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C’era una volta Serrara Fontana, ecco il “j’accuse” di Roberto Iacono

ISCHIA. Qual è il primo bilancio che traccia di questo secondo mandato di Rosario Caruso alla guida di Serrara Fontana?

«Dobbiamo guardare alla situazione attuale di Serrara Fontana. Siamo partiti all’inizio del mandato con il Dup, il Documento unico di programmazione che le amministrazioni sono tenute a redigere, un documento che delinea cosa e come dovrebbe il paese dopo cinque anni, e in realtà nel documento non erano nemmeno presenti i dati fondamentali relativi alla popolazione del Comune. È un indice rivelatore significativo della superficialità dell’amministrazione guidata da Caruso: per quanto possa essere difficile amministrare, ed oggi lo è ancor di più per i piccoli comuni, è altrettanto vero che a Serrara vi è una totale mancanza di reale amministrazione. Faccio due esempi: il primo è il Polifunzionale di Fontana, costato 2 milioni e 800mila euro, ma mi chiedo, in concreto, quale sia la sua utilità. Altro esempio: i lavori all’Eremo, hanno comportato un investimento di 50mila euro che si aggiungono a una precedente spesa di 300mila euro, ma il sito è ancora inagibile. Ecco, esempi del genere sono il segnale della mancanza di programmazione dell’amministrazione: non hanno un’idea precisa di ciò che fanno. Cattedrali nel deserto che non vengono utilizzate, senza alcun beneficio per la popolazione. Con queste premesse, alla sua domanda risponderei chiedendo in giro alle persone se ritengono di stare meglio o peggio rispetto a un decennio fa…».

E secondo Lei la risposta è scontata…

«Certo, e non in meglio. Abbiamo diverse imprese in grave difficoltà, alcuni servizi erogati dal Comune sono in sofferenza. Il servizio della Nettezza Urbana costa al Comune 600mila euro annui con una qualità di servizio che rende soltanto il 4-5% di raccolta differenziata. Significa che sotto questo punto di vista siamo tra i peggiori Comuni d’Italia. Non solo: vent’anni fa avevamo l’Asse, la ditta che curava la nettezza urbana per alcuni comuni isolani, e che finì in liquidazione. Ogni paese costituì una propria azienda per il servizio, una mossa che, almeno nella mia personalissima opinione, venne fatta per fini elettorali. Serrara creò la Torre srl, che fallì nel 2015, e oggi il Comune è citato in giudizio per una somma di 3 milioni e 200mila euro. La curatela ha addirittura dichiarato che l’azienda avrebbe dovuto smettere di svolgere il proprio mandato già nel 2007. Tutti i dati che le ho elencato vanno ad aggiungersi al milione e 200mila euro che il Comune deve ancora riscuotere dai privati. Un meccanismo che produce sofferenza per la popolazione, che non riesce a pagare le imposte, dando il via all’accumulo di debiti fino all’intervento dell’Agente per la riscossione, finendo per strangolare le imprese del posto. Di fronte a questa realtà l’amministrazione è completamente miope».

Mi pare dunque di capire che per Lei il bilancio sia gravemente passivo. Quali sono le risposte, finora mancate, di cui necessita il paese?

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«Innanzitutto esiste una legge che prescrive l’unione dei servizi tra i Comuni più piccoli. All’ultimo consiglio comunale ho rivolto una proposta al sindaco: vista la situazione della nettezza urbana, e la mancanza di un centro di raccolta, pur se la maggioranza nutre ancora dubbi sull’opportunità del Comune unico, allora possiamo ripiegare sull’unione dei servizi, che sempre più spesso è un’ipotesi al vaglio dei vari sindaci isolani. Bene, cosa stiamo aspettando? Con tali unioni i costi si ridurrebbero drasticamente. Secondo punto, il turismo: ma davvero crediamo di poter essere competitivi quando non c’è alcuna sinergia tra le componenti del territorio isolano? Serrara Fontana, così come gli altri comuni, non può proporre un’offerta turistica realmente valida senza tener conto di Ischia, Barano, Casamicciola, Lacco, Forio. Ogni turista che giunge a Ischia deve sostenere diverse spese già solo per sbarcare sull’isola, ma è sufficiente fare un confronto con altre località di villeggiatura, anche estere, per ottenere raffronti impietosi. E qui il discorso si allarga alle strutture ricettive. Unione dei servizi significa maggiore efficienza, cosa che permetterebbe di abbassare le imposte, obiettivo fondamentale: ciò consentirebbe alle imprese di poter investire nel rinnovamento delle proprie strutture. Oggi quali hotel e alberghi hanno la possibilità di svolgere lavori di ristrutturazione allo scopo di essere competitivi sul mercato? Pochissimi. A Ischia inoltre manca qualsiasi seria regolamentazione dell’edilizia. Quando non si può nemmeno muovere una pietra senza il rischio di venire bloccati, allora il problema è grosso. Ma ci sono altri aspetti che vorrei esaminare.. ».

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Prego, dica pure.

«Oltre alle imprese, noi dobbiamo tener conto dei privati cittadini. Penso che l’amministrazione avrebbe dovuto migliorare i servizi di assistenza sociale. Inoltre bisogna affrontare quella odiosa spada di Damocle che pende sulla testa dei cittadini, ovvero l’esame delle tante istanze di condono edilizio. Senza tale azione, la gente non sarà mai veramente libera. Il primo obiettivo è quindi quello di rendere i cittadini realmente liberi. Ma il problema è sempre da guardare in ottica isolana unitaria. È necessaria una conferenza dei servizi tra le sei amministrazioni, per affrontare questi, ma anche tutti gli altri problemi. Non dimentichiamo il caso di Casamicciola».

Si riferisce alle conseguenze del sisma?

«Certo. Il terremoto non riguarda soltanto Casamicciola, sarebbe stupido pensarlo. Il sisma riguarda l’intera isola, anche Serrara Fontana e gli altri Comuni. Come vede, qualunque sia la questione che vogliamo affrontare,  il punto focale è sempre uno: la mancanza di un’azione comune».

Sant’Angelo: uno dei fiori all’occhiello del Comune, ma che secondo alcuni vive una fase di declino del suo appeal. Si tratta solo di cause contingenti, oppure ci sono determinate responsabilità amministrative?

«Sant’Angelo forse è la località che soffre di più al momento, vista la sua lontananza dai maggiori approdi turistici, Ischia, Casamicciola e Forio. Durante il periodo pasquale, gli alberghi aperti a Sant’Angelo erano al massimo un paio. È evidente lo stato di sofferenza, oltre che di mancata programmazione. A Sant’Angelo abbiamo un parcheggio comunale che funziona solo grazie al volontariato dell’associazione “Amici di Sant’Angelo”. Il porto è completamente chiuso. La situazione è questa».

La polemica sui fondi per gli eventi natalizi: la sua opinione a freddo.

«Innanzitutto, la minoranza sin dall’inizio aveva espresso la propria volontà di dare un contributo collaborativo. Invece, siamo stati completamente ignorati. Tutte le nostre proposte sono state bocciate all’unanimità. Arrivammo al periodo pre-natalizio: a fine novembre il Comune stanziò 10mila euro per le luci natalizie nell’ambito dell’evento “Natale Insieme”, dove la Regione nominò Serrara Fontana Comune capofila con lo stanziamento di 40mila euro per la comunicazione e pubblicità dell’evento. Ebbene, dalla distribuzione di quei fondi l’isola non ha tratto alcun sostanziale beneficio. Com’è noto, io proposi un’interrogazione sulla questione : i soldi erano stati stanziati per promuovere l’intera isola e la sua ripresa economica e produttiva dopo il drammatico sisma. Da cittadino, posso affermare che se non avessi proposto l’interrogazione, non sarei mai venuto a conoscenza di nulla. La vicenda mi ha lasciato molta amarezza, perché in seguito a questo mio atto sono stato attaccato in consiglio anche sul piano personale. Eppure la funzione dell’opposizione è anche quella di controllo».

Dopo l’unione dei servizi, secondo Lei il Comune unico a medio termine è un obiettivo da perseguire?

«In consiglio comunale ho ribadito il mio parere favorevole al Comune unico. Sono iscritto all’Acuii (l’associazione che persegue l’unificazione amministrativa dell’isola) e invito i cittadini dell’isola a farne parte: potrebbero finalmente comprendere i tanti vantaggi che deriverebbero a tutti da tale obiettivo. Ho letto la proposta di legge avanzata in proposito: qualche dubbio iniziale lo avevo anche io, e dunque posso capire le perplessità della gente. Ecco perché sostengo la necessità di un studio dettagliato e soprattutto di una maggiore comunicazione ai cittadini, che vogliono capire in concreto quali sarebbero i vantaggi dell’unificazione: le tasse si abbasseranno realmente? E di quanto? Queste sono le risposte che dobbiamo dare in modo chiaro e semplice, se vogliamo convincere la gente, altrimenti i Comuni daranno sempre disco rosso alla proposta. Nelle varie amministrazioni, com’è noto, le resistenze sono forti soprattutto per motivi elettorali, per mantenere le varie “poltrone”. Su tutto il territorio nazionale la tendenza è comunque quella dell’unificazione tra piccoli enti locali».

Secondo Lei negli ultimi anni ci sono state alcune “occasioni mancate” per Serrara Fontana, anche in termini di sviluppo?

«Direi soprattutto il mancato sfruttamento della programmazione permessa dalla legge. Inutile partecipare ai bandi, e dare il via a opere pubbliche, senza nemmeno sapere esattamente a cosa servano. Il guaio è che sembriamo essere immersi in una perenne campagna elettorale, senza mai dare seguito alle promesse. In consiglio si disse di voler concedere sconti  e agevolazioni fiscali  a quelle imprese che avrebbero scelto di venire a investire sul nostro territorio. Le cose sono poi andate esattamente all’opposto, con l’aumento delle tasse alle imprese presenti e che già erano in sofferenza: in questo modo esse falliscono, e allora chi sarà mai invogliato a investire a Serrara Fontana?».

 Francesco Ferrandino

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