Con l’arrivo dei mesi freddi riecco lo storico braciere, vecchio simbolo casareccio di un’isola d’altri tempi
Sapersi abbandonare ai valori delle vecchie usanze e intramontabili tradizioni -Delle cose semplci, utili e belle del passato: quando nell’immediato dopo guerra ed anche prima del secondo confitto mondiale, giungevano quasi in contemporanea intorno alle nove del mattino nel porto d’Ischia ed al pontile di legno ad Ischia Ponte le due vecchie motobarche, la “ Scarola” e il “Salvatore Padre” provenienti, la prima dal porto di Torre Annunziata e la seconda da Pozzuoli, cariche di carbone - I carbonai a Ischia non sono stati in molti. Due o tre per comune per servire una popolazione nel suo fabbisogno domestico
Noi ischitani siamo pazienti e spesso ci affidiamo alle nostre preziose tradizioni. Per questo, torna alle vecchie abitudini chi non possiede tutte, o almeno quelle necessarie, le comodità moderne che gli rendono l’esistenza più facile da vivere. Dalle parti di Serrara Fontana, Buonopane, Testaccio, Succhivo, il Ciglio ed altre località dell’entroterra e montane c’ è chi fa ancora uso del carbone, delle carbonelle e del vecchio e tradizionale braciere dal momento che si è ripresentsto il Generale Inverno a portare il vero freddo che…mancava. Per certi “paesani” il braciere ed un asciuttapanni valgono più di un impianto di riscaldamento a gasolio o a metano e di una stufa moderna. Valli a convincere…Ma in fondo tanti torti non avrebbero, specie se vengono fatti i conti in tasca.
La nostalgia delle cose belle del passato a volte torna, E quando lo fa ti strugge e ti fa vedere tutto diversamente. Quando nell’immediato dopo guerra ed anche prima del secondo confitto mondiale, giungevano quasi in contemporanea intorno alle nove del mattino nel porto d’Ischia ed al pontile di legno ad Ischia Ponte le due vecchie motobarche, la “ Scarola” e il “Salvatore Padre” provenienti, la prima dal porto di Torre Annunziata e la seconda da Pozzuoli, cariche di carbone, nei due centri, già animati dal vociare e dal via vai di donne e uomini, chi diretti al mercato per la spesa quotidiana e chi al posto di lavoro, si inscenava una piccola e simpatica festa. Una festa di paese sicuramente, ma tanto improvvisata quanto ricca di buoni sentimenti. Due personaggi del popolo, per l’attesa circostanza, abilitati a farlo, scendevano in piazza, per le strade principali e per i vicoli per annunciare l’ arrivo della barca e la vendita del prezioso prodotto al peso di un kilogrammo ed oltre, sia al Ponte che al Porto per chiunque ne avesse di bisogno. In realtà si trattava di due “banditori” con licenza di ricoprire quel ruolo. Tore ‘e Carretta a Ischia Ponte e Saturino a Porto d’Ischia, con voce tuonante e prolungata annunciavano al popolo, l’atteso “evento” che in pratica, permetteva di rifornire case, aziende, comunità di pescatori, cantieri navali, contadini che producevano il vino cotto e quanti altri ancora dipendevano per la vita, dall’uso di quel prezioso prodotto nero che fra l’altro sporcava anche. La festa, ignari di quanto accadeva, la facevano i bambini che seguivano divertiti i due banditori, come se ciascuno di essi fosse l’allegro uomo del Flauto Magico. Il carbone a quei tempi ed anche molto prima, era un prodotto necessario per il focolare domestico degli ischitani.
Col carbone si accendeva il fuoco resistente per cucinare ventilato con utili ventagli di legno sottile o di canapa dura, per riscaldare la casa, attraverso la funzione di un apposito braciere, divenuto subito oggetto utilissimo e di arredo per ogni abitazione. Col carbone inoltre si accendevano grossi fuochi sotto altrettanti grossi pentoloni sistemati sulle spiaggie per la tintura delle reti dei pescatori, per la tradizionale “culata” che consisteva nel mettere a mollo caldo la biancheria di casa (lenzuola, federe, asciugamani, camice da notte) rigorosamente di lino pesante ricoperti in superficie da uno strato di cenere chiamata col linguaggio popolare “cernitura” . Col carbone del tipo carbon fossile, in fine lavoravano sull’isola le botteghe dei fabbroferrai per piegare il ferro sulla fiamma rovente per costruire ferriere per balconi e cancelli. I carbonai a Ischia non sono stati in molti. Due o tre per Comune per servire una popolazione nel suo fabbisogno domestico. A Ischia Ponte con proprie botteghe lungo il Corso hanno fatto la storia di questo mestiere negli anni ’50 Gilda (Gildarella) Di Meglio-Cortese e un simpatico personaggio conosciuto col nome di Palluottolo al secolo Vincenzo Lauro, con un mezzo sigaro spento abitualmente fra le labbra. A Porto d’Ischia, proprio lungo via Porto, si ricordano le bottghe-depositi di Mancinelli, il quale insieme ai colleghi degli altri comuni dell’isola, si riforniva direttamente dai barconi quando questi, oltre alle motobarche “Scarola” e “Colomba”, giungevano nel porto di Ischia da Torre Annunziata e da Torregaveta.
Fotoricerca di Giovan Giuseppe Lubrano Fotoreporter
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