CULTURA & SOCIETA'

Che bello quel chiarore sul mare delle torce a petrolio allineate all’orizzonte

E’ il tempo è propizio  per dedicarsi alla pesca del totano. Proprio in queste serate quasi di metà di  luglio, e di quelle  che verranno di tutto agosto fino a settembre, il totano sa di essere in pericolo. Privati e pescatori di mestiere conoscendo il fondali non gli rendono la vita facile. Una visione sicura dei primi esemplari di totani  la si può avere in questi giorni ogni mattina al festoso mercato del pesce all’aperto sulle barche ad Ischia Ponte. 

I pescatori mostrano con soddisfazione  i totani catturati durante la nottata, pronti per la vendita.  La pratica della pesca a totani nell’isola d’Ischia ed altrove, si perde nella notte dei tempi. E’ proprio il caso di dirlo, dal momento che essa  è espletata rigorosamente di notte. I pescatori di ogni tempo hanno pescato a totani con particolare interesse e mestiere, specie da quando hanno imparato a distinguerli dai calamari.  E si, perché agli antipodi quando questo gustoso e particolare pesce entrò nella vasta gamma degli esemplari piccoli e grandi da catturare  come qualsiasi altro prodotto del mare, si incominciava a capire le distinzioni, proprio per non fare di tutt’erba  un fascio. Così il totano ebbe la sua precisa identità e al  calamaro si riconobbero connotati  inconfondibili. 

Riconoscere il totano però è semplice: rispetto al calamaro, suo parente stretto,  il totano presenta un colore rosa violaceo e ha due pinne triangolari laterali molto piccole rispetto a quelle del “cugino”. Entrambi però sono dotati di un mantello che fascia tutto il corpo, lasciando fuori soltanto il capo e i tentacoli. Il totano, come d’altronde il calamaro, predilige i fondali misti, fangosi e sabbiosi e si sposta molto rapidamente servendosi sia dei tentacoli che gli permettono di strisciare sul fondo, che in sospensione sfruttando la pressione dell’acqua che immagazzina ed espelle dal corpo con un meccanismo di propulsione. Come il calamaro, anche il totano si nutre di crostacei e piccoli pesci. Il totano, che può raggiungere notevoli dimensioni (15 kg di peso ed un metro di lunghezza), si pesca intorno alla nostra isola in punti precisi abbastanza al largo della costa, laddove i fondali sono percettibili. Ad Ischia il tratto di mare preferito dai pescatori è il Félice, all’altezza di San Pancrazio ed al largo di Punta Molino. Per i pescatori del Testaccio, il tratto di mare battuto è quello al largo dei Maronti. I Santangiolesi invece si portano al largo del loro Monte sconfinando verso il mare alto dei Maronti. I pescatori Lacchesi e Foriani usano il tratto di mare davanti a San Montano e Punta Imperatore. Insomma ciascuno si cura il suo “orticello” in mare del quale conoscono i segreti mai svelati e custoditi gelosamente per non cadere nella “rete” della concorrenza che all’occorrenza è imprevedibile e spietata. La pesca invece del totano  in Adriatico ed anche nel Golfo di Napoli come nel Canale di Procida e più in generale nel Mediterraneo, avviene per mezzo di reti a strascico dette “totanare”.

Questo cefalopode, si muove per lo più di notte ed è questo il momento più favorevole per pescarlo, soprattutto da dopo il tramonto fino a poco prima dell’alba. Non è difficile tuttavia riuscire a pescarlo anche di giorno, tra le 4 del pomeriggio e poco dopo il tramonto. Il totano, che vive in profondità, si avvicina a riva nei mesi freddi, da novembre a marzo e, come detto, preferisce fondali fangosi e sabbiosi per cui bisogna conoscere le caratteristiche del tratto di mare in cui si intende pescare. E come abbiamo precisato sopra, i nostri pescatori sanno bene il fatto loro e “scendono” in mare sicuri delle proprie capacita. Sull’isola la pesca al totano non è praticata solo dai pescatori di mestiere. Lo fanno anche gli “appassionati”, coloro che sebbene impegnati in altro lavoro quotidiano, trovano il tempo ed il piacere di dedicarsi alla pesca del totano, si attrezzano di tutto punto, sacrificando le ore serali per la soddisfazione dopo di riuscire a portare  a terra quella quantità di totani che avevano sognato. Conosciamo le abitudini di questi “pescatori” improvvisati della pesca del totano. Escono all’imbrunire, in due, in tre o in  quattro, col gozzo di proprietà del capo pesca. C’e chi si inoltre nel mare aperto con la lampara e chi invece usa ancora il luminare di latta a tre torce pieno di petrolio, per ottenere la luce sufficiente che attiri l’attenzione del totano. Questo rituale  avviene ogni tardo pomeriggio di tutti i giorni e si protrarrà fino alla metà di settembre, naturalmente in serate di mare calmo ed atmosfera serena. I luoghi di partenza sono: sotto il Castello, la Marina di San Pietro, il pontile di Lacco Ameno, la Marina dell’entro porto di Forio, la banchina del porticciolo di Sant’Angelo, la Marina dei Maronti. Quando è calata la sera, uno spettacolo appare davanti agli occhi di chi si trova a terra. Gli orizzonti al largo, ove trovasi posizionati con i loro gozzi ed i loro attrezzi, questi “eroi” della pesca al totano, sono rigati da una lunga striscia illuminata delle lampare e delle luminarie di latta  completamente accese. E’ una scenario notturno che suscita emozione e trasmette bellezza e fascino del mistero, specie quando è serata di luna dove la luce ti porta lo sguardo oltre i confini della realtà. Ma attenzione alla luce degli smartphone, possono attaccare luna e tradizione.

Foto Giovan Giuseppe Lubrano

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                                                                                               antoniolubrano1941@gmail.com

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