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Cisi-Evi, la matassa diventa sempre più ingarbugliata

Ieri ancora una volta è saltata l’assemblea, che potrebbe essere “replicata” stavolta in maniera telematica. Ma non è escluso un incontro tra sindaci per provare l’impresa di giungere alla quadratura del cerchio

La questione si sta facendo seria e per giunta maledettamente complicata, e quindi sulla carta ci sarebbe ben poco da scherzare. Se non fosse per questo dettaglio peraltro niente affatto insignificante, si potrebbe affermare senza timore di smentita che si fa prima a costruire una stazione della Metropolitana a Napoli piuttosto che a svolgere un’assemblea in casa Cisi-Evi. Passando dal profano al sacro, anche ieri si è verificata una nuova fumata nera, l’ennesima, che ha prodotto l’ennesimo rinvio: dettato stavolta dall’impossibilità ad essere presente del liquidatore (o amministratore) Lello Montuori. E allora nuovo rinvio a strettissimo giro, quando però molti hanno già preso una serie di impegni: le ultime coordinate parlano di una seduta da svolgersi in via telematica, ma con l’aria che tira da mesi non ci meraviglieremmo in caso di un altro “aborto”, anzi sarebbe a questo punto strano il contrario.

In un quadro di (più o meno) comprensibile incertezza, l’unica cosa che appare certa è che proprio Lello Montuori chiederà il rinvio ribadendo la sua impossibilità a poter approvare il bilancio non avendo ricevuto gli atti di indirizzo dal socio. E poi ci sono i revisori dei conti, volendo analizzare la posizione di tutti i personaggi e gli interpreti di questa sempre più intricata telenovela. Il pool di professionisti dovrà prendere atto del fatto che l’assemblea Evi proprio non riesce a funzionare, perché per la quarta volta non è stata in grado di esprimersi su questioni di fondamentale importanza per la sopravvivenza del soggetto giuridico che si occupa della gestione del servizio idrico e fognario sul territorio isolano. E la conseguenza non potrà che essere una, quella di riferire ai propri interlocutori che il servizio dovrà essere restituito ai Comuni senza causare naturalmente traumi o interruzione dello stesso: la mancata revoca della liquidazione, appare evidente, non potrà garantire una gestione efficiente nel lungo periodo, con tutto quello che ne consegue.

I revisori dei conti potrebbero rimarcare la necessità di dover restituire il servizio idrico e fognario ai Comuni stante l’impossibilità dell’assemblea Evi di funzionare e rendere possibile la revoca della liquidazione. E Giacomo Pascale lancia il monito: «Per me è tempo che l’azienda torni in bonis, mi aspetto decisioni che siano unanimi»

E attenzione, perché nel frattempo non mancano i malumori interni. Mentre le istituzioni studiavano le carte e il bilancio interloquendo con il liquidatore Evi, Pierluca Ghirelli, le carte finivano anche nello Studio Condurro di Napoli. Una mossa questa messa in atto senza che ci fosse l’accordo di tutti i sindaci e senza che alcuni di loro nemmeno lo sapessero. E nonostante all’esterno si cerchi di far trapelare il concetto che tra i nostri amministratori va tutto bene e non ci sono frizioni, le cose non starebbero assolutamente così. Ma il gioco delle parti è tale che nessuno si sbottona e non a caso quando nel tardo pomeriggio di ieri abbiamo raccolto alcune dichiarazioni del sindaco di Lacco Ameno, Giacomo Pascale, sullo stato dell’arte in casa Evi, qualche “indizio” è venuto fuori. Il Barone ha infatti spiegato: «Quello che mi preme capire è se il problema sia di natura tecnico o ha una matrice politica. Nel primo caso è giusto valutare tutti gli aspetti e cercare di sviscerarli nella maniera più profonda e attenta, in un altro caso è evidente che Lacco Ameno con la sua quota (8.32%, ndr) può fare ben poco. Ma siamo di fronte ad un qualcosa che interessa l’intera isola di cui noi siamo chiamati a fare gli interessi ed è chiaro che mi aspetto che le decisioni siano assunte in maniera unanime. Personalmente il mio auspicio è che l’Evi possa uscire dalla liquidazione ed anche in tempi ragionevoli, per poter intraprendere anche una politica di investimenti e sviluppo che non potrà che avere ripercussioni positive». Ecco perché la prossima assemblea potrebbe essere preceduta anche da un incontro tra i sindaci. Sperando che sia quello buono. Nel frattempo, ma lo avrete capito da soli, la matassa resta sempre più ingarbugliata.

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