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Chiesti 24 anni per l’untore ischitano

Il pm ha chiesto la dura condanna per il 65enne N.C.: l’uomo (consapevole da decenni della sua sieropositività) è imputato di omicidio volontario con dolo eventuale in relazione alla morte di una donna che proprio sull’isola sarebbe stata contagiata dall’HIV. La drammatica video testimonianza di una vittima prima di morire

Una storia rimasta per anni nel silenzio e che ha avuto origine sull’isola di Ischia è ora al centro di un complesso processo penale. Al termine della requisitoria davanti alla Corte d’Assise di Napoli, il pubblico ministero Valentina Maisto ha chiesto la condanna a ventiquattro anni di reclusione per N. C., oggi 65 anni, residente in uno dei comuni ischitani. L’uomo è imputato con l’accusa di omicidio volontario con dolo eventuale, in relazione alla morte di una donna che, secondo l’accusa, sarebbe stata contagiata dal virus dell’Hiv proprio sull’isola di Ischia. In aula erano presenti anche il procuratore aggiunto Raffaello Falcone e il sostituto procuratore Antonella Lauri. Secondo la ricostruzione dell’accusa, i fatti che hanno dato origine al procedimento giudiziario si sarebbero verificati nel corso degli anni sulla nostra isola, dove l’imputato avrebbe continuato ad avere rapporti non protetti nonostante fosse consapevole da decenni della propria sieropositività.

L’UOMO E LA SIEROPOSITIVITA’ DAGLI ANNI ‘80

Secondo quanto emerso nel corso del processo, l’uomo sarebbe stato sieropositivo fin dagli anni Ottanta. L’infezione, stando agli atti dell’indagine, sarebbe stata contratta quando da giovane si trovava in Germania e faceva uso di eroina. Nonostante la consapevolezza della propria condizione, l’imputato avrebbe continuato ad avere rapporti sessuali senza protezione anche durante gli anni trascorsi sul territorio ischitano. L’accusa sostiene che proprio sull’isola si sarebbero verificati gli episodi alla base del procedimento penale, tra cui il contagio della moglie e quello di un’altra donna che in seguito è deceduta a soli 37 anni a causa dell’Aids. Nel corso delle indagini sono emersi anche altri capi d’imputazione che nel tempo sono però caduti per prescrizione. Il reato di violenza sessuale non è stato contestato nel processo, mentre quello di lesioni gravissime, relativo al contagio della moglie dell’imputato, è stato dichiarato estinto perché i fatti risalgono ai primi anni Duemila. La vicenda giudiziaria che riguarda fatti accaduti a Ischia è rimasta sconosciuta per molto tempo. La denuncia è arrivata solo nel 2016, quando una giovane donna di origine polacca, identificata come Anna Maria, decise di raccontare agli investigatori ciò che le era accaduto ad Ischia. La donna viveva ormai la fase terminale della malattia e scelse di ricostruire quanto accaduto negli anni precedenti. Arrivata in Italia nel 2000 dalla Polonia, aveva inizialmente lavorato sull’isola di Ischia come badante senza contratto. In seguito, grazie alla famiglia presso cui prestava servizio, aveva ottenuto il permesso di soggiorno e un impiego regolare come cameriera in una struttura ricettiva dell’isola. Nel corso del tempo, secondo quanto riferito agli investigatori, la donna avrebbe subito un episodio di violenza avvenuto sull’isola di Ischia. Dopo quell’episodio, avrebbe mantenuto il silenzio per molti anni. Il pubblico ministero ha spiegato in aula che il silenzio della donna sarebbe stato legato anche alla situazione di vulnerabilità economica e personale in cui si trovava all’epoca dei fatti.

I VIDEO REGISTRATI PRIMA DI MORIRE

Prima di morire, la donna decise di lasciare una testimonianza diretta della propria vicenda. Insieme al compagno dell’epoca registrò alcuni filmati, nei quali raccontava quanto accaduto sull’isola di Ischia e la sua storia personale. Anna Maria morì il 3 novembre 2017 in ospedale, dopo aver lottato a lungo contro la malattia. Nel corso dell’ultima udienza del processo, celebrato a Napoli ma relativo a fatti avvenuti sull’isola di Ischia, quei filmati sono stati mostrati in aula. Le immagini, proiettate davanti ai giudici della Corte d’Assise di Napoli nell’aula 115 del Palazzo di Giustizia, mostrano la donna ormai molto debilitata dalla malattia mentre ricostruisce i fatti. Il suo racconto rappresenta uno degli elementi centrali dell’impianto accusatorio, essendo la principale testimonianza diretta dei fatti avvenuti a Ischia.

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LE INDAGINI E LA RICOSTRUZIONE DEGLI INQUIRENTI

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La vicenda giudiziaria è stata ricostruita nel dettaglio dagli investigatori anche attraverso un’informativa redatta nel 2022 dal luogotenente dei carabinieri Antonio Amore. Dagli accertamenti sarebbe emerso che tra il 2001 e il 2003, mentre viveva a Ischia, l’imputato avrebbe rivelato alla moglie di essere sieropositivo. Anche la donna risultò poi contagiata. La scoperta della malattia da parte di Anna Maria, invece, sarebbe avvenuta solo molti anni dopo i fatti che la riguardavano. L’intera vicenda è stata ricostruita dal pubblico ministero durante la lunga requisitoria che ha preceduto la richiesta di condanna. Il procedimento giudiziario, avviato per fare luce su una vicenda che avrebbe avuto origine sull’isola di Ischia, è entrato ormai nella fase conclusiva. Quella appena celebrata è stata la penultima udienza del processo. Dopo la requisitoria dell’accusa e le arringhe delle parti, la Corte d’Assise di Napoli dovrà ora ritirarsi in camera di consiglio. La sentenza è attesa entro la fine di marzo. Il caso giudiziario legato ai fatti avvenuti sull’isola di Ischia si inserisce nel quadro di altri procedimenti simili che negli anni scorsi hanno interessato diverse città italiane, tra cui Roma, Messina e Ancona, dove i tribunali hanno emesso condanne definitive comprese tra 16 e 22 anni di reclusione. Secondo i dati più recenti, nel 2024 in Italia sono state registrate 2.379 nuove diagnosi di infezione da Hiv e 450 nuovi casi di Aids. Una quota significativa delle diagnosi continua a essere effettuata in fase tardiva.

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