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C’eravamo tanto amati, insanabile la frattura tra Calise e Pascale

Da indiscrezioni arrivano conferme sul fatto che la rottura tra l’ormai ex assessore il sindaco non sia più ricomponibile: ciò potrebbe aprire una nuova fase nella politica lacchese, con scenari al momento difficilmente configurabili

Giacomo Pascale aveva detto che la situazione avrebbe potuto essere chiarita, ma oltre dieci giorni dopo le dimissioni di Giacinto Calise da assessore, pare che nulla sia cambiato. Il dottore non ha rilasciato alcuna dichiarazione pubblica, e pare non avere intenzione di farlo, almeno nel breve termine. Ha scelto il silenzio e tale scelta va rispettata. Tuttavia, alcune fonti a lui vicine degne del massimo credito lasciano intendere che una grande amarezza abbia accompagnato la decisione di rimettere le deleghe, decisione che non sarebbe stata il prodotto di un atto d’impeto, ma che nascerebbe da una serie di circostanze. Episodi e situazioni che secondo Calise non potevano essere accettate, e a poco sarebbe valso l’averne parlato anche con lo stesso sindaco, cosa che confermerebbe una non trascurabile diversità di vedute nelle modalità di gestione della cosa pubblica tra l’ex assessore e il resto della compagine. Una frattura che mette fine a un anno e mezzo di collaborazione non facile, un arco di tempo in cui il dottor Calise si era dedicato a diverse iniziative, a partire dai progetti di illuminazione di vari punti del territorio lacchese, i giardinetti, il Fungo, piazza Girardi, oltre a due ulteriori progetti cantierabili come la fontana artistica in piazza Santa Restituta, e la realizzazione di sei piccole fontane realizzate da altrettanti artisti in punti diversi del paese, ma anche la possibile realizzazione di un parcheggio nella zona ospedaliera e un altro nella zona delle abitazioni di edilizia popolare alla Fundera. Un’esperienza che però non sarebbe filata quasi mai liscia, per resistenze interne, fino alla goccia che ha fatto traboccare il vaso: la questione del recupero dei crediti vantati dal Comune, una questione che all’atto dell’insediamento della nuova amministrazione valeva circa nove milioni di euro.

Tale materia era stata oggetto lo scorso autunno di un nuovo regolamento tributario, di un nuovo regolamento per la riscossione coattiva dei tributi stessi, e un altro sugli esercizi pubblici. Ma al momento di decidere sulle modalità di riscossione, sono deflagrati i problemi, sfociati nella spaccatura dell’esecutivo. La maggioranza, come è noto, non era d’accordo a procedere a un affidamento in materia di riscossioni a uno studio bolognese: la versione del dottore parrebbe leggermente diversa, in quanto si sarebbe trattato di esternalizzare soltanto le consulenze legali legate agli atti di riscossione. Una esternalizzazione parziale, e la ragione alla base della scelta bolognese sarebbe da cercare esclusivamente in ragioni di opportunità: in sostanza, più lontano si va, meglio è, per evitare interferenze in una materia tanto delicata. Interferenze che secondo questa versione ci sarebbero invece state, da parte di chi tali consulenze non voleva che andassero lontano, e che non sarebbero state prese in debita considerazione dal sindaco, nonostante le rimostranze del suo ex assessore, che avrebbe visto vanificare quasi sul traguardo la procedura durata vari mesi. Questa sarebbe stata l’ultima goccia che ha indotto Calise alle dimissioni, anche più rilevante rispetto alla controversa questione della chiusura del fallimento della società Lacco Ameno Servizi, laddove la controversia sulla copertura delle eventuali responsabilità da danno erariale si incrociava con gli antichi ruoli di liquidatore, ricoperto dal dottor Rumolo, e di revisore dei conti, incarico spettante al fratello del dottor Calise.

Chi conosce bene il dottore afferma con certezza che dalle dimissioni del 16 marzo non si torna indietro: si profila per Calise il ruolo di consigliere indipendente

Dunque, una mancanza di sintonia con l’amministrazione, col modo di pensare e di lavorare col sindaco, ma anche con altri componenti della maggioranza, che ha portato all’attuale epilogo, e che fra l’altro non sembra componibile, al di là delle dichiarazioni del primo cittadino.

Anzi, a dirla tutta, dal punto di vista dell’ex assessore la frattura sarebbe praticamente insanabile, anche alla luce del completo silenzio tra le parti seguito alle dimissioni del 16 marzo scorso: una situazione che rende improponibile un ipotetico riavvicinamento. A questo punto, sembra del tutto verosimile che Giacinto Calise in consiglio comunale agirà d’ora in poi da consigliere indipendente, non potendo costituire gruppo autonomo: una situazione che lo porterebbe a vagliare di volta in volta le proposte di delibera all’ordine del giorno, votando a favore oppure contro a seconda delle circostanze di merito. Tra due giorni nella nuova seduta di consiglio comunale non si discuterà di temi campali, dunque il “test” non sarà di quelli decisivi, tuttavia è certo che adesso si è entrati in una nuova fase della consiliatura, dove la compagine di maggioranza, se da un lato non conta più tra le proprie file uno dei propri eletti, col conseguente assottigliamento numerico, dall’altro avrà la possibilità di chiarire i suoi obiettivi immediati e di accelerarne il perseguimento, con una scusa in meno.

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