Chiesto il processo per la morte di Sara
Il sostituto procuratore Capasso ha chiesto il rinvio a giudizio per Francesco Rando, uno degli indagati nel procedimento scaturito dalla morte di Sara Castigliola, deceduta il 30 ottobre 2021 all’ospedale Rizzoli dopo aver partorito la prima figlia. Ecco l’atto d’accusa, ora deciderà il gip

Potrebbe non essere ancora chiusa – anzi, potrebbe essere davanti a una svolta – la vicenda giudiziaria legata alla morte di Sara Castigliola, la giovane donna che morì all’ospedale Rizzoli di Lacco Ameno nel 2021 dopo aver dato alla luce la sua prima figlia. Il pubblico ministero Ciro Capasso ha infatti chiesto il rinvio a giudizio per Francesco Rando, uno degli indagati in questo delicato e complesso procedimento penale. Il sostituto procuratore di fatto ha chiesto “l’emissione del decreto che dispone il giudizio nei confronti dell’imputato per i reati sopraindicati. Manda alla Segreteria per gli adempimenti di competenza ed in particolare per la trasmissione, unitamente alla presente richiesta, del fascicolo contenente la notizia di reato, la documentazione relativa alle indagini espletate e i verbali degli atti eventualmente compiuti davanti al Giudice per le Indagini Preliminari”. Il reato contestato è quello previsto e punito dagli articoli 40 cpv., 41, 589 e 590-sexies, comma 1 del codice penale ossia omicidio colposo commesso in ambito sanitario.
Nella motivazione la contestazione viene così motivata: “Perché, nella qualità di medico ostetrico ginecologo in servizio presso l’Ospedale Rizzoli di Lacco Ameno, per colpa consistita in negligenza, imprudenza ed imperizia, ed in particolare nella violazione delle linee guida e delle buone pratiche clinico-assistenziali vigenti in materia, in occasione del ricovero presso la predetta struttura della paziente Castigliola Sara (nata a Lacco Ameno il 18.11.1989), gravida alla 40esima settimana di gestazione con rottura eccentrica delle membrane, il cui decorso gestazionale si era presentato senza eventi di rilievo, né la paziente aveva particolari fattori di rischio (se non moderato sovrappeso), e pertanto il conseguente parto poteva essere adeguatamente eseguito presso il Centro di I livello ischitano, con le condotte di seguito meglio descritte: non tempestivamente diagnosticando, durante il travaglio di parto, la tachisistolia della paziente e non provvedendo alla sua correzione; in occasione dell’operazione chirurgica di taglio cesareo a cui la paziente veniva sottoposta in via di massima urgenza, non osservando e riconoscendo il distacco della placenta conseguente alla suddetta tachisistolia; non evidenziando e quindi segnalando ai colleghi l’intervenuto distacco della placenta, nel corso del secondo intervento chirurgico a cui veniva sottoposta la paziente a causa di un peggioramento delle sue condizioni (nello specifico per atonia); non effettuando, unitamente agli altri sanitari intervenuti (per i quali si procede separatamente), un completo ed approfondito screening prodromico al secondo intervento chirurgico della coagulazione della paziente; non effettuando, durante il secondo intervento chirurgico, unitamente agli altri sanitari intervenuti (per i quali si procede separatamente), una serie di emogasanalisi per verificare la presenza di acidosi”.


Secondo questa ricostruzione, il pm Capasso sostiene che Rando con la sua condotta “cagionava la morte di Castigliola Sara, riconducibile a profonda acidosi metabolica dovuta alla Coagulazione Intravasale Disseminata (CID), a sua volta causata da un distacco della placenta, generatosi a causa di una tachisistolia. Invero, la donna – per la gravità e la rapidità della coagulopatia instauratasi a seguito del distacco della placenta, misconosciuto e non osservato al tavolo operatorio nel primo intervento chirurgico di taglio cesareo a cui era stata sottoposta – veniva dapprima sottoposta ad un secondo intervento chirurgico con finalità conservativa, ossia volto a ridurre la perdita ematica in corso entro valori non pericolosi quoad vitam (intervento che, nondimeno, non si rivelava sufficiente ad arrestare l’evoluzione peggiorativa delle sue condizioni di salute), e successivamente veniva trasportata al Reparto di Rianimazione del predetto nosocomio, ove decedeva a causa di fibrillazione ventricolare resistente alle manovre salvifiche”. A far scattare l’indagine fu la denuncia querela di William Alberto Gomez Hereida, marito di Sara Castigliola, cui si accompagnarono l’informativa ed una serie di allegati della stazione dei carabinieri di Casamicciola Terme, una consulenza tecnica collegiale e gli atti dell’incidente probatorio. A seguito della tragedia furono iscritti nel registro degli indagati anche Domenico Loffredo, Mariantonia Galano, Silvia Galletti, Marcella Marino e Roberto Buonanno, nei cui confronti si procedeva parimenti per i reati di omicidio colposo e responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario. Le loro posizioni sono state archiviate, così come era accaduto in prima battuta prima che ad opporsi fosse il legale dei familiari della vittima, l’avvocato Francesco Pero, che non a caso aveva lanciato il suo atto d’accusa proprio nei confronti di Rando, ritenuto reo a suo dire di aver riportato il falso nella cartella clinica o di aver commesso una serie di omissioni nella redazione degli atti. Adesso toccherà al gip decidere se lo stesso Rando dovrà essere processato, come richiesto dalla pubblica accusa.





