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CRONACA

Come cambia la vita ai tempi del coronavirus – 2 Gianna Galasso: «L’isola? Adesso è più fragile ma forse anche più unita»

L’assessore foriano non ha dubbi: «Questa emergenza ci ha permesso di fare riflessioni e di evidenziare come politiche nazionali prima, locali poi, abbiano sottodimensionato la Sanità pubblica con tagli di cui oggi stiamo pagando le conseguenze. E il Rizzoli è un’icona di scelte e strategie sbagliate…»

Tanto tempo libero. I pensieri che corrono, alcuni verso risvolti positivi, altri verso un futuro nebuloso, ancora poco chiaro. La vita in isolamento non è semplice e nemmeno la condizione speciali di noi isolani, già un po’ abituati a fare a meno di alcune libertà che sono concesse a chi vive sulla terraferma, ci rende pronti ad affrontare questo periodo di quarantena forzata dove tutto si è fermato e un’isola votata all’ospitalità deve ora fare i conti con il proprio isolamento al quadrato e le prospettive per il futuro. Attraverso i pensieri e le testimonianze degli ischitani cerchiamo di capire come l’isolano stia affrontando questo duro e difficile momento, alle prese con un isolamento forzato che costringe a fare i conti con i propri pensieri, paure e prospettive. Gianna Galasso, avvocato e assessore del comune di Forio ci racconta come sta affrontando questo intenso momento di isolamento forzato tra abitudini, riflessioni e prospettive per il futuro.

Come si Svolge la giornata?

«La mia giornata inizia più lentamente, senza sveglia, senza l’ansia di dover correre dietro tutti i vari impegni giornalieri e “il bello” senza neanche sentirsi troppo in colpa per la tranquillità e la serenità con cui svolgo le cose. Poi prosegue svolgendo tutte le attività quotidiane, mi dedico a leggere e ad ascoltare le notizie di cronaca sperando di leggerne ed ascoltare di positive, poi lavoro, telefono, e mi dedico alla famiglia. Ho riscoperto quanto sia bello sedersi a giocare con mio figlio senza pensare a quante altre milioni di cose ci sono da fare».

Come è cambiato il rapporto con la casa?

«Ho riscoperto il piacere di stare a casa perché prima a causa dei tanti impegni non avevo modo di viverla. Sto finalmente facendo tutte le cose che avevo rimandato e trascurato e mi sono accorta di quanto le piccole cose giornaliere ti possano regalare piccole gioie. Un buon libro, una bella serie tv, e soprattutto la possibilità di stare con i miei cari. Mi rendo conto di essere fortunata, perché lì ho tutti vicini e quindi posso vederli, posso solo immaginare quanto sia dura per coloro che sono lontani e che devono restarci, poiché magari sono in quarantena precauzionale e perché solo avvicinandosi ai loro affetti rischiano di metterli in pericolo».

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Come è cambiato il rapporto con l’isola?

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«Credo che ognuno di noi oggi abbia capito ancora di più la particolarità di vivere su un’isola. L’insularità ci rende unici. Ci siamo riscoperti isolati, fragili. Ognuno di noi forse ha raggiunto una maggiore consapevolezza di quanto sia necessario combattere tutti insieme per il nostro diritto alla salute, sia chiedendo a gran voce delle strutture e delle apparecchiature adeguate, sia mettendosi in prima persona con raccolte fondi in favore del nostro Ospedale oppure, semplicemente, per supportare il personale sanitario che vi lavora. L’isola tutta si è riscoperta più fragile ma forse anche più unita. Siamo più consapevoli della bellezza che ci circonda e di quanto siamo fortunati a poterne godere, ed oggi siamo tutti più impazienti di poter essere di nuovo liberi, di goderne, anche con una semplice passeggiata, in spiaggia o in montagna, scorgendo quei panorami meravigliosi che solo la nostra Isola sa regalare».

Come è cambiato il tuo lavoro?

«Ovviamente da avvocato in questo periodo è stato necessario sospendere gli incontri e la ricezione dei clienti però continuo a lavorare mediante telefono e predisponendo atti, scoprendo appieno quello che viene definito “home working”, che ha trasformato il modo di vivere la mia casa, che è diventata anche luogo di lavoro. Per quel che riguarda l’impegno politico, quello invece non si è mai fermato. Ancor più adesso è necessario informare e stare vicino ai nostri concittadini sia telefonicamente che tramite social. Certamente siamo in emergenza, e quindi, si limitano gli spostamenti allo stretto necessario, come ad esempio, per svolgere le giunte. Siamo però in contatto, quotidianamente, sia tra noi che con gli uffici per sopperire nel miglior modo possibile alle emergente giornaliere».

Quali sentimenti animano questo periodo e quali sono pensieri e riflessioni in prospettiva futura?

«Non posso negare che la preoccupazione è tanta, i dati sono allarmanti e l’Italia sta attraversando un periodo davvero buio. Scorro le notizie sperando di leggerne di positive, alla ricerca di quel punto di svolta che un po’ tutti noi stiamo aspettando con impazienza. La paura per le persone care, per il domani e per il futuro si confondono anche con la sensazione di situazione quasi irreale che stiamo vivendo. Spesso, ci siamo ritrovati a guardare film catastrofici, dove un virus misterioso iniziava a contagiare e diffondersi in qualche città che veniva poi isolata delle autorità. Quello che è successo nelle ultime settimane qui da noi, ha catapultato la nostra realtà in quello che abbiamo visto, sempre e solo nei film, facendoci provare sensazioni, stati d’animo che vedevamo provare ai protagonisti di quei film. La nostra realtà è cambiata e sono cambiate anche le nostre percezioni. Se tutti noi sapremo rispettare le disposizioni sacrificando un po’ della nostra libertà personale per il bene comune, riusciremo a superare questo periodo buio in un lasso di tempo breve. Però…».

Però?

«Di sicuro, questa emergenza ci ha permesso di fare riflessioni e di evidenziare come politiche nazionali prima, locali poi, abbiano sottodimensionato la Sanità pubblica con tagli di cui oggi stiamo pagando le conseguenze. Nel nostro caso, l’ospedale Rizzoli con i suoi reparti e più nello specifico, il reparto di terapia intensiva con i suoi pochissimi posti disponibili. Credo inoltre che tutti noi oggi abbiamo capito ancora una volta che la bellezza della vita è fatta di piccole cose, che apprezziamo sempre solo quando le perdiamo. Sono convinta, quindi, che appena tutto questo sarà finito saremo in grado di vivere appieno le nostre vite, ricordandoci dei nostri affetti e di quanto siamo privilegiati a poterne godere ancora. Forse saremo in grado anche di apprezzare maggiormente una semplice passeggiata all’aperto, magari in riva al mare».

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