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COMUNI ISOLANI INERTI SUL TEMA DEI TERRENI INCOLTI. LA COLPA E’ DELLA REGIONE CHE LEGIFERA MALE!

DI FRANCO BORGOGNA

A settembre si svolgerà l’undicesima edizione di “Andar per cantine”, organizzata dalla Pro Loco Panza, presieduta dall’amico Leonardo Polito. La trasmissione televisiva Linea Verde ha mostrato all’Italia come la benemerita famiglia Mattera fa rivivere gli orti  nel terreno del Castello Aragonese, ritornando all’autosufficienza alimentare del maniero, come da antica tradizione. Addirittura, al  Corbaro Park, a Forio, si riprende l’allevamento delle capre, per ricavarne un ottimo e salutare formaggio. Un vino ischitano, Vigna del Lume, ottiene un importante riconoscimento nazionale. Il vinificatore Andrea D’Ambra è Presidente provinciale della Coldiretti. A Forio, nella tenuta Chignole, Franco Iacono fa la vendemmia notturna e ben 100 persone vanno allegramente in ausilio, tra raccolta e pane e pomodoro. Casa D’Ambra, con Sara e Marina, organizza visite per la vendemmia a fine settembre, nelle vigne “Mille anni” e “Frassitelli”. Alcuni alberghi hanno ricavato degli spazi esterni per coltivare, in proprio, verdura ed anche frutta da proporre ai tavoli dei clienti. Alcuni Supermercati ( per esempio Superchiocca e Conad di Barano) coltivano, in propri  terreni, frutta ed ortaggi da vendere nelle loro strutture commerciali. Sono segnali di una svolta? Ovviamente non di un ritorno al passato, ma di un gioioso e riconciliato rapporto con la terra, di un ammodernamento della più antica forma di economia, vista come corollario essenziale del turismo. C’ è la svolta? Può darsi. Ma perché ciò avvenga e si realizzi nel migliore dei modi è essenziale che ci sia una cornice legislativa, entro cui muoversi con efficacia e speditezza.

Si sa che uno degli ostacoli maggiori all’espansione dell’attività agricola nell’isola d’Ischia è l’estrema parcellizzazione  dei terreni. Così come è difficile il transito e il trasporto interpoderale. La conseguenza è, quasi sempre, l’abbandono e l’incoltura di detti terreni. Dunque occorreva una legge per il recupero dei terreni incolti e/o abbandonati, con la possibilità – nella riassegnazione – di raggruppare appezzamenti troppo piccoli. Senonché, è avvenuto che la Regione Campania ha legiferato sì, con la Legge n.10 del 3 agosto 2013, in attuazione della Legge Quadro Nazionale 4 agosto 1978 n.440 e ha integrato e modificato la L.R. con la successiva Legge Regionale n.21 del 13 giugno 2016. Ma ha legiferato male, a differenza di altre Regioni italiane. Dov’è la differenza? Presto detto: la legge campana accentra su di sé tutti i poteri, nella fase di individuazione e censimento dei terreni incolti e abbandonati, esautorando da ogni compito i Comuni, dal che ne scaturisce un disinteressamento delle nostre 6 amministrazioni comunali. Dimostriamo, di seguito, la nostra tesi, mettendo a confronto la Legge Regionale della Campania con le leggi di alcune altre Regioni ( non le citiamo tutte per ragioni di spazio) al fine di evidenziare la sostanziale differenza della nostra legge con quelle del resto d’Italia. Recita l’art. 2 della L.R. Campania n.10 del 3/8/2013:  “La Giunta regionale, entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, avvalendosi delle competenti strutture regionali, censisce tutti i beni di proprietà della Regione e degli enti ed organismi di cui all’art. 5 della Legge regionale 30 aprile 2002 n.7…che presentano le caratteristiche di vocazione all’attività agricola”. La Regione Abruzzo, invece, all’art. 4 comma 1 della L.R.  8/10/2015 n.26, recita: “I Comuni o le loro Unioni, entro 180 giorni dall’entrata in vigore del Regolamento di cui all’art. 5, effettuano il censimento dei terreni abbandonati o incolti e fabbricati rurali presenti nel proprio territorio e lo trasmettono al Dipartimento Politiche Agricole, al fine dell’inserimento degli stessi nella Banca della Terra “ Al comma 2 prevede: “Decorso inutilmente tale termine, l’Ufficio competente del Dipartimento Politiche Agricole, provvede direttamente a tale censimento, previa comunicazione agli Enti competenti”. Ecco la differenza sostanziale tra Campania ed Abruzzo. La nostra Regione assume subito su di sé il compito del censimento , scavalcando i Comuni, l’Abruzzo lo fa solo nell’ipotesi di inerzia dei Comuni. Ma c’è di più, la Regione Abruzzo, all’art. 5, comma 2, aggiunge: ”Qualora i beni abbandonati o incolti, inseriti nella Banca della Terra, non siano oggetto di richieste di utilizzo o coltivazione, il Comune ha facoltà di provvedere direttamente agli interventi necessari ai fini della tutela degli interessi di cui all’art.1. In tal caso il Comune provvede al recupero delle spese secondo i criteri stabiliti dal regolamento. Insomma non occorre un esperto di diritto per capire la profonda differenza tra le due leggi e quanto  la Campania abbia mancato di rispetto per le autonomie locali.

Stesso discorso possiamo fare per il Molise che, con la L.R. n.16 del 5/11/2016, stabilisce, all’art. 3 del Regolamento: “I beni censiti dai Comuni e dagli altri enti locali..dovranno essere comunicati all’ARSARP ( Ufficio regionale n.d.r.)  che provvederà, unitamente a quelli di sua competenza, ad inserirli nell’elenco..” Andiamo alla Basilicata che, all’art. 4 della Legge 14/12/2017 n.36, così recita: “ I Comuni comunicano il censimento dei terreni abbandonati o incolti presenti nel proprio territorio, ai fini del censimento nella Banca Regionale della Terra Lucana…”. Identico discorso anche per la Puglia, intervenuta con Legge 29/5/2017 n.15 di modifica alla L. 20/5/2014 n.26. All’art. 4 di suddetta legge è previsto:  “I Comuni, entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore del Regolamento..,con cadenza annuale, pubblicano, tramite il proprio sito web istituzionale, affissione nell’albo pretorio e altre forme di comunicazione istituzionale, un avviso finalizzato ad acquisire la disponibilità, da parte dei privati proprietari o aventi titolo, a iscrivere i propri terreni incolti o abbandonati nella Banca della Terra di Puglia”. Entro il 30/9 i Comuni pugliesi aggiornano la Regione su eventuali modifiche dell’elenco.

I Comuni campani, attraverso magari l’ANCI o anche l’ANCIM o il GAL, bene avrebbero fatto ad impugnare la legge regionale campana per manifesta lesione dei diritti degli enti locali. Può fare ancora molto Maria Grazia Di Scala, consigliera regionale influente ancorché di minoranza. Può proporre una sostanziale modifica alla legge, che restituisca un ruolo attivo ai Comuni e renda efficace la legge sul recupero dei terreni incolti e/o abbandonati. Ci contiamo!

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