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Ciclone De Siano: «I debiti di Ischia Ambiente? Soldi usati per vincere le elezioni»

DI GAETANO FERRANDINO

Se ne è andata di fatto la metà dei venti giorni che il sindaco d’Ischia Enzo Ferrandino ha a disposizione per risolvere la crisi politica. Sembra prendersela molto comoda, tanto comoda che qualcuno pensa abbia già la soluzione.

«Me lo auguro per lui, anche se non credo che le cose stiano così. La nostra posizione è la stessa di undici giorni fa, quando c’è stato il consiglio comunale: credo di essere stato abbastanza chiaro nel mio intervento, ho apprezzato le parole del sindaco che è stato politicamente corretto. Ha testimoniato che la sua amministrazione non aveva più una maggioranza consiliare per potere andare avanti, non ha nascosto che c’era una crisi in atto e si è rimesso alle forze presenti all’interno del civico consesso. Ripeto, ha fatto un discorso che ho condiviso e mi sono reso artefice di un’apertura: ho invitato Enzo Ferrandino a fare ogni ragionamento di natura politica volando alto, alla luce del sole, creando le condizioni per valutare se esistono i presupposti per gettare le basi per una ripartenza dell’amministrazione con una discontinuità netta rispetto al passato».

Fin qui mi pare di capire che l’appello non è stato recepito…

«Sì, anch’io ho maturato la stessa impressione. Mi limito a prendere atto, anche in base a quanto viene riportato sulla stampa locale, che il sindaco o esponenti della sua ex maggioranza stanno lavorando per trovare una soluzione che io non esito a definire di basso profilo e che non rappresenta qualcosa di valido per il paese».

Parliamoci chiaro: dinanzi a un’apertura delle forze di minoranza, l’impressione è che il sindaco abbia cercato di percorrere una strada che gli consentisse di tenere fuori dall’amministrazione Domenico De Siano, Giosi Ferrandino e Gianluca Trani.

«Ripeto, mi limito ai fatti. Ragionando all’interno del mio schieramento politico ho portato avanti il concetto dell’importanza dell’unità d’intenti sia del nostro gruppo che dell’intera componente di minoranza. Da un anno abbiamo condotto con la componente capeggiata da Gianluca Trani un’opposizione costruttiva e sempre all’unisono. Lo scorso anno abbiamo partecipato a una competizione elettorale e alla coalizione e al candidato sindaco abbiamo riconosciuto la valenza di un programma elettorale sottoposto ai cittadini che hanno inteso premiare l’altro candidato sindaco. Ora loro governano e noi facciamo opposizione, sempre insieme. Uniti eravamo e uniti restiamo, e soprattutto uniti ci presenteremo al cospetto del sindaco se intenderà convocarci in questa seconda decade».

Perdonami, “uniti” significa che quindi Antonio Mazzella non cammina per conto suo?

«Dichiarazioni ufficiali in tal senso non ce ne sono, se poi ci sono dei ragionamenti che qualcuno ufficiosamente sta facendo in maniera personale, beh non ne sono a conoscenza e dunque non posso risponderti ».

Però perdonami se insisto, l’impressione è che prima di scendere a patti con te e Trani, Enzo Ferrandino abbia davvero cercato di percorrere prima altri sentieri, mi pare chiaro.

«Capisco il senso della domanda ed allora ti rispondo con estrema franchezza. Facendo il conto della serva, il sindaco ha delle oggettive difficoltà e quindi è tentato a ragionare in maniera minimale facendo un calcolo squisitamente numerico che lo metta in condizione di recuperare quello che gli occorre per poter governare. Questo, mi sia consentito, è un ragionamento di bassissimo profilo politico, che non serve al paese e non porta da nessuna parte. Io ho invitato pubblicamente Enzo Ferrandino, lo ripeto, a volare alto nell’interesse suo e del paese. Il pallino è nelle sue mani, una cosa è certa: io il mio ruolo lo svolgo in maniera corretta ed alla luce del sole e nelle sedi istituzionali».

Diamo per scontato che Enzo Ferrandino superi questa crisi, perché questo sarà l’epilogo, ma volendo chiedere a Domenico De Siano di vestire i panni del vate, come credi che la supererà?

«Guarda, il sindaco aveva la possibilità, e di questo gliene ho dato atto, di evitare di dimettersi perché – per quanto risicati – aveva i numeri per approvare il bilancio consuntivo, sarebbe finita sette a sei. E’ stato onesto intellettualmente e corretto istituzionalmente: dato a Cesare quel che è di Cesare, rispondo alla domanda spiegando che oggi il dibattito dovrebbe svolgersi in consiglio comunale per fare in modo che nella sede opportuna vengano fuori anche divergenze, diversità e quant’altro tra persone che stanno attualmente in maggioranza, in minoranza o nel mezzo. Altrimenti qui si resta ancorati ai “si dice” e non si risolve mai nulla. A dimostrazione di quanto asserisco, noi aspettiamo i venti giorni poi ci ripromettiamo di chiedere la convocazione di una seduta del consiglio proprio per discutere la delicata situazione che sta vivendo il Comune di Ischia». 

Come giudichi la scissione e la rottura col sindaco del gruppo Vivere Ischia?

«Mi limito al documento del 27 maggio, che è un dato ufficiale. Si tratta di consiglieri che fanno riferimento a Giosi Ferrandino, che attualmente riveste altro ruolo ed altra carica. Ma non è uno scandalo che un gruppo consiliare si riveda nel leader politico, anzi… che ce ne fossero: sarebbe opportuno, perché si fa sintesi. Loro sono stati chiarissimi in quel documento, certificando il fallimento di un’amministrazione a un anno dall’insediamento chiedendo una decisa inversione di rotta. Potevano ribadire la loro posizione in consiglio comunale, spero che quando ne chiederemo la convocazione ci siano anche le loro firme».

Al netto di come si risolverà questa crisi, credi che il sindaco e la sua amministrazione possano avere vita lunga?

«Dipende tutto da lui, ognuno di noi lavora per crearsi la propria prospettiva. Dovrà ergersi a leader, essere bravo a fare sintesi, saper mettere alle spalle il passato ed essere in grado di dire “no”, se necessario, anche al suo gruppo politico».

Come ha cambiato il quadro e gli assetti il documento politico firmato dai tre consiglieri di Ischia Cambia, compreso Antonello Sorrentino?

«E’ un documento che ribadisce l’unità di un gruppo e questo è un fatto positivo. In più, non è stato smentito da nessuno dei tre firmatari e questo è un altro elemento significativo. Ma ripeto, l’importante è che certe posizioni vengano chiarite e ribadite all’interno del consiglio comunale, dove i singoli sono chiamati all’assunzione di responsabilità. Dico questo perché noi siamo abituati a fare politica in maniera diversa rispetto al passato: la crisi, se c’è, va discussa in consiglio, non sui giornali, coi documenti e con le chiacchiere. Si vada nella sede competente a fare tutte le osservazioni del caso».

Prima di tutto sei senatore della Repubblica. Come giudichi il nuovo governo?

«Dico che come Forza Italia abbiamo sottoscritto con la Lega un programma elettorale: nel momento in cui questo governo – di cui la Lega che è un nostro alleato fa parte ed in maniera predominante – porta avanti quei punti programmatici, lo sosteniamo, altrimenti ci regoliamo diversamente. Di fatto noi ad oggi siamo minoranza, e vorrei portare un esempio concreto…».

Prego.

«Martedì si discute in Senato la conversione in legge del decreto sul terremoto. Salvini è stato a far visita alle zone terremotate di Lacco e Casamicciola qualche mese fa, e si è potuto rendere conto da solo di quella che era la situazione. Ha fatto dichiarazioni in tal senso ma a oggi di quelle parole, tese ad alleviare il disagio dei nostri concittadini, c’è zero all’interno del decreto. Si è detto che verrà riproposto alla Camera per una questione tecnica, di pareri: se avviene saremo i primi a sostenere, felici di farlo, l’azione di governo; se tutto questo viceversa non dovesse succedere, saremo i primi con altrettanta franchezza a denunciare le bugie e le attività demagogiche messe in piede da leghisti e grillini».

Salvini, immigrati e dintorni: la tua posizione qual è?

«Risolvere il problema dell’immigrazione era nel nostro programma, Salvini sta facendo bene a farsi sentire dall’Europa lasciando intendere che non può essere soltanto l’Italia a farsi carico di un dramma che attanaglia tante persone».

Ritorniamo a Ischia e chiudiamo con Ischia. Parlavi di politica di bassissimo profilo, ed è chiaro che sentire di consiglieri pronti a fare il salto della quaglia per gestire una società partecipata o soltanto perché viene chiamato un artista alla Festa di Sant’Anna è un qualcosa che quantomeno… imbarazza.

«Consentimi di fare un’osservazione a proposito delle società partecipate. Ho appreso anche dal tuo giornale dei maggiori costi sostenuti da Ischia Ambiente che sono stati riconosciuti con una determina dal responsabile di settore. Parliamo di mezzo milione di euro, non ho difficoltà a dire che se un’operazione del genere l’avessi fatta io, da sindaco, mi arrestavano mentre nessuno si scandalizza che con una semplice determina si faccia un’operazione del genere. Avrebbe dovuto essere discussa in consiglio comunale, ma così non è stato e tutti noi sappiamo che si tratta di un’operazione fatta in campagna elettorale per consentire a quella compagine di vincere le elezioni».

 

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