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Cesare e il suo storico antenato pescatore Rienzo

Di Michele Lubrano

Il buon Cesare Mellusi, simpatico personaggio-fotografo per passione delle albe e dei tramonti ischitani, ma anche della Ischia bella, come lui giustamente la definisce, con i suoi “soggetti”, per lo più di Ischia Ponte, della  sua architettura con i caratteristici  vicoli,  i portoni,  i balconi e le finestre fiorite, le spiagge, le barche e naturalmente i pescatori con quei volti rugosi che richiamano alle fatiche del mestire, forse non sa che un suo antenato, fra il ‘700 e  ‘800, è stato un famoso pescatore di polipi del vecchio Borgo di Celsa. Si chiamava Lorenzo Mellusi, ma per gli  amici e familiari, solo  Rienzo, così come anche suo figlio e suo nipote, ossia il bisnonno di Cesare. I buoni ricordi dell’antica pesca dei polipi e delle seppie  a Ischia risalgono a quella data , avendo per protagonista  uno storico pescatore dei preziosi  molluschi, quel Lorenzo Mellusi che nel Borgo di Celsa  tutti chiamavano Rienzo. Suo nonno, fra il ‘700 e ‘800 anch’ egli di nome Lorenzo e quindi Rienzo, era il pescatore di origini della famiglia Mellusi, padre di 10  figli quasi tutti dediti al lavoro della terra tra Soronzano e Campagnano  e soprattutto produttori chi di vino da esportazione e chi di frutta e ortaggi portati per la vendita ai vari mercati ortofrutticolo di Ischia, Casamicciola e Forio. Nonno Rienzo  era considerato dai suoi colleghi e dalla gente del Borgo,  il pescatore di polipi e seppie  più esperto operante nella Baia di Cartaromana  fra il Castello Aragonese, gli scogli di S. Anna e la Punta della Pisciazza. Solo qualche santangiolese forse lo affiancava, ma mai  lo superava. Possedeva un gozzo di 5 metri circa, di colore grigio chiaro con l’intera  e spessa  bordatura, da poppa a prua, tutta rossa, un capace tridente chiamato in gergo ”lanzaturo”  e un “secchio” di rovere  con il fondo a specchio per scrutare il fondale marino. Attrezzature semplici ma fondamentali in dotazione,  per uscire in mare e  per andare incontro a polipi, seppie ed altro tipo di pesce a tiro,  e fare  buona pesca tutti i giorni,  per la quale si sentiva specializzato. Rienzo junior, più conosciuto di ultima memoria, sulla scia di suo nonno si seppe conquistare maggiore popolarità facendo suoi, in lungo ed in largo,  i tratti di mare, specie sotto costa, che furono battuti dal vecchio congiunto, avendo per base di approdo e partenza la vecchia spiaggetta della Corteglia,  alla  estremità dell’attuale Piazzale delle Alghe a Ischia Ponte. Rienzo, personaggio  dal fisico minuto ed incallito con immancabile pipa accesa in bocca e copricapo d’epoca  paesana in testa, il suo gozzo con gli attrezzi per la pesca simili a quelli di suo nonno, lo aveva solitamente ancorato ad un largo scoglio davanti alla spiaggetta. Quello scoglio  chiamato “ ‘A Prete  ‘e Rienz” esiste ancora ed è lo stesso  sul quale si appoggia il molo dei barcaioli che trasportano oggi i turisti a Cartaromana e ad altri luoghi della zona. Lo storico scoglio è stato menzionato in alcune guide e libri su Ischia da Vincenzo Mirabella (1953), da Giovan Giuseppe  Cervera (1957) e dal sottoscritto (1964) in una poesia pubblicata sulla rivista Dialetti D’Italia a cui vi collaborava anche lo storico sindaco d’Ischia Vincenzo Telese.

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