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Cibo, tradizioni, radici: i ragazzi dell’Indiana University studiano Ischia vivendola

Di Isabella Puca

BARANO – Sono stati ospiti della nostra isola nei giorni scorsi restando piacevolmente colpiti e a tratti sorpresi della biodiversità culturale presente. Parliamo di un gruppo di studenti provenienti dall’Indiana University, università pubblica americana che conta circa 60 mila iscritti, quanti sono gli abitanti dell’intera isola. Sono stati loro i protagonisti di un viaggio di istruzione alla ricerca delle tradizione dei percorsi tradizionali dei cibi in Campania. Da Sorrento, dove hanno studiato il pergolato del limone sorrentino che si ottiene attraverso una tecnica di coltivazione davvero particolare, sono partiti alla volta di Ischia per studiare il vulcanesimo secondario.13312836_10209023571216757_7376968888150751574_n La prima volta sull’isola si sono infatti recati al laboratorio del bentos lì alla stazione zoologica Anton Dohrn dove la biologa Cristina Gambi ha tenuto loro una lezione sull’acidificazione del mare. È stato proprio durante quella prima visita che hanno scoperto che Ischia, però, non è solo mare, ma soprattutto terra e hanno deciso così di ritornare sull’isola per imparare qualcosa in più sulle sue radici e sulle tradizioni enogastronomiche . Il loro indirizzo di studio, infatti, è legato all’ antropologia del cibo, del turismo ed eredità culturale. A far loro da Cicerone dei campi è stata l’agronomo Silvia D’Ambra che li ha condotti nel bosco del Cretaio per una vera e propria lezione sulle erbe spontanee. «Abbiamo raccolto insieme le erbe su al Creataio – ci racconta Silvia – che è un vero e proprio patrimonio di biodiversità commestibile. Sono rimasti colpiti di come un terreno vulcanico possa dare cibo e quanto sia fondamentale il legame del cibo con l’ambiente. Ma si sa, se vuoi mangiare pulito è il terreno prima di tutto a dover essere pulito». Dopo questa lezione i ragazzi sono stati condotti in cucina per un’altra lezione su quanto la tradizione del cibo qui a Ischia sia fondamentale. «Naturalmente abbiamo preparato il coniglio, partendo dal modo in cui si taglia. Per noi ischitani il taglio è particolare ed è legato alla storia dei pezzi. Ogni pezzo ha, infatti, un suo significato, le cosce di dietro andavano al patriarca, la schiena ai lavoratori dei campi, e le cosce davanti ai bambini, c’è una sua gerarchia». Tra gli studi dei ragazzi anche quello relativo all’impatto che il consumo di cibo ha sull’ambiente.  13267809_10209023585457113_2713171720107304976_n«Poi, hanno affrontato la storia economica del territorio legata al vino e come, prima del boom turistico, le famiglie sopravvivevano qui a Ischia. Hanno visitato una cantina scavata interamente a mano». Un percorso senza ombra di dubbio interessante che sarebbe bello diventasse materia di studio anche nelle nostre scuole; molti giovani d’oggi, infatti, ignorano del tutto, infatti, la storia del luogo in cui vivono, il terreno nel quale affondano le loro radici. «Sono rimasti molto colpiti, non si aspettavano assolutamente che Ischia fosse tutto questo. Anche raccogliere le erbe in una dimensione ambientale che non sembrava quella di un’isola, trovare una radice così forte nella terra così come il significato antropologico che risiede nel coniglio. Per noi ischitani non è un piatto, ma un pezzo di tradizione. Sono rimasti sorpresi di questa anima dell’isola, dove la tradizione legata al cibo è ancora così forte». Ancora una volta, quindi, Ischia è diventata  un vero e proprio laboratorio di cultura. Questa volta, sono stati addirittura degli studenti americani a studiare le nostre tradizioni e quanto possediamo a livello di biodiversità. In passato è stata invece l’università di scienze gastronomiche di Pollenzo a mandare qui alcuni dei suoi studenti per un viaggio d’istruzione, una tappa che è diventata per loro, ormai, obbligata. Insomma per chi viene dalla terraferma Ischia è un vero e proprio laboratorio di studi e sarebbe ora che anche gli ischitani si rendessero conto del patrimonio di cui dispongono, difendendolo e promuovendolo con tutte le proprie forze.

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