LE OPINIONI

Il commento Comune unico a Ischia: non è solo un’idea, è una scelta di maturità

Di Antonio Iacono

Parlare di Comune unico a Ischia non significa soltanto discutere di poltrone, giunte e bilanci. Significa guardare l’isola nella sua interezza, riconoscere le contraddizioni tra sei amministrazioni autonome e il territorio reale, e chiedersi se vogliamo continuare a navigare tra frammentazioni che rallentano lo sviluppo o se vogliamo provare a costruire qualcosa di più coerente e duraturo.

Ogni Comune ha la sua storia, la sua identità, le sue rivalità. E queste identità sono preziose, nessuno lo nega. Ma il rischio è che l’ossessione per i confini amministrativi finisca per soffocare la visione: infrastrutture progettate a pezzi, fondi europei che arrivano e non vengono spesi in maniera efficace, protezione civile e gestione ambientale che faticano a coordinarsi. Ischia non è sei isole diverse: è un’unica comunità geografica e sociale che merita di avere strategie comuni e una voce forte verso la Regione e lo Stato.

Il Comune unico non è una panacea. Non eliminerà tutti i problemi, non garantirà miracoli. Ma è una scelta di responsabilità, di coraggio e di lungimiranza. Significa dire ai cittadini che si può pensare al futuro in modo unitario, pianificare infrastrutture senza sovrapposizioni, attrarre investimenti con un progetto credibile e coerente, gestire servizi e turismo con una logica strategica e non frammentata. In un mondo dove le risorse pubbliche sono limitate, l’efficienza non è un lusso: è una necessità.

Il dibattito non può ridursi a chi perde o chi guadagna poltrone. Non si tratta di togliere voce ai Comuni più piccoli, ma di trasformare quella voce in qualcosa di più forte, capace di rappresentare l’intero territorio. Si può immaginare un Comune unico con municipi o consulte locali, mantenendo l’identità dei singoli centri, senza sacrificare il tessuto sociale e culturale. È questa la sfida: conciliare memoria e modernità, radici e prospettive.

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Il vero nodo è politico e culturale: siamo pronti a mettere da parte campanilismi e piccole logiche di potere per pensare a Ischia come a un unico organismo vivo, con responsabilità condivise e orizzonti comuni? Oppure continueremo a inseguire una frammentazione che spesso serve solo a preservare vecchi equilibri, lasciando l’isola a rincorrere le emergenze invece di anticiparle?

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Il Comune unico non è un esperimento astratto. È una scelta di maturità, una decisione che misura la capacità dei cittadini e dei loro rappresentanti di pensare oltre l’immediato e oltre i confini di un municipio. È una sfida per chi crede che Ischia possa essere più efficiente, più sicura, più competitiva e più forte. Non una miniesca da discutere tra le mura del municipio, ma un’occasione di futuro.

Ischia può restare sei Comuni separati o può scegliere di essere un’unica comunità capace di governarsi con visione, equilibrio e lungimiranza. La decisione non appartiene solo ai politici: appartiene a chi abita l’isola, la vive e la ama. E forse, un giorno, il Comune unico non sarà più un dibattito, ma la risposta naturale alla domanda che da decenni i cittadini si pongono: vogliamo davvero pensare al futuro dell’isola o ci accontentiamo di gestirne il presente frammentato?

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