che alla base di tutto debba sempre esserci il rispetto del codice della strada e, in tal senso, chi è su una bicicletta o su un monopattino non deve sentirsi esente dal rispettarlo perché altrimenti viene meno tutto il tessuto della sicurezza e delle regole».

Si comincia a parlare di piste ciclabili sull’isola. Lei è quindi favorevole?

«La sensibilità in tema di sicurezza stradale? Non so se è migliorata ma certo le tragedie degli ultimi anni stanno portando la gente a porsi delle domande. Qualcosa si sta muovendo, ma siamo ancora molto lontano dai target europei che prevedono un’ampia diffusione delle piste ciclabili e una presenza importante delle ZTL»

«Assolutamente sì. Chiunque sia dotato di un minimo di onestà intellettuale riconosce che il parco auto e moto a Ischia è troppo nutrito. Ogni anno i numeri delle immatricolazioni sono sbalorditivi. Questo comporta dei conclamati problemi di viabilità e di carattere ambientale che vanno ad intaccare la bellezza di un’isola del Mediterraneo come la nostra. Ben vengano, quindi, le piste ciclabili che possono essere una valida alternativa negli spostamenti».

Le strisce blu per i motorini a Forio sono un autogol?

«Ritengo, a titolo personale, che la tassazione dei veicoli in se per sé non sia un male nel momento in cui essa va a disincentivare l’uso di un determinato mezzo di locomozione che per il nostro territorio risulta essere insostenibile. Questo tipo di tassazione può essere uno strumento di politiche davvero costruttive, ma devono esserci dei precisi piani di promozione della mobilità alternativa. I soldi delle strisce blu andrebbero dedicati in maniera trasparente e precisa a una politica che offre al cittadino l’uso di un mezzo alternativo alle classiche automobili o motociclette. Non vedo però purtroppo che sull’isola si ragioni in questi termini, visto che con questa tassazione si tende solo a rimpolpare le casse dei comuni in maniera generica e confusionaria».

Trova che sia migliorata la sensibilità degli isolani in temi di sicurezza stradale?

«Questo è un giudizio che va al di là della mia portata perché non è semplice valutare in così poco tempo le evoluzioni culturali di un territorio. Sicuramente le tragedie stradali degli ultimi anni stanno portando sempre più persone a farsi delle domande. C’è poi l’impossibilità pratica di muoversi in diverse zone dell’isola e questo comporta stress, maleducazione alla guida e difficoltà di parcheggio. Per questi ultimi motivi, noto che c’è uno spiraglio di speranza perché tanti isolani per disperazione, soprattutto d’estate, rinunciano all’auto. Qualcosa si sta muovendo, ma siamo ancora molto lontano dai target europei che prevedono un’ampia diffusione delle piste ciclabili e una presenza importante delle ZTL».

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