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Coltellate a Forio, arriva la condanna “light” per Alfredo Manna

Due anni di libertà controllata per Alfredo Manna, colui che nel gennaio 2016 venne inizialmente accusato di tentato omicidio aggravato ai danni di Elio Fiore. Un risultato ottenuto grazie alla strategia difensiva confezionata dall’avvocato Michelangelo Morgera, che per il suo assistito ha chiesto e ottenuto l’applicazione della pena su richiesta, ai sensi dell’articolo 444 del codice di procedura penale, quello che in gergo si definisce patteggiamento. Il dispositivo emesso dal Tribunale lo scorso martedì ha infatti stabilito di applicare la pena finale di un anno di reclusione, da sostituire tuttavia con due anni di libertà controllata, accogliendo alla lettera la richiesta redatta dal noto penalista. Manna potrà così uscire dalla propria abitazione nelle ore diurne, precisamente tra le 7.00 e le 21.00, a patto di far ritorno a casa in quelle notturne.

Al di là delle motivazioni, che verranno depositate entro un mese, la misura applicata è indubbiamente mite: grazie alla scelta dell’avvocato Morgera sono state “disinnescate” eventuali decisioni che, scegliendo il rito ordinario, avrebbero potuto essere ben peggiori per l’imputato. Il giudice ha accolto la proposta della difesa, che in dettaglio aveva chiesto la condanna a un anno, da sostituire ai sensi degli articoli 53 e 56 della legge 689/1981 con la libertà controllata. La pena finale è stata così determinata, «previa riunione dei reati contestati sotto il vincolo della continuazione, nonché concessione delle attenuanti generiche»: va infatti ricordato che il Manna aveva inviato una lettera di scusa a Elio Fiore, colpito al collo con un coltellino, oltre a un assegno di cinquecento euro a titolo di rimborso per le spese mediche sostenute. Tali attenuanti sono state ritenute equivalenti alle aggravanti. Il computo finale è stato poi raggiunto applicando il vincolo della continuazione e la riduzione prevista dal procedimento speciale.

IL FATTO. Alfredo Manna venne arrestato dai Carabinieri la sera del 17 gennaio 2016 per aver inflitto quello stesso pomeriggio alcune coltellate al suo compaesano 52enne Elio Fiore, che cadde a terra perdendo sangue.  I primi a prestare soccorso furono gli operai di un cantiere che lavoravano in un’area non distante da quella dove si consumò il drammatico evento, nella zona di via Giovanni Mazzella: fu subito richiesto l’intervento dell’ambulanza del 118. Sul posto giunsero con un notevole spiegamento di uomini e mezzi i carabinieri della Stazione di Forio e gli uomini della Compagnia di Ischia, guidati dal capitano Andrea Centrella. Immediatamente i militari dell’Arma fecero scattare le indagini individuando subito in Alfredo Manna l’autore materiale dell’accoltellamento. Scattarono le ricerche e lo stesso venne bloccato appunto in serata. Contestualmente, i Carabinieri si recarono anche presso la sua abitazione dove recuperarono e posero sotto sequestro l’arma utilizzata per il gesto folle portato a compimento, un coltello a serramanico con la lama lunga sei centimetri, di cui il giudice ha ora disposto la distruzione.

La vittima fu ricoverata all’Ospedale Anna Rizzoli di Lacco Ameno, e le ferite furono inizialmente giudicate guaribili in 25 giorni. Da parte sua, Manna accusò un malore mentre era nella camera di sicurezza della caserma dei Carabinieri a causa del diabete, circostanza che rese necessario anche il suo ricovero per una notte presso il nosocomio lacchese, per poi essere trasferito nel carcere di Poggioreale. Nella casa circondariale il foriano rimase ben poco, grazie anche alle dichiarazioni rese durante l’udienza di convalida due giorni dopo, quando il Manna si dichiarò disponibile a porgere le proprie scuse e a risarcire il danno alla vittima. In tal modo, il giudice per le indagini preliminari accolse la richiesta dell’avvocato Morgera concedendo gli arresti domiciliari, nonostante il pubblico ministero avesse chiesto la conferma della permanenza nel carcere. Anche tale misura tuttavia fu ben presto revocata, quando l’avvocato Michelangelo Morgera riuscì nell’ulteriore impresa di convincere l’autorità giudiziaria a far cadere il provvedimento restrittivo a carico dell’indagato ancor prima che si discutesse il ricorso presentato presso il Tribunale del Riesame.

Parallelamente, l’imputazione fu derubricata da tentato omicidio a quella di lesioni gravissime, dopo le sommarie informazioni testimoniali rese dai medici dell’ospedale Rizzoli che avevano avuto in cura il paziente finito al nosocomio dopo essere stato colpito con l’arma da taglio dal Manna. Essi confermarono, nonostante i venticinque giorni di prognosi, che il Fiore era stato dimesso dopo quarantott’ore dal momento che le condizioni di salute non erano così drammatiche. Una circostanza, questa, che avvalorò ancora di più la “strada” intrapresa dal noto penalista, che riuscì a ottenere la libertà del suo assistito a meno di un mese dall’arresto. Oggi, con l’applicazione della pena su concorde richiesta delle parti, la strategia difensiva è infine giunta al risultato probabilmente migliore tra quelli ottenibili, visti anche i numerosi precedenti penali a carico dell’imputato, che avrebbero impedito la sospensione della pena.

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Francesco Ferrandino

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