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Chiede un certificato on line, ignoti gli “succhiano” denaro dal conto corrente

La disavventura di un utente isolano mette in luce ancora una volta i rischi delle operazioni bancarie via web e ripropone il problema della sicurezza digitale

Ancora una volta la truffa corre sul web. Un cittadino isolano si è visto sottrarre illecitamente quasi mezzo migliaio di euro dal proprio conto corrente, prima di scoprire l’esistenza di un costante “travaso” di denaro da parte di ignoti truffatori. Ma la vicenda merita di essere raccontata nei dettagli, dal momento che all’origine della disavventura c’era una normale esigenza di natura burocratica. Il cittadino, che ha denunciato la truffa al Commissariato di Ischia, aveva la necessità di ottenere un certificato “Crif” per richiedere un mutuo personale.

Allo scopo, l’utente si era collegato al sito www.consumatori.crif.com, dove nella prima pagina venivano spiegate le operazioni di registrazione necessarie per avere il certificato richiesto che richiedeva un pagamento di circa 4 euro. Una volta compilato il campo a cui era stato indirizzato lasciando i propri dati personali, e-mail e il numero della carta di credito sulla quale poi addebitare l’importo da pagare. Dopo pochi giorni, l’utente ricevette via e-mail la risposta affermativa alla richiesta di certificato per la quale avrebbe dovuto pagare come preannunciato l’importo di euro 3,90 più iva. Tuttavia, dopo tale comunicazione, nessun certificato era mai arrivato, finché l’utente decise di telefonare al numero indicato sul sito web citato, per conoscere il motivo del ritardo prolungato, e in questo frangente arrivava la prima sorpresa: dall’altro capo del telefono spiegavano infatti di non aver mai ricevuto alcuna richiesta da parte del cittadino, il quale comunque comunicava nuovamente i propri dati. Dopo qualche giorno, ecco arrivare una mail con cui veniva preannunciata l’invio della documentazione richiesta, cosa che avveniva puntualmente dopo pochi giorni.

Il cittadino aveva compilato un modulo per il rilascio di un attestato Crif. Dopo quasi un anno la banca lo ha avvertito che ignoti dall’estero addebitavano abusivamente una quota mensile sul suo conto corrente

Il disguido sembrava fortunatamente chiuso senza conseguenze. Invece, dopo ben nove mesi, l’utente si è visto recapitare sul proprio smartphone tramite l’app della banca un’anomala comunicazione: veniva infatti preannunciato l’addebito di 39 euro sulla propria carta di credito. La cosa ha subito insospettito il correntista, che tramite un estratto conto riceveva la seconda, amara, sorpresa: per quasi un anno erano stati addebitati con precisa scadenza mensile 39 euro, per un totale di 468 euro, da parte di un lunghissimo e misterioso indirizzo di Sofia, in Bulgaria. L’amarezza, se possibile, era accentuata dal fatto che in tutti questi mesi l’app della Banca non aveva mai inviato un messaggio di notifica per informare del progressivo addebito mensile, cosa che normalmente avveniva per tutte le operazioni di addebito. Un’anomalia che ha certamente agevolato gli ignoti truffatori che mensilmente hanno continuato a “succhiare” indisturbati dal conto corrente dell’ignaro utente isolano, il quale ha poi immediatamente richiesto la cancellazione dell’abbonamento, che non aveva del resto mai autorizzato, e nel quale si era trovato iscritto senza alcun consenso.

L’episodio è indicativo degli enormi pericoli che il web può presentare agli utenti che tutti i giorni si trovano a effettuare anche soltanto normali operazioni, come quella di chiedere un semplice certificato, cosa che nell’ evento narrato è costato piuttosto caro allo sfortunato protagonista, che si è visto sottrarre quasi 500 euro per mano di ignoti che hanno subdolamente fatto scattare un abusivo abbonamento mensile. L’accaduto è dunque un ennesimo indice rivelatore di come anche le più scrupolose attenzioni non bastino nei casi in cui sono in ballo i propri dati personali e quelli bancari, che possono finire in mano a raffinati imbroglioni con lo scopo di prosciugare subdolamente i conti altrui. La prudenza dunque non è mai troppa.

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